27 Gennaio 2021

Nascita e trionfo di uno squalo buono

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Risale al 2007 la mia prima esperienza diretta con il Giro d’Italia. Era una tappa di montagna con partenza da Scalenghe e arrivo a Briançon. Arrivai presto davanti all’arrivo per vedere quello che è sempre stato il mio idolo di questo sport, Gilberto Simoni. Rimasi stregato dalla magia della carovana pubblicitaria, da cui presi molti gadget, e da tutto il popolo unico che circonda la corsa rosa. Quel giorno Simoni fece una grande gara, ma fu beffato per pochi metri da Danilo Di Luca, che poi vinse quel Giro. Ma dietro ai cinque che si contendevano la classifica arrivò un giovane compagno di Di Luca: Vincenzo Nibali. Tre anni dopo, la mia passione verso questa manifestazione era tanta e, insieme a due miei compagni di classe, decisi di marinare la scuola (ma badate bene che questo non si fa ragazzi) per andare a vedere una cronometro con arrivo a Cuneo. Il mio intento era quello di vedere Simoni, ormai 39enne, gareggiare un’ultima tappa, ma ancora una volta la mia strada si intrecciò con quella di Nibali, che al termine di quella giornata indossò per la prima volta la maglia rosa. Fu l’inizio di una serie di grandi vittorie per lo Squalo dello Stretto (Nibali è di Messina): nel 2010 il trionfo alla Vuelta di Spagna, nel 2013 la conquista del Giro e nel 2014 il successo al Tour de France. Nibali è uno dei sei ciclisti ad esser riuscito nell’impresa di vincere tutti e tre i grandi giri, il secondo italiano dopo Felice Gimondi. Al Giro del 2016, lo Squalo si è presentato al via da grande favorito, ma tutto sembrava andare storto, prima la scomparsa di Rosario, un ragazzo di 14 anni che correva per la squadra giovanile fondata da Nibali che lui considera come un figlioccio. Poi Nibali in tutte le tappe di montagna non riusciva a tenere il passo dei tre più forti: l’olandese Kruijswijk, il colombiano Chaves e lo spagnolo Valverde. La svolta è arrivata con la terzultima tappa, lo Squalo aveva quasi 5 minuti di ritardo, ma sul Colle dell’Agnello, a oltre 2000 metri, ha ritrovato la giusta condizione. Prima ha ceduto Valverde, poi Kruijswijk (maglia rosa), ha perso lucidità ed è caduto in discesa ed infine anche Chaves ha dovuto inchinarsi. Nella penultima tappa, la rincorsa è stata completata, Nibali con un il suo passo di una forza e di un’eleganza magnifica, ha stremato la resistenza di Chaves, l’ultimo ad arrendersi, ed ha ottenuto la sua vittoria più bella. Anche se questa volta l’impresa l’ho vista solo dalla tv della redazione di Sprint, spero di avergli portato un po’ di buona sorte e di portagliene ancora, ad uno degli atleti di punta dello sport azzurro.

 

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