10 Aprile 2021

Crudelizia: Adriano Galliani, l’altra metà di Silvio Berlusconi

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Tiziano Crudeli
Tiziano Crudeli
Direttore Editoriale, opinionista, tifoso appassionato del Milan, esperto di calcio a tutto tondo, dalle giovanili alla massima serie

L’uomo che fece diventare realtà i sogni di Berlusconi è Adriano Galliani, un piccolo imprenditore di Monza, specializzato nella fornitura di attrezzature televisive e nella costruzione e manutenzione di antenne e ripetitori. Con la sua azienda, Elettronica Industriale, Galliani portava in Italia i segnali delle televisioni estere: Telemontecarlo, la Tv Svizzera e Capodistria. Il suo principale cliente era Telemontecarlo, la televisione con sede nel Principato di Monaco. Racconta Berlusconi: «Il mio primo incontro con Galliani, nel novembre 1979, fu proprio qui nel mio salotto. Adriano era un vero imprenditore brianzolo, una persona straordinaria, piena di talento. Lui aveva una società che si chiamava Elettronica Industriale. Credo che ci siamo trovati subito in sintonia». Galliani era anche presidente del Monza Calcio. Galliani ha un preciso ricordo del primo incontro con Berlusconi: «Era il pomeriggio di giovedì 1 novembre 1979, festa di Ognissanti. Era una giornata fredda e una nebbia fitta incombeva sul viale che conduce a Villa San Martino. Un giorno che rimarrà scolpito per sempre nella mia memoria. Ero un fornitore di apparecchiature per la rete Telemilano, e fui invitato da Berlusconi nella sua villa di Arcore. Era un mio cliente ma non l’ avevo mai incontrato. Con lui c’era anche Fedele Confalonieri. Mi chiese senza tanti preamboli se ero in grado di costruirgli una rete di trasmettitori e ripetitori per tre canali nazionali. Risposi che potevo farlo e allora mi disse immediatamente che voleva comprare il 50 per cento della mia società, Elettronica Industriale. Mi chiese di fare il prezzo e lui avrebbe pagato. Lo guardai un attimo e gli dissi la cifra: un miliardo di lire. “Bene” fece lui e fu tutto. Ci stringemmo la mano, lasciai la villa e così cominciò la mia avventura. Poco dopo creammo la prima televisione commerciale nazionale, Canale 5». Dall’1 gennaio 1985 con l’acquisto di Italia Uno e Retequattro può competere alla pari con la Rai e il 1 giugno 1985 il Decreto Berlusconi equipara le televisioni berlusconiane a quelle della Rai.

L’acquisto del Milan. Berlusconi incominciò a pensare di comprare una squadra di calcio. E pensò subito al Milan, il team che aveva adorato da piccolo, allo stadio con papà Luigi. Il momento cruciale fu alla fine del 1985, tra Natale e Capodanno. Racconta Galliani: «Eravamo insieme nella casa di Berlusconi a St. Moritz. Fu lì che Berlusconi prese la decisione. Prendemmo il jet privato da St. Moritz a Milano io, lui e Confalonieri. La transazione andò in porto con la firma che arrivò il 20 febbraio 1986». La nuova proprietà presenta uno staff composto da Paolo Berlusconi (presidente), Giancarlo Foscale (amministratore delegato della Fininvest) Adriano Galliani (direttore della Divisione Televisiva) Fedele Confalonieri (amministratore delegato del Giornale Nuovo e della Fininvest Comunicazioni) Vittorio Dotti (Legale del Gruppo Fininvest) e Cesare Cadeo (presentatore televisivo, già in società con Colombo e Duina). Ariedo Braida direttore sportivo e Paolo Taveggia completano lo staff. Nel 1994 Galliani viene promosso vice-presidente vicario e amministratore delegato. Galliani: «Il Milan nei trentun anni dell’era Berlusconi è costato un po’ più di un miliardo di euro. Berlusconi ha speso una fortuna, ma ha anche costruito una grande squadra». In effetti Berlusconi e Galliani hanno avuto le intuizioni giuste sulla compravendita dei calciatori. Galliani, un personaggio a cui hanno affibbiato tanti soprannomi: Il Geometra. Il Dottore (vietato chiamarlo così visto che non è laureato). Zio Fester per la classica pelata che lo avvicinava al personaggio della Famiglia Addams. L’Antennista. Cravatta Gialla (di Hermès…) per la passione per cravatte gialle, ne ha oltre 100. Lo Juventino, come da una famosa foto di derby torinese anni ’80 accomodato una fila sotto Agnelli e Boniperti. Lo Squalo, soprannome affibbiato da Gullit così motivato: «Galliani era sempre con la pinna a pelo d’acqua e sulla cresta dell’onda. Girando intorno ai pesci piccoli che prima o poi divora. Senza contare quante barche in trent’anni ha affondato». Faccia da Triglia, come lo etichettò Candido Cannavò. E poi il soprannome Monsieur Lumiére dato dai francesi dopo la deprecabile notte marsigliese.

