23 Giugno 2021

Il Videoton insegna ai ragazzi disabili come andare “Over Limits”

Un progetto innovativo co-finanziato dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona

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Calcio e solidarietà. Fabio Faciocchi, che si occupa di gestire le relazioni con la stampa, ci racconta la nascita e lo sviluppo del progetto.

Ideazione e creazione del progetto “La formazione scende in campo: ti insegno a essere un abile calciatore. Diversamente”.
Il progetto nasce da un’idea semplice, sviluppare un nuovo progetto per i ragazzi disabili, sulla scia della prima bellissima esperienza resa possibile dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona. Avevamo notato che, per quanto riguarda il calcio a 5, non era mai stata pensata una squadra composta da disabili. In passato ci eravamo confrontati con ragazzi con problemi di tipo cognitivi, lievi disabilità o difficoltà di inserimento sociale (atleti Special Olympics), ragazzi affetti da sindromi, o responsabili di reati minori. Volevamo dare spazio alle persone, prima ancora che agli atleti. Così abbiamo pensato a un nuovo progetto, con un approccio innovativo alla disabilità e abbiamo partecipato al bando della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona. Grazie al supporto e al co-finanziamento del progetto da parte della Fondazione abbiamo trasformato i ragazzi in una squadra del tutto nuova per la nostra realtà territoriale. Il supporto di Massimo Valente, da anni punto di riferimento della società Videoton, Igor Severgnini, Presidente della società, Chiara Franceschini e Matteo Scartabellati è stato fondamentale nella buona riuscita del progetto.

Quali sono state le tempistiche di realizzazione?
Inizialmente dovevamo ultimare il bando entro la primavera 2020, avevamo svolto tutti i preparativi, abbiamo presentato il progetto nel secondo semestre 2018, abbiamo ricevuto l’approvazione nel 2019, e abbiamo pianificato che da settembre/ ottobre avremmo potuto partire in primavera, con i tempi c’eravamo.

Quanto hanno influito le misure restrittive nella messa in pratica del progetto?
Il progetto della versione originale doveva essere più ampio, volevamo coinvolgere gli oratori della città insieme ai ragazzi del team di Over Limits. Il progetto prevedeva una lezione teorica in classe, poi il resto giocato sul campo, con i ragazzi disabili nel ruolo di allenatore. Si trattava di 8/10 parrocchie, per un totale di circa 200 ragazzi, con lo staff Videoton migrante per le varie sedi parrocchiali. Poi, però, è scoppiata la pandemia, speravamo di riprendere in estate, ma non è stato possibile, stesso discorso per settembre e a ottobre si chiude di nuovo tutto. Alla fine siamo riusciti a svolgere le nostre attività nel periodo compreso fra gennaio e febbraio.

Che ruolo ha avuto la Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona? Com’è intervenuta nel progetto?
La Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona ha co-finanziato il progetto, è stata fondamentale nella prosecuzione delle attività, fra cui 3 di formazione, 6 di sul campo. Grazie alla Fondazione siamo riusciti a non interrompere il nostro progetto. Non solo, la Fondazione ha prorogato i termini del bando e della rendicontazione, ha anche accettato un progetto diverso, parzialmente ridotto e rimodulato in base all’emergenza sanitaria in corso, ma sempre incentrato sulla disabilità.

E quale, invece, il contributo di Over Limits?
Ci tengo a ringraziare Dario Borroni, tecnico e referente di Over Limits. Ci siamo appoggiati a Over Limits come team di psicologi e istruttori. Inizialmente il supporto psicologico di Over Limits prevedeva il contributo delle parrocchie mentre, nel nuovo progetto, Videoton si è fatto carico di questo aspetto.

