Juventus – Lione, i bianconeri sono al punto più basso sotto la gestione Sarri

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Giancarlo Padovan
Giancarlo Padovan
Editorialista e allenatore di Base

Juventus – Lione ha sancito, in virtù della sconfitta, ma soprattutto della prestazione, che bianconeri sono al punto più basso sotto la gestione Sarri. Tant’è vero che anch’io, sempre dalla sua parte quand’era al Napoli e al Chelsea, comincio fortemente a dubitare che quest’anno vinca qualcosa tra Champions League (una chimera), lo scudetto (un’illusione) e la Coppa Italia (neanche una mezza consolazione).
Detto che Sarri ha già perso la finale di Supercoppa italiana, che la Lazio l’ha battuto anche in campionato al pari del Napoli e che l’Inter probabilmente lo sconfiggerà domenica sera, c’è una cosa che più delle altre induce al pessimismo. Questa squadra non solo non ha gioco nel senso di forma collettiva, ma non ha nemmeno quelle spiccate individualità che crede di annoverare in rosa.
La partita di Lione è stata tristemente emblematica: Danilo e Alex Sandro sono due giocatori normali che, in certe serate, sbagliano più dell’ordinario. Superego Bonucci ogni volta che si mette a fare il leader, come nel riscaldamento con il Lione in cui ha litigato con Matuidi (gravissimo che Sarri non l’abbia seguito e che lo staff l’abbia permesso), naufraga in prove penose a dimostrazione che leader non è. I tre del centrocampo, ovvero Pjanic, Bentancur e Rabiot sono uno più sopravvalutato dell’altro: il bosniaco sgonfio e banale, l’uruguaiano deficitario sia in impostazione che in interdizione (il gol è colpa sua), il francese la parodia di un calciatore mai nato. I sostituti, per la verità, sono anche peggio: Matuidi corre tanto, ma ha i piedi storti (forse è il meno tecnico della rosa insieme a Chiellini), Ramsey corre poco e non incide mai, Bernardeschi ignora la sua identità (mezzala, ala, trequartista mancato?), Khedira, altro posapiano, è un infortunato cronico.
Può un’accozzaglia siffatta pensare di vincere una competizione tra scudetto e Champions? Per me no, anche se alcuni invitano a non dare per morto Cristiano Ronaldo, vista la striscia positiva che si è interrotta solo a Lione e le non poche situazioni in cui ha “potato” partite spinose. Ammettiamo che l’assunto sia vero. Non si può, però, credere che sia sempre e solo lui il risolutore delle gare complicate o che lo sia Dybala (male anche lui in Francia) o, peggio, Higuain adesso che è pure malandato per la sciatalgia e la porta non la vede più (sbagliato un gol che grida vendetta).
Infine ci sarebbero gli esterni e, in ultima analisi, Giorgio Chiellini, magari in coppia con De Ligt, il migliore nel disastro lionese. I primi dovrebbero creare gioco dove c’è un po’ più di spazio, i secondi rendere impermeabile una difesa che prende troppi gol.
Purtroppo per la Juve, Cuadrado sta giocando troppo (colpa di Sarri che lo ha impiegato anche a Ferrara dove avrebbe dovuto riposare) e Douglas Costa ha muscoli di seta (se è guarito, e ne dubito, non si sa quando rientra).
Chiellini, invece, ha fatto cinquanta minuti a Ferrara sbagliando tanto in fase d’impostazione causa desuetudine da campo, mentre De Ligt lotta, sbuffa e si spacca con una generosità inversamente proporzionale alla misura.
Insomma la Juve attuale, quella che dopo la Champions, quasi compromessa, affronterà l’Inter domenica sera e poi il ritorno della semifinale di Coppa Italia, è in uno stato pietoso. Sia perché Sarri è arrivato al momento cruciale con la squadra scarica (anche atleticamente) e annebbiata, sia perché non c’è un giocatore in grado di risolvere certe situazioni con una giocata.
Per un allenatore “giochista” questo sarebbe già un affronto, ma almeno garantirebbe il galleggiamento in attesa di tempi migliori. Invece la Juve non gioca, non tira e pure perde. Dunque non c’è una ragione per concederle neanche un po’ di fiducia.


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