Le vicissitudini poco eleganti. Nei suoi riguardi si sprecano le voci di buonuscite elargite, creste, prebende da riscuotere o da versare ai procuratori o agli agenti Fifa nei tortuosi giri che li coinvolgevano. Galliani si è sempre e comunque destreggiato con grande abilità e diplomazia. Spesso è stato costretto a scendere a compromessi e assumersi responsabilità che non gli competevano per coprire le decisioni di altri. Una delle più clamorose. Era il 20 marzo 1991, quarti di finale di Coppa dei Campioni: Milan-Olimpique Marsiglia. All’andata era finita 1-1. Mancano 3 minuti al gong finale e il Marsiglia è avanti di 1 gol, segnato da Chris Waddle, finché all’improvviso uno dei riflettori del Vélodrome si spegne. Corto circuito. L’illuminazione è precaria. Baresi ammette: «Non cerchiamo scuse, si vedeva bene anche quando l’illuminazione era saltata». L’arbitro, lo svedese Bo Karlsson, interrompe la gara in attesa che venga riacceso il riflettore. A quel punto si spensero le luci e succede il finimondo. Galliani scende in campo infuriato. Indossa un impermeabile color panna. Lo vediamo agitare le mani, «Via via via andiamo via tutti». Figuraccia clamorosa in eurovisione. In tribuna c’è anche Michel Platini che se ne va indignato: «È una vergogna». Galliani annuncia che il Milan farà ricorso all’UEFA. È un tentativo di rimedio tragicomico. La fuga dal Vélodrome, su disposizione degli ordini ricevuti via telefono da chi stava guardando la partita dalla sua villa in Brianza. Il presidente però comunicò che non aveva alcuna intenzione di fare ricorso e accettava qualunque squalifica dell’Uefa. Galliani non fece una piega e accettò di essere il capro espiatorio. Agli insulti del popolo rossonero e alle pesanti critiche degli addetti ai lavori non reagì, prendendosi tutte le responsabilità. Aveva ignorato pure le occhiate perplesse dei giocatori che aveva fatto uscire dal campo. La squadra venne messa al corrente della verità, dai giornalisti solo dopo la doccia. Ancora il giorno dopo Galliani negava ogni responsabilità del vertice societario. Una dimostrazione di lealtà nei confronti di colui che aveva dato una disposizione tassativa alla quale Adriano si era attenuto. Per questa sceneggiata lo squadrone rossonero rimarrà fuori dalle competizioni europee per una stagione intera.

Scoppia Calciopoli. Un ciclone che coinvolge mezza Serie A. Nelle intercettazioni telefoniche esaminate dagli inquirenti uno dei mattatori è Leonardo Meani, ristoratore di Lodi che nel Milan berlusconiano ha il compito di addetto agli arbitri. Il clou è la conversazione Meani-Collina dopo la partita Siena-Milan della stagione 2004-05. Meani: «Ti ho visto in gran forma» e poi si lascia andare senza freni inibitori: «Ancelotti mi ha raccontato che quello lì (Moggi) il giovedì conosceva il nome dell’arbitro sorteggiato per la domenica». Ma quello lì (Moggi) arrivava a condizionare il calendario, ma tu pensa quali entrature deve avere in federazione?». Collina, però, su questo punto è scettico: «Le varianti del computer sono messe in modo pubblico». Il clou delle telefonata è l’organizzazione di questo incontro con Collina. È lo stesso integerrimo fischietto della sezione di Viareggio a organizzarlo per benino. Dopo aver scartato l’ipotesi di Milano in ristorante o in albergo al Palace o addirittura a casa di Galliani. Collina: «Ci vediamo a Lodi al ristorante di Meani! Quando? Il martedì sera e il mercoledì il ristorante è chiuso. Perfetto. Così posso parcheggiare nel retro del ristorante. Poi arriva Galliani. A una condizione, però, quando arriva il signore pelato con la cravatta gialla le serrande devono essere abbassate». Pier Luigi Collina nel 2005, quando aveva una proroga ancora di un anno di arbitrare, aveva firmato un contratto pubblicitario di un milione di euro con una nota casa automobilistica. Lo stesso sponsor del Milan, squadra del presidente del Consiglio e di quella del presidente di Lega. Le pesanti accuse del Procuratore federale Palazzi sembrano scaturire la retrocessione del Milan che invece nella sentenza d’Appello di secondo grado ottiene 30 punti (nella prima erano 44) di penalizzazione da scontare nel torneo 2005/6 (con 88 punti si era classificato secondo), 8 punti (nella prima erano 15) di penalizzazione nel campionato 2006/7 (dove si classifica quarto ma vince la Champions); un’ammenda di 100.000 Euro (nella prima erano 30.000),una giornata di squalifica del proprio campo. Galliani se la cava con 9 mesi di squalifica (nella prima era 1 anno). Meani 2 anni e sei mesi (nella prima 3 anni e sei mesi). Nel 2007 Galliani ha vissuto sotto scorta per qualche mese dopo che aveva denunciato indebite pressioni.

