14 Aprile 2021

Crudelizia: la vera storia di Silvio Berlusconi, il Cavaliere rossonero con simpatie nerazzurre

Le più lette

NibionnOggiono-Real Calepina Serie D: Valois sgambetta Commisso, Carminati torna alla vittoria

Dopo cinque sconfitte consecutive la Real Calepina ritrova i tre punti in casa del NibionnOggiono. Alla formazione bergamasca basta...

La Biellese, innesto fuoriquota: arriva Samuel Di Sparti

Ultimi botti prima dello stop al mercato. La Biellese di Alberto Rizzo continua a rafforzarsi sul fronte giovani, assicurandosi...

Atletico Castegnato-Mapello Eccellenza: a Preti basta Valente, Ceribelli esce a testa alta

L'Atletico Castegnato inizia nel migliore dei modi al sua avventura in campionato imponendosi per 1-0 sul Mapello. La partita...
Tiziano Crudeli
Tiziano Crudeli
Direttore Editoriale, opinionista, tifoso appassionato del Milan, esperto di calcio a tutto tondo, dalle giovanili alla massima serie

In una recente intervista al “Il Corriere della Sera”, Silvio Berlusconi parlando anche dello stadio San Siro ha detto: «È anche il luogo dove da bambino, tenuto per mano da mio padre, andavo trepidante la domenica a soffrire, a piangere o a esultare con lui per il “nostro” Milan». Silvio era di famiglia rossonera e aveva sempre tifato il Diavolo. Aveva anche dichiarato: «Il Milan ce l’ho nel sangue e per me è sacro». Berlusconi racconta cosa il Milan significava davvero per lui. «Per me è stato un sogno divenuto realtà, entrare qui dentro, arrivare a Milanello la prima volta da presidente del club. Un sogno che avevo vissuto insieme a mio padre. Tante volte eravamo andati alla stadio, magari avevamo perso e io mi mettevo a piangere. Ma lui mi consolava dicendo: “Vedrai la prossima volta cela faremo. Bisogna continua a voler vincere”». Nel rammentare quel passato lontano, e le vissute intense giovanili emozioni calcistiche, all’improvviso Berlusconi diventa nostalgico. «Parlare del Milan mi ricorda l’infanzia, mi ricorda mio padre. Ne parlavano quasi ogni sera quando lui tornava dal lavoro. Quando mi chiedeva della scuola e dei compiti, io cercavo subito di indirizzare la conversazione sul Milan. A quell’epoca non vinceva mai niente. Ma in qualche modo mi proiettava in quella squadra. Mi identificavo nei singoli calciatori. Fantasticavo». Addirittura una figurina di Silvio adolescente ritratto in maglia rossonera nel giorno di un provino. Sulla “presunta” spiccata simpatia per l’Inter Berlusconi ha detto: «Mi sono trovato senza volerlo a tifare per l’Inter, sono uno che ama molto la sua città. Naturalmente il cuore nel derby è milanista. È una milanesità che mi è venuta naturale». C’è chi dice che le prime mosse per acquistare una squadra calcistica milanese fossero rivolte ai nerazzurri, che però non erano in vendita. Circa le intenzioni di Berlusconi di acquistare l’Inter si raccontano diverse ipotesi. Berlusconi da esperto e navigato uomo di marketing e comunicazione capì che il binomio con una squadra di calcio poteva funzionare benissimo, e per queste ragioni, indipendentemente dalle sue simpatie calcistiche, provò ad acquistare l’Inter. Si diceva anche che le ragioni fossero anche di carattere pubblicitario. Per qualche anno il simbolo dei nerazzurri era il “Biscione”. Guarda caso il simbolo anche di Canale 5 che in quegli anni si stava facendo conoscere anche grazie al famoso slogan pubblicitario che andava in onda sui canali Mediaset. «Corri a casa in tutta fretta, c’è il Biscione che ti aspetta». Secondo quanto riportato nel libro “Peppino Prisco una penna due colori” del 2011 già all’inizio degli anni ’70 fece un primo tentativo per acquistare l’Inter. Secondo altre accreditate voci i principali motivi che avevano suggerito a Berlusconi di acquistare l’Inter è la profezia di un chiaroveggente di sua fiducia, tale Moro, che gli aveva sentenziato: «Non comprare il Milan che ti porterà sfortuna». Il Milan a quei tempi portava iella, guai ad acquistarlo. Quindi a causa della profezia decise di puntare sull’Inter. Durante una riunione per il Mundialito, Berlusconi domandò a Sandro Mazzola: «Mazzola, può chiedere a Fraizzoli se è disposto a vendermi l’Inter?». Fraizzoli non disse di no. Berlusconi insieme al suo fido collaboratore Dotti andò a parlare con Fraizzoli, successore di Angelo Moratti. Fu accolto nell’ufficio di Via Carducci. Fraizzoli tentennò, anche l’Inter era a digiuno di successi. L’operazione era economicamente vantaggiosa ma Fraizzoli non se la sentì di