“Che ci faccio io qui? I bambini nelle carceri italiane”, una mostra a Torino

537
Carceri, mostra a Torino
Mostra a Torino

È un trinomio di cui si sente parlare poco quello tra mamme, bambini e carcere ma, al giorno d’oggi, più attuale che mai. Ed è proprio questo che la mostra “Che ci faccio io qui? I bambini nelle carceri italiane” curata da Bruno Mellano, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte, intende mettere in evidenza: le condizioni e le abitazioni atte ad ospitare semi “nuclei familiari” composti da mamme e rispettivi figli nel contesto carcerario. Una realtà in continua evoluzione e aggiornamento, con iniziative, organizzazioni, volontari e strutture pronte a rendere la permanenza nel penitenziario delle donne con annessi bambini il più agevole e sostenibile possibile, onde evitare ripercussioni psicologiche e traumi nei primi anni di vita degli infanti. Mostra importante dal calibro Nazionale, esposta al Parlamento italiano nel 2007, arriva in Piemonte grazie anche a Luigi Gariglio, sociologo dell’Università degli studi di Torino e uno dei cinque fotografi protagonisti dell’esposizione. «Sono utili sguardi diversi», commenta Gariglio, che sostiene l’importanza e l’emozione di entrare nelle strutture carcerarie per raccontare «l’identità delle persone e la soggettività delle donne e dei bambini», sottolineando che queste rimangono persone, raffigurate senza i segni della detenzione, eliminando la retorica del bianco e nero e dell’abbigliamento del penitenziario. Continua poi: «È stato un lavoro estremamente importante e interessante e che ci ha tolto molto più tempo di quello previsto per via dell’incarico eccezionale che ci era stato dato. Era un momento importante in cui sembrava che fossero le Istituzioni a chiederci di raccontare qualcosa che noi già raccontavamo ma con molta più fatica. […] Io credo che le immagini aprano lo sguardo e le porte per rendere le persone di nuovo persone». E proprio in tema di strutture ecco sta prendendo sempre più piede sul territorio italiano l’Icam (Istituti a custodia attenuata per detenute madri), una struttura alternativa al carcere in cui madri e figli possono convivere per la durata dello sconto di pena del genitore, eliminando le tipicità e le avversità note nell’ambiente penitenziario. L’Icam infatti, che ad oggi conta cinque strutture sul suolo italiano (Milano “San Vittore”, Venezia “Giudecca”, Cagliari, Lauro e Torino “Lorusso e Cutugno”), riprende le linee guida di una sorta di asilo con attività, ambienti e organizzazione atti a reinserire le detenute nella società senza costringerle alla rigidità e freddezza delle mura carcerarie. Il tutto è stato reso possibile dalla legge del 21 aprile 2011 (“Disposizioni in tema di detenute madri”) che ha valorizzato il rapporto tra madri detenute e figli, con il riferimento a disporre la custodia cautelare presso, appunto, un Icam. La sensibilizzazione e la divulgazione del tema sono alla base della mostra, la quale sarà fruibile al Pubblico da lunedì 11 settembre a mercoledì 17 ottobre presso la l’Ufficio Relazioni con il Pubblico, Sala Incontri (via Arsenale 14/g – Torino) dal lunedì al giovedì nei seguenti orari: 9.00-12.30 – 14.00-15.30 e venerdì: 9.00-12.30.