Il ritorno al Monza. Galliani dopo la cessione da parte di Berlusconi del Milan rifiuta ogni proposta da parte di numerosi altri club. Un anno sabbatico e poi a settembre 2018, quando la famiglia Colombo proprietaria del Monza, è entrata nell’ordine di idee di cederlo, Galliani, prima di un pranzo ad Arcore riferisce Berlusconi che c’è la possibilità di acquistarlo. Il presidente porta a conoscenza dei suoi ospiti, tutti stretti collaboratori, tale possibilità, i quali all’unisono dicono: «Prendiamo il Monza!». Berlusconi si rivolge a Galliani e gli dice: «Adriano, vai e fai». Galliani chiama Felice Colombo, ex presidente del Milan, papà del presidente del Monza. Nel giro di due ore per 3 milioni, il Monza passa a Berlusconi. Quando il campionato di C viene chiuso a causa del coronavirus, il Monza era in testa con 16 punti di vantaggio sulla seconda con 11 giornate da giocare. Il Monza va in B dove sta recitando un ruolo da coprotagonista.

Galliani story. Il Monza era stato il primo amore calcistico nato quando negli anni 50, a 6 anni, sua madre lo portava allo stadio. Fu così che si legò indissolubilmente al Monza. A 10 anni scappò di casa da Arenzano dove si trovava con la famiglia in villeggiatura, per andare a Genova a seguire le telecronaca della finalissima di Coppa Rimet tra Ungheria e Germania Ovest. A soli quindici anni viene colpito da un grave lutto famigliare perché muore la madre. Una perdita che lo proverà molto dal punto di vista caratteriale. A diciannove anni consegue il diploma di geometra e, finita la scuola, va a lavorare per otto anni come impiegato al Comune di Monza presso l’Ufficio di edilizia pubblica. A vent’anni si candida come sindaco della sua città nelle file della DC, non sarà eletto. In attesa del salto di qualità Galliani si era mosso nel settore turistico, gestendo uno stabilimento balneare a Vieste, sul Gargano, spostandosi poi nel ramo dei citofoni. La svolta. Nel settembre del ’75 ipoteca la casa e accumulando debiti, rileva la Società Elettronica Industriale di Lissone specializzata nella produzione di antenne e apparecchi ricettivi. Nel 1976 Adriano Galliani risulta iscritto presso il casellario dell’INPS che gli percepisce una pensione di 223 Euro e 83 centesimi. Sempre nel 1976 arriva la sentenza della Corte Costituzionale che ammette per la prima volta in Italia le televisioni locali. Galliani, il Re delle Antenne, ha già il suo piccolo impero di frequenze e ripetitori ben istallati Il 31 ottobre 1979 c’è l’incontro con Silvio Berlusconi. Entrambi firmano l’accordo. Nasce un sodalizio, abile nelle scelte dei collaboratori e nelle strategie, che contribuirà alla creazione e al successo della televisione commerciale nazionale e di una grande squadra di calcio: il Milan.

Riconoscimenti e vita privata. Nel Monza di Galliani sono passati giocatori di valore come Ariedo Braida, Buriani, Tosetto, De Vecchi, De Nadai, Antonelli, tutti finiti al Milan perché il Monza ha sempre avuto uno stretto rapporto di collaborazione coi rossoneri. Galliani si occupava di mercato, andava in Lega era quindi molto competente. Probabilmente se non avesse maturato quelle esperienze calcistiche, Berlusconi avrebbe preso un altro manager al suo posto. Dal 1986 è amministratore delegato dell’A.C. Milan. Un anno dopo viene nominato vice presidente della Lega italiana calcio. Nel 2001 ottiene la prima elezione a presidente di Lega battendo la cordata di Sensi. Nel 2005 viene ancora confermato a capo della Lega Calcio prevalendo sulla cordata capeggiata da Della Valle. È stato presidente di Mediaset Premiun e nel 2010 ha ricevuto un Globe Soccer Award alla carriera. Nel 2011 è stato inserito nella Hall of fame del calcio italiano. Dal 23 marzo 2018 è senatore della Repubblica per Forza Italia. Oggi è amministratore delegato del Monza, presidente delle società immobiliari del Gruppo Fininvest. In quarantaquattro anni (31 nel Milan 13 nel Monza) ha ottenuto 29 trofei nel Milan e 1 nel Monza (la promozione dalla C alla B). Adriano Galliani ha due matrimoni alle spalle. Il secondo con Daniela Rosati, conduttrice di Mediaset, unione durata 10 anni (dal 1989 al 1999). Dalle prime nozze Galliani ha avuto tre figli: Micol, Gianluca e Fabrizio. Nel 2004 le nuove nozze con Malika El Hazzazi, modella marocchina dalla quale poi si è separato. Successivamente ha intrapreso una stabile relazione con Helga Costa, diventata poi sua inseparabile compagna. Il figlio Gianluca gli regala un nipotino: Galliani è nonno.


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