19 Gennaio 2021

Quanto costa la Lega Dilettanti? Un fiume di denaro verso le tasche dei “volontari”, ecco perché non si vuole uscire dal bunker

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Claudio Verretto
Claudio Verretto
Direttore irResponsabile, bastian contrario, sempre dalla parte degli indiani

Il dubbio ci è venuto ascoltando le call dei vari presidenti. Vuoi vedere, ci siamo chiesti, che qualcuno si è perso le pagine di inchiesta del giornale? E allora siamo andate a ripescarle, una per una, e ne abbiamo trovate 71. Solo da marzo a luglio. Tutte con lo stesso comune denominatore e cioè quanto costa l’apparato alle società e quali ipotesi si potrebbero mettere in campo per risparmiare risorse e quindi pesare meno sulle casse dei club. Per evitare che le truppe cammellate, sempre ben organizzate quando si deve screditare il lavoro altrui possano inquinare i pozzi, abbiamo deciso di pubblicarne una sola ma significativa. Ci sono due tabelle, nella prima l’elenco di quelle che noi definiamo prebende, ossia rimborsi spese elargiti per creare consenso. In questa voce potremmo portare la testimonianza di un collaboratore che venne “ripreso” perché non presentava il rapportino per ottenere il rimborso, una presa di posizione che “metteva in difficoltà gli altri”. Dove per altri erano quelli che lo presentavano con regolarità.

Nella seconda tabella un’analisi dettagliata di dove si potrebbe incidere senza per altro limitare i servizi alle società. Serve però una diversa visione della “cosa pubblica”, chi si vuole avvicinare al governo del calcio deve ritrovare lo spirito dei dirigenti che abbiamo conosciuto trent’anni fa quando il consigliere regionale, per lo meno qui da noi, non percepiva rimborsi e se doveva partecipare ad una riunione prendeva ferie. Si andava ad occupare determinate posizioni come si andava a fare volontariato presso qualunque altra associazione. Perché non dobbiamo mai dimenticare che la Lega Nazionale Dilettanti rappresenta i presidenti, le società, cioè i contributori del sistema e non i percipienti. Un presidente a fine mese non incassa uno stipendio e men che meno un rimborso spese, al massimo ripiana di tasca sua gli eventuali costi che non sono stati sopportati dalle varie attività del club. Di fronte a questa prospettiva siamo propensi a credere che ben difficilmente andremo a spendere 40 mila euro di soldi delle società per tenere un’assemblea in presenza perché vincere diventa l’unica cosa che conta. Costi quello che costi.

Cari presidenti, quindi, non sta a noi dare indicazioni di voto, il nostro mestiere è informare i nostri lettori di quello che succede. Prima di esprimere un voto vale però la pena di soffermarsi, analizzando queste tabelle, anche solo per capire chi ci ha portati a questo punto, chi ha delle responsabilità, chi non ha alzato un dito. Poi ci si può tranquillamente confermare chi ha il bastone del comando in questo momento ma che almeno sia fatto con razionalità. Anche perché comunque in questo momento abbiamo la fortuna di avere quattro ottimi candidati, due in Piemonte e due in Lombardia. E’ il retrobottega che andrebbe analizzato con maggiore attenzione, il caravanserraglio che qualcuno si porta dietro e che rappresenta la più grossa delusione di questa tornata elettorale. Chi è partito con mettere il presidente (il contributore) al centro di tutte le decisioni, e noi abbiamo applaudito a scena aperta, ed è finito con fare l’accordo con un’associazione di direttori sportivi (i percipienti). La Confindustria del calcio ha chiesto aiuto alla Cgil per esprimere il proprio presidente. Questo lascia un po’ di amaro in bocca ma da queste colonne lo avevamo già anticipato, da ogni elezione usciamo delusi, questa volta non abbiamo nemmeno dovuto aspettare il voto.

 

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