Parole O_Stili, seconda edizione dell’iniziativa

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Seconda edizione iniziativa
Parole o Stili

Il 7 giugno a Trieste si è tenuta la seconda edizione di Parole O_Stili, «per continuare a dialogare sui temi dei linguaggi ostili online» e proseguire nella riflessione sulle «nostre relazioni digitali», su come si sono trasformate, nel bene e male. ma soprattutto per continuare a sensibilizzare in particolare giovani e giovanissimi su un tema che ha ancora tanta strada da fare, cercando, attraverso il Manifesto della comunicazione non ostile, «soluzioni che riescano a rispondere ai nuovi bisogni delle persone». Secondo Swg, società che «progetta e realizza ricerche di mercato, di opinione, istituzionali, studi di settore e osservatori, analizzando e integrando i trend e le dinamiche del mercato, della politica e della società», negli ultimi dodici mesi si è abbassato il livello di attenzione all’hate speech (odio, in particolare su piattaforme social). Secondo il sondaggio da 7 persone su 10 che avevano un buon livello di attenzione all’uso delle parole online, il dato è sceso al 53% di persone; in calo anche il livello di attenzione delle persone alle fake news, dal 65 al 59%. L’aggressività la fa da protagonista tra gli atteggiamenti e i modi di comunicare sui social, oltre che una poca considerazione per il fatto che anche «virtuale è reale» e le conseguenze delle azioni sul web hanno ripercussioni sulla vita delle persone. Il Manifesto, tradotto in diverse lingue, ha al centro della sua produzione alcune parole chiave da cui partire: grazie, sorriso, spiegazione, cura, espressione, empatia, ascolto, risonanza, rispetto, riflessività, ricerca, coraggio, curiosità, apertura, mediazione, e tu? Il tema sono i ponti che collegano il mondo dei ragazzi al mondo degli adulti, «quali i “mezzi” che li aiutano ad attraversare l’infanzia e l’adolescenza? La scuola e la famiglia sono una straordinaria “cassetta degli attrezzi” per percorrere questo momento». Scuola e famiglia, il mondo dell’educazione, dei mezzi di comunicazione, devono fare fronte comune per edificare questi ponti, «prendendo per mano i ragazzi, creando consapevolezza e aiutandoli a costruire le fondamenta della loro futura vita adulta». Con questi presupposti si deve costituire una lotta per combattere questo disinteresse crescente e mantenere sempre alta l’attenzione a questi temi, proprio per educare alla prevenzione e proseguire in un necessario percorso di formazione che prosegua nel tempo.