10 Aprile 2021

Riceviamo e pubblichiamo due lettere, due presidenti che affrontano nel quotidiano i problemi delle loro società

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Lettere alla redazione
«Dopo aver sentito vari commenti delle società sulla ripresa dell’attività e sul protocollo attualmente in vigore, vorrei esprimere un mio pensiero. Abbiamo in atto un DPCM che pone vincoli e divieti verso lo sport in generale, e il calcio in particolare, in modo assai discutibile e sicuramente non uguale per tutti. Infatti possono allenarsi liberamente e giocare i campionati giovanili nazionali, ma non possono farlo i campionati regionali e men che meno i campionati provinciali. Evidentemente il virus agisce e contamina in base alla tipologia di campionati. I settori giovanili nazionali possono utilizzare spogliatoi e docce, a tutti gli altri non è consentito pur rispettando distanziamenti e regole.

Un protocollo che consente di fare attività al coperto nei palazzetti (basket, Pallavolo, Hockey) con allenamenti, partite, spogliatoi e docce. Che consente di andare a giocare liberamente nei parchi, ma che vieta al calcio di fare partitelle all’aperto (praticamente senza rischi e con i dovuti controlli), e non consente a un giocatore di potersi lavare con acqua calda dopo un allenamento. Non dico che questo protocollo non deve essere rispettato (anche se personalmente lo penso) perché ci sono responsabilità civili e penali per i presidenti, ma credo che vietare e limitare i ragazzi nel fare gli allenamenti senza il naturale sfogo della partitella non faccia loro bene. I giovani vanno assolutamente aiutati e preservati da altri mali e/o vizi deleteri quali stress, depressione, perdita di entusiasmo, abbandono dell’attività sportiva, telefonini, tablet, videogiochi, compagnie sbagliate, ore trascorse nei parchi senza alcun controllo sanitario, oratori chiusi da tempo immemori.
Auspicando che la situazione sanitaria migliori (anche se le ultime notizie non sono tranquillizzanti) e venga presto proposto un protocollo adeguato e più rispondente alle aspettative delle società, faccio un appello affinché tutte le società pongano come obiettivo primario la ripresa dell’attività giovanile perché in gioco c’è il futuro dei nostri giovani e questa fase non può e non deve essere trascurata».

Tino Cornaggia (Presidente Sancolombano)


Tra indifferenza e lontananza…
Al Presidente Regione Piemonte (Alberto Cirio), Sindaco Di Torino (Chiara Appendino), Presidenti Circoscrizione della Città di Torino

Gentili Signore, Gentili Signori,
Siamo Chiusi e fermi dal 23 febbraio 2020, ormai è passato un anno. Per lo sport Dilettantistico quel giorno ha segnato un triste ed inesorabile declino verso l’ignoto, il silenzio e la desolazione nella totale indifferenza da parte delle Istituzioni Politiche, ad ogni livello: Governativo, Regionale, Comunale e Circoscrizionale e delle forze politiche, i partiti, che si riconoscono all’interno dell’Arco Costituzionale. Non sono da meno, quanto a indifferenza e lontananza, le Federazioni ed i Comitati, che dovrebbero rappresentare le varie discipline sportive ed in particolare quelle che praticano sport di Contatto.
Gli impianti sportivi Chiusi, i Campionati sospesi, niente attività all’aria aperta. Tutto l’indotto sportivo non produce. Tutta l’attenzione viene riservata esclusivamente al mondo dei professionisti. Tutto quel mondo immenso per dimensioni e passione oltre per numero di partecipanti, legato allo sport di base, dilettantistico che sembra non esistere. Nonostante gli impegni economici, organizzativi e sociali che lo sport di amatoriale assume su se stesso. Il prezzo più alto, però, lo pagano i ragazzi che non possono partecipare, essere protagonisti di quelle attività sportive organizzate da oratori o associazioni sportive comprese quelle che si svolgono all’aria aperta. Siamo cittadini anche noi e sappiamo quanta prudenza occorre mettere nella gestione della pandemia. Non si tratta perciò di voler ripartire con i Campionati, Tornei; bensì di ridare a tutti gli sportivi, ragazzi e ragazze iscritte presso le associazioni sportive ed Enti Promozione, la possibilità di praticare lo sport amatoriale, nel rispetto delle indicazioni delle norme anti COVID – 19; seguendo ad esempio le procedure applicate presso le scuole, in considerazione anche del fatto che spogliatoi e docce non vengono utilizzati. Parliamo di attività organizzate: gli allievi, gli iscritti o i frequentatori non sono abbandonati a sé stessi, ma seguiti da istruttori – mister – insegnanti qualificati e vigili nel rispetto delle regole.

Le Associazioni Sportive, dopo una fase iniziale di sgomento, si sono prodigate per riorganizzarsi e farsi trovare pronte a ripartire. Molte sono state le iniziative proposte e realizzate. Si sono chiesti aiuti, risorse economiche, sostegni e sospensioni del pagamento delle bollette, dei canoni delle cartelle esattoriali e tutte le spese amministrative in genere, compresi i mutui. Tutto ciò non ha prodotto nulla se non la forte percezione di totale indifferenza: ristori nulli o inadeguati. In ogni caso senza una idea strutturata, pur nella crisi pandemica, di come evitare il fallimento economico di molte di esse. Già alle prese con investimenti fatti o imposti a cui non è possibile ad oggi sapere se e quando poter far fronte.

A questo proposito ben vengano gli aiuti a sopravvivere delle Società Sportive e le Associazioni in genere e il bonus statale riservato ai lavoratori del Settore Sport: mister, istruttori, tecnici, custodi, segreterie, addetti alla sanificazione e pulizie. Occorre riconfermare il sostegno, possibilmente coinvolgendo direttamente le Società sportive. Bisogna che il CONI e le Federazioni coinvolgano le Regioni e i Comuni per la definizione di stanziamenti mirati magari attraverso bandi per poter elargire contributi e garantire che nessuno rimanga indietro e tantomeno chiuda definitivamente.

Per far sì, che molte Associazioni e Società Sportive NON chiudano in maniera definitiva, sono state promosse molteplici iniziative: Conferenze, video clip, documenti di ogni tipo, comunicati stampa, il tutto per far sentite forte e chiara la voce di disperazione di questo mondo ormai dimenticato da tutti. Ora, non c’è più neanche il Ministero allo Sport, perdendo un punto di riferimento, per quanto fragile, importante e utile in questi mesi di dramma sportivo.

Non sappiamo a chi, in modo specifico, occorra rivolgersi per affermare che lo sport non è un problema, ma un grande strumento di coesione, integrazione, inclusione, aggregazione, educazione e formazione personale e sociale, una salvaguardia continua per la propria salute fisica e mentale.

Angelo Frau (Presidente Asd Cit Turin LDE)


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