16 Maggio 2021

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Tiziano Crudeli
Tiziano Crudeli
Direttore Editoriale, opinionista, tifoso appassionato del Milan, esperto di calcio a tutto tondo, dalle giovanili alla massima serie

All’inizio della stagione l’Inter di Antonio Conte era reduce da un anno con un secondo posto in campionato, ad 1 punto dalla Juventus, e da una finale in Europa League persa 2-3 col Valencia. L’obiettivo era il definitivo salto di qualità col dominio del gioco e il possesso palla. Gli acquisti avrebbero dovuto rinforzare l’organico per renderlo più competitivo con pressing alto e dominio del gioco con il possesso del pallone. L’asso nella manica: Christian Eriksen che nel Tottenham aveva convinto tutti sulle sue qualità tecniche. Eriksen, un trequartista dotato di grandi proprietà di palleggio e un’ottima visione di gioco da schierare dietro le punte Lukaku e Lautaro. Sulla carta quell’attacco diventava stratosferico. Poi una difesa a tre con due terzini come Kolarov e D’Ambrosio che dovevano compensare le assenze causa covid di Bastoni e Skriniar, con chiare propensioni offensive. Quindi due esterni come Perisic e Hakimi pure loro sprinter difficili da contenere nei loro raid sulle corsie laterali. Le buone intenzioni della vigilia però non hanno trovato riscontri nella pratica. Eriksen non riusciva a inserirsi, non incideva sulla manovra d’attacco e non confezionava tanti assist per le punte. I risultati negativi col Real Madrid suggeriscono un doveroso passo indietro. È il momento di cambiare le carte in tavola. Intanto Eriksen viene dirottato in panchina. Non più possesso di palla, che era del 60%, e dominio incontrastato del gioco. L’Inter si era resa conto di non avere le qualità per dominare il gioco. La tenuta difensiva era un problema iniziale ma anche l’attacco accusava battute a vuoto. L’Inter in quel periodo aveva subito 11 gol in 7 partite di campionato e 7 in quattro di Champions League. Il bilancio finale europeo molto deludente: oltre alle due sconfitte col Real, il doppio 0-0 contro lo Shakhtar mortificava i sogni di gloria. Inter ultima nel girone di Champions League e fuori dall’Europa. Squadra troppo sbilanciata in avanti e facile preda delle ripartenze delle avversarie. La fase offensiva aveva creato non pochi problemi proprio al reparto arretrato. Era doveroso porre dei correttivi.

Inter protagonista Conte è ritornato al 3-5-2 con l’inserimento di un centrocampista centrale con il compito anche di proteggere i tre difensori. Il che ha permesso una maggiore copertura e nel contempo permetteva alle mezzali gli inserimenti verso la porta avversaria. La manovra parte dal portiere con palleggi dal basso, grazie ai piedi buoni di giocatori come Handanovic, De Vrij, Bastoni e Skriniar che per contrastarli obbligavano gli avversari fare pressing alto, quindi i giocatori nerazzurri una volta dribblati gli avversari, potevano uscire palla al piede e fiondarsi in campo aperto puntando sulla velocità degli esterni, e sugli inarrestabili Lukaku e Lautaro. Antonio Conte spiega: «Inizialmente la nostra pressione alta concedeva diverse opportunità che ci hanno messo in forte difficoltà. Era fondamentale che la squadra rimanesse corta e compatta, sia nella nostra metà campo che in quella avversaria». Le critiche non sono però mancate per l’atteggiamento della squadra molto accorto (che a tratti ricordava il catenaccio di antica memoria: vedi il match con l’Atalanta vinto con un solo tiro in porta, gol realizzato da Skriniar) e le ripartenze. I giocatori si sono adattati a questo tipo di gioco e hanno prodotto risultati concreti. L’Inter ha preso il largo e dominato il campionato. Nel nuovo corso un po’ sparagnino (il possesso palla era passato dal 60% al 40%) ma efficace, anche Eriksen, impiegato nel ruolo di centrocampista, ha dato un grande contributo (magnifico il gol segnato al Napoli). Nell’evoluzione tattica dell’Inter di Conte è più importante il risultato che la spettacolarità del gioco. E per ottenere tutto ciò ha sfruttato alla perfezione le caratteristiche dei giocatori a disposizione utilizzati al meglio. L’Inter non è bella, ad esempio nella classifica dei passaggi i nerazzurri occupano la 17esima posizione. Però è davanti a tutti e precede con largo margine il Milan che, alla decima giornata di campionato era in testa con 5 punti di vantaggio sui nerazzurri. Nel girone di ritorno l’Inter ha prodotto eccellenti risultati. Conte ha dimostrato la vera natura dell’Inter: il gioco di rimessa ha prodotto risultati, il possesso palla e il dominio del gioco di prima genitura, no.

