L’appello di Sprint e Sport ai parlamentari eletti in provincia di Torino: nella prossima finanziaria colpo mortale all’informazione e all’occupazione

Nel 2016 è stata varata una legge che ha imposto alle aziende editrici una profonda trasformazione e ingenti investimenti, ora la si vuole cancellare

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Sprint e Sport
Questo è Vito Crimi, con un colpo di mano vuole mettere in difficoltà tutti i piccoli giornali

Nella prossima legge di Bilancio il sottosegretario Vito Crimi (Movimento 5 Stelle) vorrebbe inserire alcuni commi per azzerare entro un anno i contributi del Fondo per il pluralismo destinati ai giornali cartacei. Si tratta di un argomento che non rientra in quelli contenuti nel contratto di Governo tra Lega e M5S. Una minaccia grave alla libera informazione locale, ad esclusivo vantaggio dei grandi gruppi editoriali.

In provincia di Torino, più che in altre aree d’Italia, a farne le spese sarebbero in tanti: Cronacaqui, La Voce del Canavese, Sprint e Sport, Luna Nuova, Il Mercoledì, L’Eco del Chisone, La Valsusa e Il Risveglio Popolare. Si aggiungano i centri distribuzione Dld Devietti di Settimo e Seal Distruzione di Leini, nonché una delle ultime tipografie “indipendenti” rimaste attive in Italia, la Its di Cavaglià. Occorre precisare alcune cose che in troppi fanno finta di non conoscere.

1) Il fondo per il pluralismo dell’informazione è un Fondo unico per i contributi a radio, tv locali, carta stampata e i siti di informazione online. Il sottosegretario Crimi vuole azzerare solo i contributi per cooperative ed enti morali, tutti no profit, che editano giornali cartacei, lasciando in vita i contributi a radio, tv locali e siti internet.

2) I fondi per l’editoria sono già scesi in 10 anni da 400 milioni ad appena 50 milioni, nessun settore ha subito tagli comparabili. Nel 2018 è entrata in vigore l’ultima riforma (Legge Lotti) e le imprese sopravvissute hanno dovuto investire per adeguare le proprie strutture alle nuove regole. Ora si vuole cambiare di nuovo tutto. Chi parla di un anno per ristrutturare le aziende alla luce dell’azzeramento del fondo, non sa di cosa parla.

3) A beneficiare di questo fondo sono solo testate edite da cooperative di giornalisti o da fondazioni o enti morali, comunque senza scopo di lucro e con l’obbligo in statuto di non dividere eventuali utili. Nell’elenco ci sono cinque quotidiani a tiratura nazionale (Libero, Avvenire, Italia Oggi, il Manifesto, il Foglio, editi da cooperative o Fondazioni ea enti morali) decine di periodici e quotidiani provinciali e oltre un centinaio di settimanali cattolici.

4) Questi piccoli giornali hanno un’altissima intensità di occupati, giornalisti, poligrafici e tecnici. Si calcola che tra i dipendenti diretti e quelli dell’indotto (edicole, distribuzione, tipografia, collaboratori, agenzie di service eccetera) siano in gioco diecimila posti di lavoro, senza contare le oltre 20 mila edicole, con un notevole costo a carico dello Stato prima come ammortizzatori sociali e poi come eventuale reddito di cittadinanza. È plausibile pensare che il costo per lo Stato sarà molto superiore all’entità dei contributi finora erogati, senza contare poi il costo sociale e culturale di un simile terremoto nell’editoria italiana..

5) Nessun grande giornale riceve questi contributi, né Repubblica, né il Corriere della Sera né la Stampa, il Messaggero, il Sole24 Ore, il Mattino eccetera. Anzi, i grandi gruppi editoriali sono sempre stati contrari ad un Fondo che alimenta centinaia di piccole testate i cui lettori e il cui bacino di pubblicità fanno gola proprio ai grandi gruppi, sempre più in crisi di copie e di inserzionisti..

6) Come è noto, le piccole aziende editrici non possono stare da sole sul mercato, perché il mercato dell’informazione, e in particolare della pubblicità, non tollera i soggetti di dimensioni minori. Per questo non solo in Italia, ma in tutti gli Stati occidentali esistono forme di finanziamento pubblico alla cultura e all’editoriaSembra chiaro che esiste un disegno contro la carta stampata, che si completa con le recenti minacce da parte deivertici del Movimento 5 Stelle di impedire alle società partecipate dallo Stato di acquistare spazi pubblicitari sui giornali.

L’impressione è che faccia molto gola la torta di investimenti pubblicitari che finisce ancora sulla carta stampata. Probabilmente qualche azienda che ha forti interessi economici nei siti web. Se proprio si vuole rimettere mano al fondo per il pluralismo e ai contributi all’editoria, lo si faccia con un disegno di legge ordinario che permetta il confronto con tutti gli attori della filiera.

GRAZIE PER L’ATTENZIONE

FIRMATO DAGLI EDITORI DI: Cronacaqui, Il Mercoledì, La Valsusa, La Voce del Canavese, Luna Nuova, Sprint e Sport I DISTRIBUTORI: Dld Devietti, Seal Distruzione. LA TIPOGRAFIA: Its di Cavaglia


L’intervento del presidente della Federazione piccoli editori Pietro Policante

La libera informazione giornalistica è come l’aria: ci si accorge di quanto sia indispensabile quando viene a mancare.

E l’informazione è libera se plurale, a più voci, che non siano solo quelle dei grandi gruppi economici e finanziari, anche se culturalmente contrapposti.

Per questa ragione le grandi e piccole democrazie europee hanno da sempre sostenuto gli editori no profit o cosiddetti “minori”, espressione di idealità e sensibilità diverse, indispensabili al formarsi del più ampio possibile criterio di giudizio sui fatti e gli avvenimenti: sociali, politici, economici, culturali.

Nella scorsa legislatura è stata approvata una radicale riforma della legge di sostegno al pluralismo dell’informazione giornalistica che ha bonificato il settore, garantendo pluralità dei mezzi di comunicazione e libertà dai condizionamenti dei vari potentati.

Oggi, una parte della maggioranza che sostiene il Governo si presenta orientata a umiliare l’informazione economicamente più fragile, togliendo il sostegno pubblico e favorendo così, per conseguenza inevitabile, i grandi gruppi editoriali.

Nel frattempo i giornalisti, presi nel loro insieme, sono fatti oggetto di insulti da querela da parte di esponenti della Presidenza del Consiglio, fatto tanto più grave quanto più alta è l’influenza del soggetto istituzionale da cui proviene questo attacco, inusitato ed inaudito.

La delicatezza del momento non va ingigantita né sminuita; va evitato lo sconquasso di posizioni sempre più radicalizzate ma va altresì difesa la pluralità dei soggetti che presentano più informazione e parametri strutturali che garantiscono occupazione ed equilibrio economico-finanziario, con un sostegno pubblico -e quindi non di parte- ragionevole e ragionato.

Non c’è alternativa. La reazione di coloro a cui manca l’aria e si sentono soffocare non è prevedibile.

Pietro Policante
Presidente della F.I.P.E.G.
Federazione Italiana Piccoli Editori Giornali