I tifosi juventini spesso mi accusano di essere troppo critico con la loro squadra, con i giocatori che la compongono, con il tecnico che li allena, con la società tutta.
Devo ammettere, in assoluta sincerità, che non hanno torto, ma una ragione c’è e risiede nel fatto che, trattandosi di una squadra forte e di un club potente, il controllo e il giudizio da parte dei giornalisti deve essere senza sconti e senza compiacenze, oltre che commisurato alle ambizioni della società e dell’intera tifoseria.
Esplicitata la doverosa premessa, questa volta devo esibirmi come difensore della Juve da tutte quelle accuse, scaricate prevalentemente dal web, nelle quali le si imputa di essere stata favorita dall’arbitraggio di Irrati in Juventus Bologna. Il casus belli riguarda il tocco di mano di De Ligt sul finale di partita che avrebbe dovuto portare, secondo la maggioranza dei contestatori, all’assegnazione di un calcio di rigore alla squadra allenata da Mihajlovic.
Confesso che, ad una prima impressione, anch’io ero della stessa convinzione, come minimo mi aspettavo che Irrati rivedesse al Var l’episodio e, una volta constatato che il pallone aveva colpito il braccio del difensore, avrebbe deciso di assegnare il rigore.
Mi sbagliavo e anche in modo grossolano. Sabato ero nello studio di Saturday Night, a Sky, con la quale collaboro in qualità di commentatore e opinionista, e per fortuna me ne sono stato zitto, lasciando la parola prima a Stefano De Grandis e poi a Riccardo Trevisani che raccontavano la partita. L’interpretazione della regola, di recente ribadita dal designatore Rizzoli proprio negli studi di quella televisione, dice infatti che non è da fischiare rigore nel caso in cui un calciatore, colpito alla mano o ad un braccio (larghi) dalla palla, se la sia in qualche maniera tirata addosso. Ed è effettivamente quanto accaduto a De Ligt che prima tocca di sinistro il pallone e poi, in parte lisciandolo, lo si vede sbattere contro il braccio.
Dunque: sarebbe stato rigore inequivocabile se De Ligt avesse completamente mancato l’intervento (quindi non avesse toccata la palla), ma dal momento che la tocca e poi gli va addosso l’intervento è da ritenere non punibile.
Questa laboriosa spiegazione è stata, negli ultimi giorni, sulla bocca di tutti. Eppure è sorprendente scoprire come non la si voglia accettare comunque, ma anzi ci sia una buona parte di tifosi, ovviamente ostili alla Juve, che pensano ad un’interpretazione ad hoc per favorire la società bianconera.
Ora, tutti noi sappiamo quanto sia difficile avventurarsi nella casistica regolamentare. Io stesso, con questo mio pezzo, ho autodenunciato una perplessità figlia dell’ignoranza. Quello che non è accettabile è che, nonostante le spiegazioni, resista una fetta (feccia?) di scettici negazionisti (anche se questo termine dovrebbe essere usato per questioni più serie e rilevanti) in grado di articolare spiegazioni fantasiose o controverse.
Il calcio è il calcio e le sue diciassette regole (a proposito quanti sanno che sono così poche?) sono state soggette, nel corso degli anni, a radicali modifiche o a capziose interpretazioni. Quella che riguarda De Ligt sarà applicata anche ad altri e nessuno dovrà sorprendersene. Il problema insoluto e irrisolvibile, invece, è quando non si vuol capire. E il tifo, bieco e spregevole, prevale sulla ragione.