A livello tecnico, com’è stato strutturato il nuovo progetto? Quali categorie sono state incluse?
Nella versione riadattata abbiamo pensato di coinvolgere i ragazzi delle squadre del Videoton Under 19 Nazionale e Serie B Nazionale. Il percorso ha previsto una fase pratica ed una teorica: nel primo caso un allenamento extra per 6 sedute, più la formazione di Over Limits per introdurre gli atleti al concetto di disabilità, come relazionarsi, come gestire il contatto fisico, come reagire a una delusione. Qualcuno aveva già avuto esperienze, ma era importante prepararli. All’inizio giocavano come atleti, poi hanno preso consapevolezza e hanno iniziato a guidare loro i compagni.

Il campo come scuola di vita: quali insegnamenti volete trasmettere?
Nel progetto precedente siamo riusciti ad organizzare tornei, iniziative di vario genere, il progetto è stato portato avanti per un anno. I nostri disabili venivano chiamati utenti /servitori, a noi piaceva invece l’idea di metterli in prima linea, dall’altra parte della cattedra, per capire davvero cosa significhi essere squadra, andare oltre al limite. A parole può sembrare un concetto astratto, invece non potrebbe esserci esempio più concreto. I nostri ragazzi sono i primi a crederci, i primi a tirar fuori il meglio, sono coinvolgenti e ricchi di empatia. Tutto ciò non rappresenta solo un progetto, ma un insegnamento di vita. Ogni ragazzo ha intrapreso un percorso evolutivo anche interiore, grazie al fatto di rendersi disponibili per il prossimo.

Lo sport come strumento di integrazione sociale ed educazione personale, come intervenire per rendere sempre più concreti questi valori in campo?
Non credo sia un caso che la prima squadra abbia raggiunto i playoff quest’anno, Videoton è cresciuta, è da 3 anni in Serie B, ma proprio quest’anno si trova al terzo posto dei playoff. Credo nel valore delle iniziative di questo genere e nell’effetto farfalla che ne deriva. Sicuramente è stato un beneficio per i ragazzi di Serie B Nazionale, così come per tutti coloro che hanno preso parte al progetto.

Qual è stata la soddisfazione più grande nel veder realizzato il progetto?
Credo molto nella valenza dello sport come scuola di vita, abbiamo voluto dare il nostro contributo contro il bullismo, insegnando il valore dell’attesa, della collaborazione e della solidarietà. Ne è valsa la pena, mai visto i ragazzi tanto entusiasti e collaborativi: convivialità, divertimento, impegno. Peccato per il contesto storico, avremmo potuto invitare gli atleti insieme alla prima squadra o seduti in curva. Speriamo che ci sia occasione in futuro.

Insegnare ad essere un abile calciatore, diversamente: quale requisito non deve mancare?
Empatia. Essere sulla stessa lunghezza d’onda permette di confrontarsi con i disabili in modo paritario, com’è giusto che sia, senza considerarsi migliori di nessuno. Quando ci si sintonizza in questo senso, si riesce ad accettare il diverso e qui si tratta di un insegnamento utile sia in campo che nella vita. Essere atleta normodotato in mezzo ad atleti disabili insegna ad essere un compagno, a livello pratico, di gioco, e a livello di comunicazione, linguaggio verbale, non verbale.

Solidarietà e territorio: quanto è stretto il legame?
A Crema vige un’attenzione particolare per i disabili, il Terzo Settore è diffuso e capillare, il volontariato riempie piazza Duomo dalle cure palliative ai volontari della Croce Rossa, ad ANFFAS con il suo centro diurno per disabili. Le iniziative sono tante, la disabilità ha un ruolo centrale, Crema rappresenta uno dei pochi centri tanto attivi della Regione. Ad esempio, la squadra di calcio a 5 non vedenti, Crema 1908, è Campione d’Italia. La stessa Over Limits è nata sulla scia del volontariato e, man mano, ha attratto sempre più professionisti.

Che programmi avete per i prossimi mesi?
Il progetto è terminato a febbraio con i suoi 9 incontri, ma a marzo ci siamo trovati ancora 2 volte, incontri di cui si è fatto carico il Videoton. Ad aprile e maggio speriamo di poterne organizzare di nuovi.


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