12 Maggio 2021

La penna di Igor Zani: dalle risse in Terza Categoria ai piani di viaggio per le Azzorre

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Dalla Terza Categoria torinese alla Cecenia e Dagestan, dai campi in terra battuta alla Tanzania, dal brivido provato ad un playoff di Seconda Categoria al paradiso delle Isole Azzorre, in mezzo all’Atlantico. Storie, luoghi e viaggi sono le tre bussole che han sempre guidato Igor Zani che ha cominciato da Sprint e Sport e con Sprint e Sport la sua vita lavorativa e che lo ha portato anni dopo a fare il Tour Operator fondando Altreculture e Pianeta Azzorre (quest’ultimo in lancio proprio in questi giorni).
Zani entrò a Sprint e Sport prima ancora che il giornale esistesse: «Sono tra i 4 o 5 redattori dell’origine. Prima esisteva soltanto il Piemonte Sportivo, ma nel 1994 Aristide Tutino, fondatore del Piemonte Sportivo, decise di aprire un nuovo giornale che facesse da concorrenza e lo chiamò Sprint. In quella redazione eravamo in tre o quattro: Enzo Tripodina come Caporedattore e Fabrizio Turco che all’epoca seguiva anche il basket A1 per La Stampa. Contemporaneamente a noi nacque a Rivara Sport e Sport che aveva come vocazione il calcio dilettantistico del Canavese con editore Piero Isasca e direttore Claudio Verretto. In quel periodo non aveva senso avere due giornali separati in concorrenza con il Piemonte Sportivo così i due editori si misero d’accordo e fecero la fusione dopo un anno. Aristide Tutino non venne confermato e mi dispiacque, ma rimasi ugualmente lì e la redazione si spostò tutta in quella di Corso Giulio Cesare a Torino, attaccata a Porta Palazzo. Piano piano Sprint e Sport si mangiò il Piemonte Sportivo grazie anche a Claudio Verretto (attuale direttore) che riuscì a sfruttare quella tecnologia che gli altri non usavano e sono rimasto fino al 1998 stabilendo rapporti che ancora oggi sono forti tipo con Roberto De Felice, Antonio Verteramo, Giovanni Rolle e col fotografo Giacomo Gasparini con facevo coppia fissa sui campi».

Cosa ci azzecca il giornalismo sportivo con il Tour Operator? «Le storie che ci sono dietro – spiega Zani – A me piace l’avventura e quando si è costituita la redazione di Sprint e Sport tutti aspiravano a essere protagonisti nei Giovanissimi, negli Allievi, nella Juniores,… dove si giocava a pallone. Io ero controcorrente e mi piaceva la Terza Categoria. Tutti la schifavano, ma io non andavo in giro per veder giocare bene a pallone, ma perché su quei campi c’erano storie. A me piace l’avventura e quelle partite erano avventura. Non so se sia ancora così, ma quando scoppiavano le risse per me era bellissimo. Facevo articoli e si arrabbiavano, ma mai portando rancore perché ero sempre oggettivo. Solo una volta un allenatore mi gridò dietro, ma i suoi stessi giocatori mi dicevano di lasciarlo perdere perché avevo ragione io. Ho sempre preferito i dilettanti alle giovanili perché c’è un agonismo più brutale, in Terza Categoria poi mi divertivo di più».

L’avventura e il gusto delle storie hanno portato Igor Zani poi ad assecondare la sua passione più grande per i viaggi: «Dopo la mia esperienza a Sprint e Sport sono partito per l’Irlanda per imparare l’inglese e darmi al mio pallino dei viaggi. Fare il giornalista mi piaceva, ma c’erano molti ragazzi più determinati di me. Era difficile emergere e francamente non avevo l’aspirazione massima di diventare giornalista. Averlo fatto però mi è rimasto. Ho voluto dedicarmi a quest’altra passione, anche se era difficile partire. Cominciai da uno di quei corsi post laurea di turismo in cui ero l’unico di circa 26 anni in mezzo a ventenni, ma lo scelsi perché c’era lo stage assicurato e da quello poi fui assunto come Tour Operator. Facevo viaggi fuori dalle rotte consuete vedendo parti del mondo in cui pochi ci vanno, un po’ di nicchia. Prima avevo viaggiato in Asia e Africa, ma in posti più commerciali, poi tutto un tratto le spedizioni in posti che immaginavo solo con libri di avventura o leggevo nei fumetti. Poi mi trasferì in un’altra azienda di Firenze e 12 anni fa decisi di mettermi in proprio fondando Altreculture. Mi stavo costruendo un’esperienza di tutto il mondo e fino ad allora era indispensabile l’esperienza diretta. Mi ha dato una grande mano internet che ti permette di avere molte informazioni a portata di mano, invece che aspettare una risposta via posta dal Camerun dopo 15 giorni. Ora siamo in 5 e facciamo viaggi di gruppo o individuali in parti del mondo nascoste. Vicine e lontane, ma poco battute dal turismo. Come ho detto, aver fatto il giornalista mi è rimasto: proprio in questi ultimi anni i piani di viaggio li ho scritti io. Sapere un minimo scrivere bene mi sta aiutando tantissimo. Non faccio più giornalista: però nei miei siti è come se facessi un giornale, oltre ad assecondare la curiosità, che è quello che mi è sempre piaciuto. Non tanto la cronaca, ma scavare dietro una storia sconosciuta e trovare cose che possano interessare. Insomma, non faccio più lo sport, ma la tastiera uso molto».

Così come per lo Sport, la pandemia ha avuto un effetto, forse addirittura maggiore, sul mondo dei viaggi. Zani però ha utilizzato il tempo sia per lanciare il nuovo progetto Pianeta Azzorre, ma anche per ripensare il ruolo del Tour Operator all’interno di Altreculture in chiave più green, più sostenibile. «Avevo in testa delle idee per le quali prima non avrei avuto tempo. Mi sono messo un po’ a rifondare l’ideologia del Tour Operator. Noi partivamo già dalla base di far scoprire ruoli in chiave etnografica: posti nascosti, tribù, popolazioni, … ma in questo periodo bisogna andare aldilà di una formula già consumata dai tanti attori che ci sono sul mercato. Internet ha dato una grande mano, ma ha anche permesso che blogger o ignoranti possano vendere viaggi saltando gli iter necessari. Ho pensato fosse necessario fare un salto. Abbiamo ridotto le destinazioni, che poi magari reinseriremo, per adottare una nuova filosofia: il viaggio poco impattante. L’impatto zero è impossibile non fosse che per l’aereo, però abbiamo adottato un regolamento nuovo per non rovinare i posti che portiamo a vedere. Per esempio facciamo gruppi massimo di 6 persone (di dieci in alcune destinazioni), mentre gli altri con meno di quindici persone non partono. Non diamo più gadget made in China, ma regaliamo una borraccia prodotta in America che costa tantissimo, ma filtra l’acqua da tutti i tipi di virus oltre ad abbattere l’uso della plastica. Sperimenteremo tutto appena si aprirà la possibilità di partire, sapendo che anche il cliente dovrà fare la sua parte».

 

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