cedere la società ad un noto milanista. Quattro anni dopo Silvio Berlusconi prese il Milan. Si arrivò addirittura sul punto della rinuncia ma poi Berlusconi stracciò la missiva con la quale declinava l’intenzione e definì l’acquisto. Tra i suoi stretti collaboratori abbondavano dirigenti di altre fedi calcistiche: Dotti tifoso interista, Galliani tifava per la Juventus, Michele Persechini, il cuoco di fiducia di Berlusconi, era di provata fede nerazzurra, così come l’autista personale, Nino. Addirittura si diceva che il fratello Paolo Berlusconi fosse fin dall’infanzia nerazzurro, e che tuttavia per amore del quieto vivere familiare si era affrettato a seguire l’esempio di Galliani e aveva cambiato casacca. Berlusconi ad un passo dall’Inter, comunque anche se così fosse, non importa. Questi trent’anni hanno forgiato una nuova identità rossonera che dipende solo da Berlusconi che non è solo milanista, lui è il Milan. Berlusconi a margine di un evento legato al Monza, oggi di sua proprietà, ha ribadito: «Il mio cuore è milanista e rimarrà sempre milanista, ma se vedevo l’Inter senza partecipare all’emozione, ora quando è in campo, da milanese tengo, per l’Inter. Nel derby comunque farò il tifo per il Milan». Berlusconi: «Quando nel 1986 mi proposero di comprare il Milan pensai subito a mio padre, e mi decisi. Comprai il Milan anche per questo, benché allora fosse un club mediocre che veniva da due retrocessioni e da una lunga serie di risultati negativi». L’altra grande alter-ego di Berlusconi, Fedele Confalonieri, racconta di aver discusso con lui del possibile acquisto anche in precedenza: «Io e Silvio facevamo il tifo per il Milan fin da bambini. Andavamo spesso allo stadio insieme soprattutto con suo padre che era un grande tifoso. La prima volta che Berlusconi pensò di fare un’offerta per comprare la squadra era alla fine degli anni settanta. Anche allora il Milan era un po’ un disastro, e il suo capitano, Gianni Rivera, non aveva simpatia per Berlusconi e si era messo in mezzo per bloccare l’affare. Insomma, un presidente come Berlusconi può essere ingombrante: se arriva, comanda lui…» sentenzia Confalonieri. E poi prosegue: «Nei primi anni Ottanta il Milan continuava ad essere un disastro, siamo andati due volte in Serie B, uno per lo scandalo scommesse, un’altra per il risultati sul campo. Una catastrofe. Così quando nell’autunno del 1985 si tornò a parlare del Milan, in molti eravamo contrari all’idea. Ricordo che anche Galliani aveva dei dubbi. E Galliani era uno esperto di calcio, era stato vicepresidente del Monza. Diceva che i conti non erano chiari. Avevamo paura che dopo l’acquisizione avremmo scoperto debiti nascosti o altre spiacevoli sorprese finanziarie. Ma Berlusconi era determinato. Voleva comprare il Milan, secondo me proprio per la profonda passione che lo legava ai rossoneri». E così anche il saggio Confalonieri finì per cedere alla passione. «Chi non è tifoso non può capire che rapporto c’è con una squadra. Scomodare la religione non è un cosa blasfema: tenere una squadra è qualcosa che dura tutta la vita, che cambia anche la vita, con le vittorie e le sconfitte. Quindi devo confessare che divenni il più forte sostenitore dell’acquisto, anche perché ero sicuro che Berlusconi avrebbe cambiato il Milan, l’avrebbe portato a livelli dove poi è arrivato e così avrebbe dimostrato una volta di più di essere quel grande imprenditore che era. Comunque, al momento di decidere Galliani era perplesso, Berlusconi ci pensa, ci pensa…». Il momento cruciale fu alla fine del 1985, tra Natale e Capodanno. Racconta Galliani: «Eravamo insieme nella casa di St Moritz. Era la casa appartenuta allo Scià di Persia, e fu lì che Berlusconi prese la decisione. Io glielo sconsigliavo, perché sapevo quali spese comporta la proprietà di un club. Così gli dissi che era una bellissima idea ma che gli sarebbe costata un mare di soldi. Berlusconi non mi rispose. Prendemmo il Jet privato da St Moritz a Milano solo noi tre: io, lui, Confalonieri. Il presidente restò in silenzio tutto il tempo. Poi mentre stavamo per atterrare all’aeroporto di Linate si mise a parlare. Per tutto il viaggio aveva ripensato al mio consiglio di stare molto attento o magari all’entusiasmo del suo amico di gioventù Fedele Confalonieri, che a quel punto era favorevole all’acquisto, e proprio mentre stavamo atterrando,quando l’aereo ancora stava rullando sulla pista, Berlusconi ci annunciò la sua decisione: “Andiamo a prendere il