Politica sportiva, Dilettanti sacrificati sull’altare della cadrega

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La prima pagina di Sprint e Sport
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Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia, lo aveva già buttato lì, in occasione dell’assemblea straordinaria lombarda, che il vincolo non era una priorità e così è stato. I Dilettanti, prima che Carlo Tavecchio si dimettesse, avevano la presidenza federale, la vice presidenza vicaria, il Settore Giovanile. Al termine di questa tornata elettorale non avranno più nulla e cadrà anche l’ultimo tabù: il vincolo. Una sconfitta totale, un sacrificio non necessario ma che ci viene chiesto di fare in nome delle ambizioni politiche di Cosimo Sibilia che mira a diventare presidente della Federcalcio. Qualcuno sussurra che in fondo in fondo i Dilettanti avevano ottenuto pure troppo ma qualcuno vada a chiedere alle società se è vero. In realtà, in particolare con il Settore Giovanile, il percorso era appena intrapreso e, soprattutto per quanto riguarda i Centri Tecnici Terrotoriali, un progetto fortemente voluto da Carlo Tavecchio, rischia di andare tutto in malora.

Sia chiaro, non è tutta da attribuire a Cosimo Sibilia questa ecatombe, perché in realtà avviene con la complicità dei presidenti regionali (nel nostro caso Giuseppe Baretti e Chrristian Mossino) e dei Delegati Assembleari. Per quale motivo dovremmo rinunciare a delle conquiste così faticosamente ottenute nel corso degli anni? E che ne sarà del futuro dei Dilettanti? Già il sottobosco si sta muovendo per occupare a loro volta la presidenza della Lnd, e i nomi che si sentono all’orizzonte fanno tremare i polsi. Dirigenti mediocri che ambiscono a loro volta occupare altre cadreghe. Solo per un motivo, solo uno, si potrebbe in questo momento permettere a Cosimo Sibilia di diventare presidente e cioè se Carlo Tavecchio fosse disponibile a ritornare in Piazzale Flaminio. Occorre un confronto chiaro, trasparente, altrimenti i nostri Delegati e i nostri presidenti regionali si macchieranno di una colpa grave.