12 Agosto 2020 - 23:23:45

Ma quale esonero Mazzarri, Walter ha dimostrato di saper fare calcio seppur con meno mezzi

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Giancarlo Padovan
Giancarlo Padovan
Editorialista e allenatore di Base

Sono un estimatore della prima ora di Walter Mazzarri. Perciò potete immaginare con quale sofferenza abbia assistito allo 0-7 casalingo del Toro con l’Atalanta e all’ingiusta eliminazione dalla Coppa Italia per opera del Milan. Si dice – ed è vero – che Mazzarri si lamenti spesso e più spesso di altro degli arbitri. Questa volta, però ha perfettamente ragione: la mancata espulsione di Rebic ha condizionato la partita e, presumibilmente, avrebbe cambiato l’esito finale.
Nonostante ciò, il Toro non solo è rimasto in partita anche nel primo supplementare, ma avrebbe portato a casa la qualificazione se, a meno di quattro minuti dalla fine del recupero, non avesse tenuto una difesa tanto piatta al limite dell’area. E adesso, giustamente, staremmo celebrando sia l’impresa che la resurrezione di una squadra che sabato sera era oggettivamente sbandata dentro ad un burrone.
In molti, prima della gara con il Milan, si sono domandati se fosse giusto dare a Mazzarri un’altra possibilità. E, anche se a malincuore, confesso di essermi posto anch’io il dubbio. Tuttavia il quarto di finale di San Siro era così ravvicinato da sconsigliare qualsiasi decisione. A questa ragione se ne aggiungeva un’altra: il presidente Urbano Cairo non aveva nessuna intenzione di cambiare. Sia perché credeva ancora in Mazzarri, sia perché è un pragmatico: le alternative, per lui, non erano migliori dell’uomo che siede in panchina. Inoltre per il presidente non è mai secondario investire risorse in maniera impulsiva, come non sarebbe stato etico addossare ogni responsabilità all’allenatore.
Il Torino è certamente una buona squadra, in campionato dovrebbe avere almeno sei punti in più (molto ha dilapidato a Verona, con la Spal e in casa del Sassuolo), ma non è esattamente fuori dalla corsa per conquistare un posto per l’Europa League (è a meno quattro da Cagliari, Parma e Milan). Quindi può dare ancora un senso al campionato e chiuderlo con un traguardo che lo impreziosirebbe.
Da Milano sono arrivate notizie confortanti. La squadra, se si eccettua la prima mezz’ora durante la quale aveva ancora negli occhi la goleada patita con l’Atalanta, è cresciuta poco alla volta. Ha raggiunto il pareggio (con Bremer) grazie ad una grande azione e ha raddoppiato (sempre con Bremer) nel momento in cui si stava esprimendo meglio.
Mazzarri ha lavorato bene sia dal punto di vista psicologico che tattico. La squadra è tornata ad assomigliargli e a credere nelle sue possibilità, è andata avanti e, anche nel supplementare ha avuto, la possibilità di fare il 3-2. Qualcosa è venuto meno per quanto riguarda le energie, un deficit che ha fatto appannare la vista ai giocatori e provocato qualche errore di troppo. Ma complessivamente è stato un Torino assolutamente degno della sua tradizione.
A Cairo, poi, non sarà sfuggito che la differenza l’hanno fatta i cambi: Calhanoglu, Kessie, Ibrahimovic e Leao hanno segnato o propiziato i gol che hanno cambiato il finale. Quei giocatori Mazzarri non li ha. Un po’ perché la società non glieli compra, molto perché il Toro delle ultime due partite è ridotto all’osso causa infortuni. Mazzarri, insieme con la sua squadra, ha certamente sbagliato partita con l’Atalanta, ma a Milano ha dimostrato di essere un allenatore che, con meno mezzi di altri, può ancora dire di fare calcio.


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