Milan”». Berlusconi mise subito all’opera i suoi uomini per concludere la transazione. La società rossonera era fortemente indebitata, una perquisizione della Federcalcio aveva rivelato irregolarità amministrative e la Guardia di Finanza aveva denunciato che la società non versava l’IRPEF da alcuni mesi. Il fallimento incombeva. Farina, allora, decise di vendere a Berlusconi. La firma arriva il 20 febbraio 1986. Con l’avvento di Berlusconi il Milan tornava a livelli di eccellenza e di tranquillità economica. Un giorno memorabile che ha segnato una svolta. Come se non bastasse, sempre il 20 febbraio, Berlusconi, Galliani e Confalonieri salirono sul Jet privato e volarono da Milano a Parigi, per partecipare al lancio della prima televisione privata commerciale francese, la Cinq. «È un giorno – dice Galliani – che non dimenticherò mai. Andammo a Parigi per la prima trasmissione del nostro canale francese. Era il primo network commerciale in Francia. Un giorno straordinario che cominciò con l’acquisto del Milan e finì con Berlusconi alla conquista della Francia. Quella sera festeggiammo al Jules Verne, il ristorante sulla Torre Eiffel con molto champagne e un Bordeaux Mouton Rothschild veramente indimenticabile». Il 24 marzo 1986 Berlusconi diventa ufficialmente il 21esimo presidente della storia del Milan. Il magnate dell’edilizia divenuto titolare di un impero televisivo ora proprietario anche dell’Associazione Calcio Milan, entrata a far parte del Gruppo Fininvest. Quello che a Berlusconi mancava era un debutto spettacolare nel mondo del calcio. «Io ero un uomo di spettacolo, di televisione – dice Berlusconi – quindi pensai che ci volesse qualcosa di insolito, di clamoroso, qualcosa che facesse notizia, qualcosa di diverso. Quando decisi di presentare la squadra all’Arena di Milano, mi venne in mente quella scena di Apocalypse Now in cui gli elicotteri piombano dall’alto. Così ci venne in mente di fare uscire i calciatori elegantissimi nella loro nuova divisa, dagli elicotteri, salutando la folla, mentre avrei fatto un discorso sull’orgoglio che provavo. Galliani ricorda bene quel momento “wagneriano”, i tre elicotteri in volo sullo stadio mentre gli altoparlanti sparavano le note tempestose della Cavalcata delle Valchirie. «Volevamo impressionare il pubblico – dice Galliani – con qualcosa di grandioso. Così Berlusconi atterra centro del campo e dagli elicotteri scese l’intera squadra. L’Arena era piena di tifosi, quasi diecimila persone. Quello spettacolo audace e pianificato con cura fu quasi rovinato dal temporale estivo che imperversò su Milano la mattina di quel 18 luglio 1986. L’acquazzone fu violentissimo e i tifosi milanisti erano fradici. Ma non ci fecero caso, intenti com’erano ad applaudire i loro idoli che scendevano dagli elicotteri. Il Milan di Berlusconi era arrivato nel cuore di Milano, nell’antico stadio di epoca napoleonica non lontano dal Castello Sforzesco. Nello Spettacolo di Apocalypse Now c’era un robusto tocco di Canale 5 o La Cinq, lo sfarzo esagerato e nel ruolo di protagonista il nuovo proprietario della squadra, il nuovo astro dell’imprenditoria italiana, “l’esimio Cavaliere rossonero” Silvio Berlusconi, nato e cresciuto con l’amore smisurato per “il suo” Milan. Se gli impegni professionali nel corso della sua esistenza lo hanno poi portato in altri più onerosi contesti non vuol dire che il legame affettivo calcistico non sia più quello della prima ora. D’altronde un politico di successo non deve essere etichettato come irriducibile sostenitore di una sola squadra perché gli avversari anche della sua città gli sarebbero andati contro. L’impronta che ha lasciato alla sua squadra del cuore rimarrà indelebile. Le sue dichiarazioni: «Con mio padre andavo pure a vedere l’Inter. E lo confesso ho fatto il tifo anche per l’Inter». In ogni caso la scelta definitiva è stata dettata anche dalla prevalenza del sentimento che lo legava al Milan col quale ha gioito spesso anche pubblicamente per gli straordinari successi ottenuti nella sua era rossonera da lui fortemente caratterizzata. E d’altronde anche gli amici, con i quali ha condiviso gli anni di gioventù, hanno confermato la sua fede calcistica rossonera. Il resto sono dicerie che lasciano il tempo che trovano. Contano i fatti.


Edicola Digitale

Altri dall'autore

Altri Articoli

nativery.com, 601bdb002ee3c4075ca20115, DIRECT appnexus.com, 11707, RESELLER, f5ab79cb980f11d1 google.com, pub-4529259506427490, DIRECT, f08c47fec0942fa0