Carlo Tavecchio costretto a dimettersi perché vogliono distruggere i Dilettanti

Carlo Tavecchio

Non si fosse capito noi stiamo con Carlo Tavecchio. Qui parliamo di calcio, di politica sportiva, di progetti legati alla formazione dei nostri giovani. Cose banali, almeno stando a quanto si legge sulla stampa nazionale, ma noi crediamo invece sia la sostanza.

Ed è proprio in tema di politica sportiva che vogliamo focalizzare la nostra attenzione, perché quello che è successo lunedì, e cioè che la Lega Nazionale Dilettanti si è di fatto spaccata sul nome di Carlo Tavecchio, rappresenta un inedito assoluto. Almeno per quanto riguarda la storia degli ultimi trent’anni. Quando si sente fior fiore di commentatori affermare che non possono essere i dilettanti a determinare le sorti di un presidente federale, ma che dovrebbero essere i ricchi professionisti a scegliere, vi è un fondo di verità.

Ma le leghe professionistiche, rappresentate da pochissime società rispetto al variegato mondo dei dilettanti, hanno da sempre dimostrato di avere scarsa coesione, di non saper determinare le loro strategie senza litigiosità, di curare il loro orticello senza mai pensare al movimento. I Dilettanti, invece, sono da sempre una lega forte perché gente pratica, concreta, abituata a vivere in prima linea le difficoltà e a risolverle. I Dilettanti hanno da sempre avuto la forza di eleggere candidati forti perché capaci di fare fronte comune, far valere la specificità di un movimento che conta oltre un milione di tesserati che è il vero motore del calcio, difendere i loro rappresentanti.

Tutto questo lunedì è andato in frantumi e potrebbe solo essere l’inizio di una lunga e dolorosa discesa. La pistola fumante è una sola, quella di Cosimo Sibilia esecutore materiale, e un mandante Giovanni Malagò. Sono prevalsi gli interessi di bottega e non gli interessi delle società dilettantistiche. Di fronte ad una strategia precisa è mancato il coraggio da parte del Consiglio di Lega per sostenere un uomo che per il calcio dilettantistico ha fatto molto. Moltissimo. Sprint e Sport non è sempre stato allineato con le posizioni di Carlo Tavecchio.

Su alcune scelte, vedi la patrimonialità di cui gode la Lega Nazionale Dilettanti, che il presidente spesso ha messo sul tavolo come punto di forza, o sui campi in erba artificiale, abbiamo avuto sempre una posizione critica. Lo abbiamo criticato aspramente anche quando faceva fatica a dire no a certi dirigenti che con il nostro calcio poco hanno e avevano a che fare. Ma noi ci ricordiamo che cos’era la Lega Nazionale Dilettanti prima di Carlo Tavecchio. Altro che dilettanti allo sbaraglio.

Ecco perché la Lega Dilettanti lo doveva sostenere senza se e senza ma. Nessuno vuole in questa sede difendere Carlo Tavecchio per alcune uscite pubbliche che certamente non hanno contribuito a rafforzare la posizione del Tavecchio dirigente, e men che meno giudicarne il privato. Se ci sono responsabilità personali saranno le sedi competenti, sportive o civili, ad emettere le sentenze. Noi difendiamo il dirigente, per quello che ha rappresentato per il nostro calcio. Paga per tutti l’unico presidente federale che negli ultimi anni ha avuto il coraggio di far partire le riforme.

Certamente ha delle responsabilità. Quella di aver permesso ad un politico di professione come Cosimo Sibilia di impossessarsi della Lega Dilettanti e che già sei mesi fa parlava da presidente federale e che anche adesso, anziché pensare agli interessi del movimento, discute se sarà lui o meno il candidato per la Federcalcio. Uno che è senatore (di Forza Italia), commissario straordinario del Comitato regionale Campania, presidente del Coni Campania, presidente della Lnd e vice presidente vicario della Federcalcio, come dice il presidente del Coni Malagò, lo capisce anche un bambino dove vuole arrivare.

Paga per aver lasciato un consiglio di Lega troppo debole che nel momento topico consegna un mandato in bianco a Sibilia. Un consiglio direttivo che, per usare un eufemismo, ha paura della sua stessa ombra. O cadrega, se preferite. Paga per aver sostenuto un vicepresidente vicario (Ermelindo Bacchetta) debolissimo, inviso al resto dei presidenti e allo stesso Sibilia. Da questi presidenti regionali, non da tutti, ma almeno da quelli che a Carlo Tavecchio devono tutto, ci aspettiamo un colpo di coda. Una presa di posizione forte.

Non dobbiamo permettere che il mondo dei dilettanti venga messo alla finestra per volere della politica. Quella stessa che, quando perse le Olimpiade, quelle sì hanno generato una perdita secca per le nostre casse, anziché rassegnare le dimissioni hanno scaricato su altri le proprie responsabilità. Dirigenti che dimostrano anche di avere scarsissima conoscenza dei regolamenti, che convocano la Giunta del Coni con tanto di dichiarazione pubblica che avrebbe commissariato la Federcalcio (smentito in diretta dallo stesso Tavecchio) e due giorni dopo scopre che i regolamenti non glielo permettono.

Cari presidenti, il progetto politico dietro le dimissioni di Carlo Tavecchio è chiarissimo e lo spiega bene il presidente del Comitato regionale Lombardia Giuseppe Baretti nell’intervista pubblicata nel giornale in edicola. Vogliono tarpare le ali ai Dilettanti, ridurne il peso specifico a beneficio dei professionisti e quindi, nel momento in cui Cosimo Sibilia dovesse presentare la propria candidatura a presidente della Federcalcio non può avere i voti dei dilettanti.