19 Gennaio 2021

Intervista a Angelo Frau, dirigente e uomo di valori del calcio subalpino

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Angelo Frau non è il dirigente che piace a tutti perché non è buono per tutte le stagioni e non è un uomo che si esprime per compiacere il prossimo. Dice quello che pensa senza peli sulla lingua. Ma è un uomo di valori che in questi anni ha trasmesso valori con fatti e iniziative concrete. Pubblichiamo per intero la sua intervista, raccolta da Marco Marone e pubblicata sul giornale in edicola, perché crediamo sia un esempio di cosa deve essere la politica, che è la stessa che intendiamo noi. Non paroloni e aria fritta, non un spazio per mestieranti senza gloria, ma atti concreti nel nome del bene comune.


Un anno incredibilmente difficile e travagliato. Un orizzonte con tante incognite ancora da risolvere: dalla ripresa dell’attività alla vita degli impianti sportivi. In una cornice legislativa e di regolamenti che non dà risposte nè certezze. E, sullo sfondo, prima la tornata elettorale del governo calcistico del Piemonte e della Valle d’Aosta e poi, tra qualche mese, le elezioni amministrative della città di Torino, che rischia di complicare e rallentare risposte che invece di tempo non ne hanno. Su queste basi e queste prerogative, Angelo Frau, presidente-anima del Cit Turin e della grande famiglia rossoverde, lancia un grido d’allarme e un invito a istituzioni sportive e cittadine.

«Siamo praticamente chiusi dal 23 febbraio – esordisce Angelo Frau -. Con la vita quotidiana stravolta e la totale assenza di attività e vitalità presso gli impianti sportivi. Che non sono solo allenamenti e partitelle ma portano con sè un mondo rimasto senza riferimenti, risposte e certezze. Dai custodi ai gestori dei bar, dagli addetti al campo a tutte quelle figure non prettamente sportive che ruotano attorno agli impianti sportivi. Così come siamo stati totalmente abbandonati, come gestori di impianti, da tutte le istituzioni sportive e locali. A parte la Regione Piemonte, a cui bisogna dare atto di aver fatto il possibile, essendo l’unico ente che concretamente ha versato contributi a favore delle società, per tutto il resto siamo stati, e siamo, abbandonati al nostro destino. Una situazione che rischia di farci morire e far morire un intero comparto fondamentale per il territorio. Perchè forse non tutti hanno consapevolezza che non stiamo parlando solo di campionati e allenamenti, ma parliamo di socialità, servizi alle famiglie, di quel mondo del volontariato – non solo sportivo – che rischia di non riprendersi».

Una situazione che, mese dopo mese, si fa sempre più pesante: «A parte le parole e i proclami – prosegue Frau – da mesi non abbiamo nessun tipo di entrate ma dall’altra abbiamo dovuto continuare e continuiamo a pagare utenze, Imu, Tasse rifiuti, canoni d’affitto ecc… E continuano ad arrivare solleciti di pagamenti che facciamo sempre più fatica a onorare. Siamo totalmente abbandonati a noi stessi perchè in tanti parlano, come dell’abbattimento dei canoni del 90% da parte del comune di Torino, mentre noi è da febbraio che siamo fermi». Un grido di dolore e di allarme che non si ferma però, ‘soltanto’ a ciò che non è stato fatto, ma che si focalizza su quello che si dovrà fare: «A livello di impiantistica è necessaria una revisione del Regolamento Sport in tema di concessioni e regolamentazione dei rapporti tra concessionari e Comune di Torino. Con una visione ampia dei rapporti tra ruolo sociale-sportivo e commerciale, che possa definire e inquadrare tutte le situazioni che rischiano di mandarci al collasso. Perchè se è giusto e doveroso regolamentare le figure che operano in una società e in un impianto, va detto che non esistono solo i collaboratori sportivi ma anche quelle figure come custodi, segretari ecc… che svolgono un’attività ma che non hanno nessun tipo di inquadramento. Possibile però, soltanto se inserito in un quadro più ampio di ridefinizione di competenze e oneri nel rapporto tra concessionari e istituzioni: troviamo modi di inquadramento da una parte e dall’altra supportiamo chi gestisce. Non che si faccia ricadere tutto e solo sulle spalle dei concessionari».

