Si chiude una settimana dedicata alla violenza sulle donne, e il calcio femminile continua a dare buoni esempi

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Giancarlo Padovan
Giancarlo Padovan
Editorialista e allenatore di Base

Domenica scorsa, in occasione di Roma-Juventus, gara clou della settima giornata del campionato di serie A femminile, Elisa Bartoli e Sara Gama, compagne di Nazionale e capitane rispettivamente della Roma e della Juve, sono entrate in campo accompagnate da un uomo che stringeva tra le mani un narciso. Una rappresentazione visiva di quella che è stata nel femminile la celebrazione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. A questo proposito la Divisione Calcio Femminile ha lanciato un hashtag molto efficace e illuminante: #facciamogliuomini. Tutto molto bello e sentito, tutto molto condiviso. Il punto è sapere quanto e dove il messaggio sia arrivato. Nel mondo delle donne, è ovvio che il problema della violenza di genere è forte e sentito, ma in un Paese come il nostro dove ogni quindici minuti una donna subisce un sopruso e viene attaccata fisicamente, è chiaro anche che serva qualcosa di più.

Il calcio femminile, da questo punto di vista, è un luogo metaforicamente sensibile ed educativamente sfruttabile. E non lo dico solo perchè frequentando questo ambiente si impara a rispettare le donne, la loro abilità, le capacità e, ovviamente, anche i limti, ma perché da un molti punti di vista il calcio delle donne è più avanti di quello degli uomini, quindi può insegnare il rispetto dello spirito del gioco. Dentro e fuori dal campo. Nelle partite delle ragazze, per esempio, i falli sono infinitamente ridotti e, con essi, i provvedimenti disciplinari. Non esistono le proteste, non esiste la simulazione e perfino sui falli effettivi in area di rigore la lealtà è di gran lunga superiore all’opportunismo. Un esempio concreto. Due domeniche fa si è giocata Milan-Juventus e, a cinque minuti dalla fine, le rossonere erano sotto per 2-1. Accade una situazione di gioco sintomatica. Valentina Giacinti, capitano del Milan, controlla un pallone in area e viene a contatto con un avversaria che la fa cadere. Ma anziché restare a terra ed invocare il possibile rigore, Giacinti si rialza di scatto, continua l’azione e guadagna (si fa per dire) un onesto calcio d’angolo. Ecco, per molti di noi, innamorati di questo sport, è stata un’azione-manifesto. Quanti maschi, di qualsiasi età e categoria, si sarebbero lasciati tentare dal lucrare un calcio di rigore? A mio giudizio tutti. Un altro aspetto fondamentale è l’assenza di polemiche tra i protagonisti di una partita, fosse anche la più importante del mondo. Vige, anzi, una cavalleria e un’onestà intellettuale che neppure gli inglesi hanno raggiunto quando hanno introdotto il fair-play come uno dei valori cui riferfirsi. Resto sempre su Milan-Juventus, interviste del dopo-partita. Juventus raggiunta a 20 secondi dalla conclusione del recupero da un gol di Francesca Vitale. Intervista a Rita Guarino, allenatrice delle bianconere, che avrebbe di cha rammaricarsi: «Anche se il Milan ha segnato a pochissimo dalla fine, il pari è giusto. Durante la partita avevamo corso seri pericoli». Laura Giuliani, portiere della Juve, è sulla stessa linea: «Il pareggio del Milan è meritato perché fino alla fine ci hanno creduto».

Forse mi sbaglio, ma certe specificità (parole, opere, ammissioni), appartengono solo al femminile. Per questo è il terreno giusto dove lanciare messaggi: oltre che un terreno pulito, è totalmente privo di ipocrisia. Anzi, stando solo un po’ più attenti, tutto il calcio (e chi lo guarda) potrebbe trarne un benefico vantaggio.

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