12 Agosto 2020 - 23:33:57

Antonio Conte continua a lamentarsi, eppure l’Inter è stata la regina del mercato. Anche a gennaio

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Giancarlo Padovan
Giancarlo Padovan
Editorialista e allenatore di Base

Nessuno può nutrire il minimo dubbio sul fatto che sia stata l’Inter, tra le grandi della serie A, a rafforzarsi di più sul mercato di gennaio. A pochissimo dalla chiusura, infatti, la società nerazzurra ha acquistato Young dal Manchester United, Moses dal Chelsea, via Fenerbahce, Eriksen dal Tottenham. Fino all’ultimo Marotta e Ausilio proveranno a prendere anche un attaccante il che renderebbe l’Inter davvero ultra competitiva.
Eppure Antonio Conte, sabato scorso, alla vigilia della gara interna con il Cagliari, parlava delle operazioni del club con sufficienza e degnazione. «Sembra che abbiamo acquistato mezzo Real Madrid – ha detto – mentre invece abbiamo preso due calciatori che nelle loro squadre non stavano giocando». Si riferiva a Young che, peraltro Conte ha schierato sia contro il Cagliari che contro la Fiorentina in Coppa Italia, e a Moses, da lui fortemente voluto perché allenato al tempo del Chelsea.
Ho già avuto modo di dire che solo nel calcio un manager di altissimo profilo come l’allenatore può criticare aspramente e apertamente la società per la quale lavora venendo profumatamente pagato.
In un altro contesto industriale uno che parla come Conte sarebbe caldamente invitato alla cassa per ritirare la liquidazione e si passerebbe a selezionare un manager più affidabile per quanto riguarda le relazioni pubbliche.
Purtroppo l’uscita dell’allenatore non è la prima e – temo per l’Inter – non sarà neanche l’ultima. Aveva cominciato nell’immediato post partita di Dortmund (gara persa per 3-2, dopo essere stati in doppio vantaggio) dicendo che non avrebbe potuto chiedere a giocatori (i suoi) che non avevano esperienza internazionale di poter cambiare il corso della partita. Ha proseguito in molte conferenze stampa affermando che aveva i calciatori contati e che giocavano sempre gli stessi. Ha finito sabato scorso ribadendo che quelli presi dal mercato internazionale non erano un granché.
Tuttavia si dà il caso che il lunedì successivo, cioè quattro giorni fa, sia arrivato anche Eriksen, un autentico campione che, al contrario degli altri, nel Tottenham ha sempre giocato anche se gare non intere.
Qualcuno, forse con un pizzico di malizia, sostiene che Conte parli così perché sa che adesso non può sbagliare e che riprendere la Juventus diventa un obbligo. Altri, più verosimilmente, pensano che Eriksen non fosse esattamente il tipo di centrocampista desiderato e che a lui preferisse di gran lunga Vidal. Altri ancora ritengono che non Young, ma Marcos Alonso fosse l’esterno indicato ai dirigenti interisti (il Chelsea, però, ha chiesto trenta milioni).
Sia come sia, l’allenatore dell’Inter rischia di diventare antipatico anche a qualche interista. Se nel gioco delle parti è ammessa una dialettica con i propri dirigenti, diventa stucchevole il ricorso continuo all’inadeguatezza della rosa (per non dire del valore dei giocatori) ogni volta che il risultato non è favorevole.
Conte è certamente bravo, ma per essere bravissimo deve imparare a rispettare i suoi doveri. L’Inter è un’azienda e, fino a prova contraria, l’allenatore è il primo manager per la parte tecnica. E dire che il club “non ha mica comprato mezzo Real Madrid” è una colpevole leggerezza. Perché, oltre che contravvenire alla realtà, si manca di rispetto sia a chi ti paga, sia a chi va in campo.

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