Caravaggio, la coraggiosa scelta di Simone Longaretti

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Simone Longaretti, Caravaggio U15
Simone Longaretti, Caravaggio U15

Fare del calcio un mestiere. Un sogno per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di mettere gli scarpini e scendere su quel magico rettangolo verde; un obiettivo per i più talentuosi. Simone Longaretti, allenatore classe 1995, rientra nel secondo gruppo. Terminata velocemente l’esperienza da calciatore con la maglia del Forza e Costanza, complice un brutto infortunio al ginocchio destro, inizia per lui la prima esperienza in panchina all’Azzano Fiorente Grassobbio. La stagione successiva Tresoldi, che intravede in lui un grande potenziale, gli offre la panchina dei Giovanissimi della Trevigliese. Infine, sempre per mezzo di Tresoldi, l’approdo al Caravaggio.

Una volta giunto in biancorosso Longaretti si è trovato ad un bivio: continuare nel suo lavoro da rappresentante oppure dedicarsi al calcio a tempo pieno. La scelta è caduta sulla seconda opzione e chissà che anche il giovane Simone un giorno non possa calcare i campi di Serie A e Premier League come fece suo papà, preparatore atletico di Udinese, Atalanta, Piacenza, Hellas Verona, West Ham e Blackburn. Lui stesso ammette che è stato suo padre a trasmettergli questa passione: «Ho sempre seguito mio papà in tutti i suoi spostamenti. Mi ha trasmesso una grande passione per questo sport e soprattutto per i valori che il calcio può insegnare. L’esperienza a Londra con il West Ham è uno dei periodi che ricordo con maggior piacere. In quel West Ham giocavano campioni del calibro di Frank Lampard e Rio Ferdinand. Anche l’Udinese di Roy Hodgson era molto forte. Sono stato fortunato perché ho potuto seguire da vicino squadre meravigliose». Lasciare un lavoro a tempo indeterminato per lanciarsi nel mondo del calcio, però, soprattutto di questi tempi, è una scelta coraggiosa. Longaretti, interrogato a riguardo, risponde così: «Non è stato facile lasciare il mio lavoro. Sono stato titubante, ma alla fine penso di aver preso la strada giusta. Mio padre inizialmente era un po’ scettico, era quello meno convinto di questa scelta. Adesso, però, anche lui appoggia la mia decisione. La persona che più mi ha spinto in questa direzione è stata sicuramente mia mamma».

La carriera dell’allenatore, però, da che mondo e mondo, è legata ai risultati. L’Under 15 del Caravaggio, squadra allenata da Longaretti, è prima in classica nel Girone D dei provinciali e si è qualificata per la finalissima del Torneo Ciatto: «Abbiamo perso contro la Ghisalbese, ma tutto è ancora nelle nostre mani. Vincendo tutte le partite chiuderemmo il campionato in testa e sono convinto che alla fine riusciremo a conquistare la vetta. Caravaggio è una realtà stupenda, con una grande organizzazione societaria. Merita di riconquistare al più presto qualche categoria regionale e speriamo di iniziare già da quest’anno». Una battuta finale sul futuro: «Entrare un giorno nello staff di un club professionistico è il mio grande sogno. Un obiettivo, non soltanto un sogno. Sono una persona molto determinata e credo molto nel mio lavoro. Cercherò di laurearmi in “Scienze motorie calcistiche” all’Università San Raffaele di Roma nel migliore dei modi e poi darò tutto me stesso per questo sogno. Con lavoro e dedizione i sogni possono diventare realtà. Il Caravaggio è senza dubbio un grande punto di partenza, ma non deve essere un punto d’arrivo. A prescindere da quello che succederà in futuro ringrazierò per sempre Azzano, Trevigliese e Caravaggio per avermi dato la possibilità di intraprendere questa strada».

Solo il tempo ci dirà dove può arrivare questo giovane allenatore di belle speranze. Per il momento il Caravaggio se lo tiene ben stretto.


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