Milan, rischio comparsa Molti club vorrebbero tanto imitare il gioco spettacolare dei team che vanno per la maggiore. Ma è un filosofia di gioco che non possono attuare per una questione anche di qualità dell’organico. E allora è più opportuno un calcio organizzato che tira fuori il meglio dai calciatori a disposizione. Da noi l’Inter, per merito di Antonio Conte, c’è riuscita risalendo la china, ma anche l’Atalanta e il Sassuolo hanno fatto bene. Il Milan di Pioli, ottimo gestore della rosa di prima squadra composta da tanti giovani (3 ventenni, 3 di 21 anni, 4 di 22 anni, 3 di 23 anni, 1 di 24, 3 di 27 anni) e da Super Ibra, tra alti e bassi, ha pagato lo scotto dell’inesperienza dei suoi ragazzi che nel girone di ritorno hanno avuto un notevole calo di rendimento accentuato anche dagli infortuni per cui sono stati costretti a fermarsi ai box e non sono riusciti a dare un contributo alla squadra. Nelle tappe della fase conclusiva del campionato, il Milan ha lasciato per strada impreviste battute d’arresto. L’ultima col Sassuolo a San Siro, l’ennesima riprova di uno score casalingo molto preoccupante. Il Milan, ancora una volta, dopo essere andato in vantaggio nel primo tempo si è fatto raggiungere e superare e ha incassato la quinta sconfitta interna. Una statistica conferma la difficoltà del Milan a mantenere la stessa intensità anche nella ripresa. Se le partite durassero solo per i primi 45 minuti, i rossoneri sarebbero primi in classifica con 64 punti con 18 vittorie, 10 pareggi e solo 4 sconfitte. Primi davanti alla Roma e all’Atalanta, quarte sarebbero poi Juventus e Napoli e solo sesta l’Inter. C’è quindi un evidente calo di rendimento nella seconda frazione di gioco. Il bilancio complessivo delle partite in casa: 7 vittorie, 2 pareggi, 4 sconfitte. Nel computo non è compresa la batosta per 3-0 con l’Inter perché erano i nerazzurri a giocare in casa. Anche in trasferta lontano da San Siro i primi tempi sono stati eccezionali: 12 vittorie e 3 pareggi. Con 16 gol all’attivo e solo 2 reti subite. Nel secondo tempo il Milan ha una flessione e subisce l’avversario senza avere la forza di recuperare e vincere la partita. Al contrario, l’Inter esce alla grande e impone la legge del più forte. Poi c’è la Juventus, e il Napoli, quindi Lazio, Atalanta e Sassuolo. Il Milan, in questa particolare graduatoria, è settimo dietro addirittura al Sassuolo, guarda caso prevalso al Meazza in rimonta con una doppietta di Raspadori nelle battute finali del trentaduesimo match di campionato e con la constatazione che l’ex milanista il centrocampista Manuel Locatelli, venduto per un tozzo di pane e oggi concupito da tutti i grandi club, è stato uno dei migliori campo. Un giocatore di 22 anni che avrebbe fatto molto comodo al Milan. La speranza che oltre al ritorno dell’imprescindibile Ibra, anche “un vecchio lupo di mare” come Mario Mandzukic, 34 anni, dia un contributo decisivo in questo sprint finale della stagione. Il Milan nelle 32 partite fino ad ora disputate ha totalizzato 66 punti, gli stessi ottenuti l’anno scorso al termine delle 38 partite del campionato. I punti in più, rispetto ai 32 match del 2020, sono 16. I gol segnati 60, di cui 25 sono arrivati da palle inattive. Siccome il Milan, Ibra a parte, non ha grandi frombolieri per cui deve arrangiarsi e mandare a rete, in modi e maniere diverse, un po’ tutti i giocatori della rosa. Per cercare di rendere imprevedibili i marcatori milanisti. Sono infatti 16 i giocatori che hanno centrato il bersaglio grosso in campionato più 2 in Europa League. Dati che sono la riprova di un buon andamento anche se la quinta battuta d’arresto casalinga incomincia a mettere in forse il traguardo della qualificazione in Champions League. Ci sono ancora sei tappe molto difficili, la prima è già dietro l’angolo, lunedì sera a Roma contro la Lazio reduce da un clamoroso 5-2 col Napoli. Lo score del Milan in trasferta: 13 vittorie, 1 pareggio e 1 sola sconfitta. Con 40 reti in 15 partite.


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