12 Luglio 2020 - 12:53:48

Il Pagellone del Tenente Gnarolli: l’addio al Menagramo, la celebrazione del Troll e le minacce del Bullo ubriaco

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Il Tenente Gnarolli, a grande richiesta (di nessuno), è tornato! Pagellista misterioso, moralizzatore fastidioso e con la grezza e totalmente inutile polemica nel suo dna, il Tenente analizza tra il serio e il faceto i personaggi e i fatti del nostro calcio, quello dilettantistico e giovanile. Eroi, macchiette, profili mitologici che impreziosiscono, o infestano, l’universo pallonaro delle province lombarde ma non solo. Fatti, misfatti e un sottobosco calcistico del quale il Tenente è un inguaribile innamorato. Buona lettura! PS. Attenzione: materiale da maneggiare con prudenza.

VOTO 10

IL MENAGRAMO

Sicuramente il personaggio che merita il massimo dei voti del periodo-Covid. E se nelle ultime settimane non fosse tornato con la coda tra le gambe nella sua melmosa e fetida tana, si sarebbe portato a casa anche la lode. Purtroppo per lui, che per mesi ha sperato ardentemente che tutto il mondo del calcio si fermasse per sempre, adesso “si ricomincia a sentire profumo di vita” (cit. Stefano Cecchi, Radio Sportiva) e il suo tempo pare finalmente finito. Il menagramo ha infestato i social a colpi di “è da irresponsabili pensare al calcio” e di “bisogna sospendere tutto”, ha bramato lo stop dello sport elogiando i cugini francesi (e già solo questo basterebbe per far capire che tipo di ripudiante personaggio sia) e ha riempito di strabordante morale le nostre giornate già decisamente complicate. Il voto più alto perché per tre mesi non è arretrato di un centimetro. Ha tenuto duro, giorno dopo giorno, fino alla recente resa. Di più, onestamente, non avrebbe potuto fare. Adios.


VOTO 9

L’INCANTATORE DI SERPENTI

Mister Crocodile Dundee ha a che fare con i coccodrilli, Mister Cobilia from Campany City è indaffarato più che mai nel tenere a bada i serpenti. Oddio, bisce d’acqua più che cobra, ma la natura dei suoi interlocutori non può essere un fattore di demerito per il nostro incantatore. Occhio ipnotizzante, flauto che propaga una litania vellutata e le società lo seguono come fosse il Messia. Il Tenente, di dubbi sulla competenza calcistica di Mister Cobilia ne ha parecchi, ma lo considera una mente raffinata e i fatti gli stanno dando ragione. «La stagione va dichiarata chiusa», «Bisogna promuovere le prime», «È necessario bloccare i fuoriquota» sono i motti dei nostri serpenti senza veleno: intanto il tempo passa, le promesse pecuniarie sono sempre più distanti e il dimenticatoio diventa lo scrigno perfetto per riporre richieste nemmeno troppo convinte. E il 30 giugno ormai è alle porte…


VOTO 8

IL TROLL

Segni particolari: geniale. Difetti: troppo facile da beccare. Il troll si allieta sui social, si crogiola nella sue creazioni, si compiace per quanto prodotto. E, bisogna ammetterlo, il nostro fa particolarmente ridere. Pungente ma allo stesso tempo benevolo, aristocratico e popolare, alla maggior parte del pubblico sarà passato certamente inosservato. Ma non al Tenente, che è sempre vigile e attento, e anche sportivo. Ed è per questo che chiede la grazia alle alte sfere di Sprint e Sport, troppo spesso inclini all’utilizzo della scure della censura. Libertà di espressione, libertà di parola, libertà di trollare. Lunga vita, continua così.


VOTO 7

IL RE DELL’ESCLUSIVA

L’Ac Mottoput ha acquistato Maurito Vaccarella! A dare la notizia è il miglior cronista della zona nord, che grazie alle sue fonti di primissimo ordine ha ancora una volta fregato tutti. Contatti riservatissimi, informazioni top-secret, insider pronti a spifferare – a lui soltanto – news altrimenti “impertrovabili” (cit.). A fare la differenza, è l’unica spiegazione che si dà il Tenente, è la grande esperienza nel mondo del “deep web”. Scavando si impara.


VOTO 6

L’IMBUCATO

Alla festa delle medie c’è sempre quello che non viene mai invitato. Ci rimane male, somatizza, ma alla fine un modo per partecipare lo trova sempre. Proponendosi di portare una torta gigante perché la mamma fa la pasticciera o mettendo a disposizione la location perché il papà è proprietario di un locale. Il nostro imbucato, tuttavia, ha un asso decisamente più potente: conosce bene, molto bene, il festeggiato. E quindi, anche se non propriamente voluto dal resto degli invitati, un angolino per osservare la festa, su un trespolo, riesce a farlo suo.


