Manca la “cazzimma” a questo Napoli, ma per Ancellotti va tutto bene

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Ancelotti napoli

Il Napoli di Carlo Ancelotti è una delusione cocente da più di un anno. Attualmente è quarto, a sei punti dalla Juve, cinque dall’Inter e tre dall’Atalanta. Mercoledì lo scontro diretto con i bergamaschi chiarirà dove può arrivare, ma un ritardo così cospicuo dopo appena nove giornate non se lo aspettava nessuno. Nemmeno De Laurentiis che, avendo messo in panchina Ancelotti due stagioni fa, si è assicurato una sorta di parafulmine con la piazza. Infatti Ancelotti non è criticato né a Napoli, né nel resto d’Italia. Sarà perché ha vinto molto, sarà perché è mansueto, sarà perché tratta bene tutti, specialmente i giornalisti, verso di lui non si registra il minimo dissenso. Strano perché al Napoli, fino ad oggi, ha vinto meno di Mazzarri.
Ovviamente non si tratta di attaccare indiscriminatamente un tecnico che ha fatto risultati ovunque sia stato, ma rilevare che il Napoli è una squadra con scarsa identità e un rendimento molto discontinuo sarebbe nell’ordine naturale delle cose
Cambiare formazione ad ogni partita può essere una necessità, tuttavia che i meccanismi ne possano risentire è del tutto ovvio. Così come non vincere a Ferrara, dopo essere passati in vantaggio, è una colpa da qualsiasi parte si voglia guardare il risultato. Con la Juventus e l’Inter fermate sul pareggio, l’occasione per accorciare il distacco era ghiottissima. Coglierla sarebbe stato obbligatorio, ma il Napoli non ce l’ha fatta neanche questa volta.
Cosa gli è mancato? Gli osservatori sono tutti concordi nel dire che, al di là del gioco, spesso frammentato (nel primo tempo con il Verona gli azzurri avrebbero meritato un netto svantaggio), mancano la determinazione, la rabbia o la ferocia che dovrebbero contraddistinguere una squadra che insegue e non vuole lasciarsi scappare né la Juve, né l’Inter.
Ora non è difficile indicare chi dovrebbe trasmettere queste caratteristiche al gruppo. Invece Ancelotti, più pacioso e sereno che mai, giustifica quasi ogni tipo di prestazione e arriva ad affermare che i soli punti mancanti solo quelli persi in casa con il Cagliari.
Detto che, nel caso, il Napoli sarebbe stato alla pari dell’Atalanta, ma sempre sotto a Juve e Inter, la mia impressione è che Ancelotti si sia imborghesito e non viva più la professione come dieci anni fa. Anche l’idea di fare di Napoli l’ultimo suo club di appartenenza, con la richiesta esplicita di un allungamento del contratto, mi suona come il bisogno di un “buen ritiro”, piuttosto che di una progettualità condivisa con il presidente.
Al quale, forse, sta bene anche chiudere ogni anno nei primi quattro posti per la Champions League, fare qualche buon risultato internazionale (la vittoria sul Liverpool e la quasi qualificazione agli ottavi rappresentano un obiettivo raggiunto), mantenere la pace sociale che Ancelotti gli garantisce.
Dubitiamo però che i tifosi possano accettare a lungo un piano che non preveda successi se non episodici. Infatti la quota degli abbonamenti è decisamente scesa, nonostante il calo dei prezzi e i lavori al San Paolo. Avvisaglia di una crisi che i risultati, poco o per nulla soddisfacenti, potrebbero acuire. Serve una svolta e l’unico che può imprimerla è Ancelotti. Sempre ammesso che ne abbia la forza e la voglia.


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