Soluzioni possibili solo se ci si confronterà non singolarmente ma tra componenti nel loro insieme: «La necessità è che non si vada ognuno per la propria strada, abbandonati nel singolo rapporto tra società e amministrazione di appartenenza: Regione, Comune, concessionari e anche istituzioni sportive e Comitato devono essere protagonisti alla ricerca di soluzioni comuni e condivise, altrimenti si vivrà sempre nell’incertezza». Col riferimento non solo ai rapporti delicati tra istituzioni regionali e territoriali ma anche al rimbalzo di competenze: «Parlando di Torino, sono e allarmato perchè, con le prossime elezioni amministrative alle porte, si rischia di vedere rimandate delle risposte che invece serviranno prima: in tema di concessioni, campi sintetici, omologhe e non solo… Dalla linearità di decisioni, a cosa spetta e a chi, alle competenze per i rinnovi di concessione, dove troppe volte si assiste a rimbalzi tra Circoscrizioni e Comune, dove uno indica nelle competenze altrui determinati percorsi che hanno però l’unico risultato di vedere concessioni scadute da anni in attesa di rinnovo. Con la conseguenza che si perdono anche opportunità per bandi, finanziamenti e contributi perchè impossibilitati a produrre la documentazione necessaria».

Problematiche e risposte che, impiantistica a parte, tocca anche la questione sportiva, che si intreccia con le imminenti scadenze elettorali: «Ritengo la campagna elettorale un grande momento di democrazia, che porta a mettere sul tavolo le necessità di chi opera nel mondo del calcio dilettantistico. Confronto necessario soprattutto in un momento come questo, dove ritengo che il Comitato e le istituzioni calcistiche non abbiano fatto abbastanza per supportare noi società. In questo ritengo fondamentale che la priorità, non sia quella di stabilire come finire i campionati (gironi d’andata, playoff o altro) quanto invece, debba essere la ripresa delle attività nei centri sportivi. Solo rifacendo partire ‘la vita’ negli impianti si potrà riavere spinta per affrontare il futuro. Da gennaio in poi abbiamo bisogno di certezze non tanto sui campionati, su cui ci sarà il tempo di decidere, ma di sapere come poter riprendere l’attività e come farlo in continuità, senza ulteriori stop come è stato a settembre, quando dopo enormi sforzi organizzativi ed economici per la ripresa in sicurezza, ci si è poi visti fermare dopo aver dimostrato di essere in grado, noi strutture organizzate, di garantire lo svolgimento della pratica sportiva in sicurezza. Anche questo, a livello normativo, dovrà essere argomento centrale: vogliamo lasciare ancora l’attività libera e senza controllo nei parchi o vogliamo farla gestire a chi ha dimostrato di saper organizzare la situazione all’interno degli impianti? E in questo credo che qualcosa di più debba e dovrà essere fatto anche dal Comitato Regionale, che troppe volte in questi mesi, si è ‘nascosto’ dietro decisioni politiche di altri senza prendere posizione e dare indicazioni e risposte. E magari, a differenza di quanto avvenuto fino ad ora, che attraverso il Comitato si arrivi a dare supporto, contributi e aiuti veri alle società, che da mesi hanno solo spese e zero entrate. Il rischio altrimenti sarà quello di vedere tantissime realtà morire».

Per tornare poi in ambito calcistico-elettorale e sottolineare: «Come detto, ritengo le elezioni terreno di democrazia. Dispiace però, vedere e aver visto che invece sia diventato luogo per ‘mestieranti’ e che si sia perso di vista il confronto sulle idee, i programmi, le cose da fare. In nome di una trasparenza sbandierata ma che, come è stato in occasione del bilancio sociale presentato lunedì 21 dicembre, rischia di essere camuffata da paroloni, effetti di immagine e una documentazione che manca di chiarezza e immediatezza. In un bilancio credo sia importante capire quanto si è ricevuto e quanto e come si sia speso, difficile però capirlo in un documento di oltre 100 pagine che nemmeno la città di Torino, quando si candidò a Città Europea dello Sport nel 2015, aveva presentato… Un Comitato che, come detto, deve e dovrà essere parte attiva nel risolvere questioni delicate come la gestione degli impianti e delle attività, perchè troppe volte si è assistito ad una rigidità propria solo di chi non sa e non ha idea di cosa significhi organizzare l’attività sul campo. Nel lasciarci alle spalle questo strano ed ironico 2020, anche il silenzio istituzionale che si è creato attorno allo sport dilettantistico deve finire e diventare rumore. Nel 2021 lo sport, il calcio e le società devono riprendersi i propri spazi, con l’augurio che tra i Presidenti si crei un modo diverso per parlare di Calcio, un dialogo basato sulla lealtà e sull’etica sportiva e civile, partendo dal 10 gennaio che ci vede impegnati in un importante momento elettorale per il rinnovo del gruppo dirigente del Comitato per il prossimi quattro anni. E’ interessante prendere atto che su 495 Società aventi diritto al voto circa 200 hanno manifestato con la propria firma la volontà di cambiamento, sostenendo la candidatura di Filippo Gliozzi»

 

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