VOTO 5

IL CURIOSONE

Come gli infanti che mettono le mani dappertutto, rubano il gelato dal frigorifero e poi con la bocca tutta sporca ti rispondono «Non sono stato io». Il Curiosone è un dirigente-allenatore, che ancora non riesce a spiegarsi come abbia fatto il giornalista a scrivere una notizia sulla sua società. «Chi te l’ha detto?» l’ingenua domanda, «Lo Spirito Santo» la sagace risposta. Curiosone curiosone, non si rivelano le fonti. È la prima regola.


VOTO 4

L’IGNORANTE

Nel senso che ignora. Non sa niente, eppure parla. Non conosce le situazioni pregresse, eppure commenta. Non si rende minimamente conto di non sapere nulla dell’argomento che tratta, eppure non si ferma. L’ignorante imperversa su Facebook, nei bar dei centri sportivi, a volte persino nelle stanze presidenziali. Con un grande, colossale, dubbio: se sapesse, capirebbe? Probabilmente no.


VOTO 3

IL DIPENDENTE DA INSTAGRAM

Il lockdown ha avuto tanti effetti disastrosi: l’economia va a rotoli e la politica non trova soluzioni, e come se non bastasse il Dipendente da Instagram ha trovato un contorno sociale nel quale evolversi, prosperare e – purtroppo – riprodursi. Tutto grazie soprattutto alle “dirette Instagram”, una vera e propria deriva sotto diversi punti di vista, che hanno ulteriormente avvelenato le nostre giornate. Christian Vieri e Lele Adani, Alessandro Del Piero e Ronaldo, l’insopportabile Fabio Cannavaro che ha stalkerizzato Alessandro Nesta, Mario Balotelli e Francesco Totti ma non solo. Pure Sergio Ramos, per dare respiro internazionale all’iniziativa. Purtroppo a cimentarsi non sono stati solamente i calciatori: il Dipendente da Instagram si è guardato pure Bonolis con Panariello, Achille Lauro con Jovanotti, Martina Colombari con Gianluca Vacchi e persino Marco Monty Montemagno con Luca Bizzarri. La molla però probabilmente è scattata quando si è ritrovato sotto gli occhi i 60 minuti e 17 secondi di Fabio Rovazzi con Gerry Scotti. Ripetiamo, per chi non dovesse crederci: Fabio Rovazzi con Gerry Scotti. Buona visione.


VOTO 2

IL LADRO DI FOTO

Agli appassionati di Italian-Movie verrà subito in mente «Il Ladro di Giorni», pellicola di Guido Lombardi sbarcata su Amazon Prime nelle ultime settimane: il protagonista è Riccardo Scamarcio, che pure assomiglia molto al nostro ladruncolo. In un mondo in cui la “proprietà intellettuale” e il “diritto d’autore” contano come il 2 di fiori a briscola quando la briscola è quadri, il ladro di foto (ma non solo) vive beato all’interno del suo mondo iconografico. Rubacchia di qua, sottrae di là, senza scrupolo alcuno. Una figura losca, e fa specie vista la quasi ventennale esperienza nel campo e le migliaia e migliaia di click che il suo celebre e rinomato sito racimola ogni ora. Arsenio Lupin, al confronto, è uno squallido rubagalline.


VOTO 1

IL CENSORE

Manco fosse un agente segreto dell’FBI o della CIA, il censore lavora nell’ombra per cercare di non fare uscire le notizie sulla sua società, della quale è un rappresentante dell’alta dirigenza. Notizie che destabilizzano l’ambiente, che creano grossi malumori e che rischiano di mandare all’aria il lavoro di un’intera stagione. Il censore muove le sue pedine, e il Tenente non ha dubbi: conoscendone le doti, centrerà sicuramente l’obiettivo. Del resto, era già riuscito a non far scrivere nulla di Sarri alla Juventus e dell’esonero di Ancelotti al Napoli…


VOTO 0

IL BULLO

No, non è il classico tamarro adolescente che con una scusa puerile cerca di attaccare briga, ma è un personaggio adulto, purtroppo reale, che con la sua raffinata e signorile dialettica cerca di intimorire il giovane e volenteroso giornalista. “C…o guardi? Vuoi una foto?”: mancava solo questa frase – ZlatanStyle – per chiudere un concetto che nemmeno nei peggiori bar di Caracas. Ma qui il rum non c’entra niente, a meno che il bullo non se lo sia scolato tutto d’un fiato prima di dare azione alle corde vocali. I veri bulli, però, l’alcol lo reggono. Cin cin.

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