18 Giugno 2021

Riceviamo e pubblichiamo: i sogni, le speranze e le incertezze dei giovani raccontati attraverso gli occhi e la penna della diciassettenne Giada

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In questo ultimo anno, abbiamo riversato i nostri pensieri e paure su un nemico invisibile ed oscuro che non ci permette di riappropriarci della nostra quotidianità e di quello che ci fa stare meglio: per alcuni è lo sport, per altri i concerti, per tanti è viaggiare. Quello che spesso ci dimentichiamo di fare, è pensare a quanto possa fare paura la prospettiva del futuro – oggi ancora più incerto di dodici mesi fa – ad un adolescente. I ragazzi non hanno smesso di temere di intraprendere un percorso universitario che non li renderà felici, o di lavorare al solo scopo di guadagnarsi da vivere, ma senza essere mossi dalla frenesia, figlia della passione. E, soprattutto, non hanno smesso di avere paura di deludere le persone che amano profondamente.

È per questo che oggi dedichiamo uno spazio alle parole di Giada Massarone, 17 anni, al quarto anno del liceo scientifico Gonzaga di Milano, che attraverso i suoi temi, ci lascia una testimonianza di quanto siano vivide queste emozioni nei ragazzi: in particolare, quello che parla dei vent’anni e di quanto siano difficili da vivere, fa pensare a quanto siano forti e ingovernabili certi sentimenti quando si ha ancora tutto da decidere davanti a sé. Vi lasciamo alla lettura dei temi di Giada, dedicandole una frase di una canzone di Coma Cose, recentemente approdati sul palco di Sanremo, che dice “Che schifo avere vent’anni, ma quanto è bello avere paura. La strada è solo una linea di matita che trucca gli occhi alla pianura”. Il testo conferma quello che sostiene lei, ma dà anche un’altra prospettiva da cui guardare le cose.

“Avevo vent’anni. non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”

Sono d’accordo con la celebre frase di Paul Nizad “Avevo vent’anni. non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”, perché penso che ogni fase della vita porti difficoltà e momenti di gioia, e trovare un equilibrio non è affatto facile e spesso ci fa star male. Ma penso anche che sia compito di ciascuno di noi e che dobbiamo cercare di trarre i lati positivi di ogni momento della nostra vita, scorgere il bello e goderne sempre. In particolare il periodo dell’adolescenza e il passaggio tra l’essere ancora bambini e diventare adulti, guadagnando una certa autonomia ma al tempo stesso maggiori doveri e responsabilità, è un cambiamento difficile e complicato, come ogni novità che si deve affrontare. L’adolescenza sono quegli anni della propria vita in cui bisogna iniziare a pensare al proprio futuro, a cercare sé stessi, tutto sembra nuovo, le prime scelte, i primi anni delle scuole superiori, le prime responsabilità, la difficile scelta dell’università e la ricerca della strada che si vuole intraprendere finiti gli studi. Ci vengono attribuite molte responsabilità e iniziamo a sentire il peso delle aspettative degli altri su di noi ma ancora non siamo del tutto preparati e consapevoli delle nostre potenzialità e delle nostre ambizioni. Il giovane si sente posto dinanzi ad un bivio che riguarda il proprio futuro ed è quello che più spaventa. Fare una scelta comporta delle responsabilità. Essere responsabili significa rispondere a sé stessi, saper prendere delle decisioni consapevoli dell’importanza delle proprie scelte e anche saper riconoscere e accettare i propri limiti e le proprie capacità. Sono anni ricchi di domande, di svolte e imprevisti; anni in cui si forma il carattere e, nella maggior parte dei casi, ci si scontra con la realtà della vita. Si vive con l’angoscia, con la paura di sbagliare e con l’insicurezza di cosa il futuro abbia in serbo. Il cambiamento comporta paura, scombussolamento, e a volte reazioni molto pesanti ed esplosive da parte dei giovani. Un ragazzo a vent’anni deve incominciare ad assumersi le proprie responsabilità e affrontare le conseguenze delle proprie azioni fino ad arrivare ad una completa maturazione e entrare nel mondo adulto. Il ragazzo a quest’età deve trovare una propria identità e al tempo stesso una collocazione nella società. È un’età caratterizzata da numerose sfide come il mondo universitario e il mondo lavorativo ma anche nell’ambito sociale e tanti ragazzi hanno la paura di non riuscire a realizzarsi o stare al passo con i tempi. Bisogna comprendere che ogni ragazzo ha i propri tempi ed è giusto che li rispetti senza avere l’angoscia di stare al passo con i coetanei. Da un lato quindi si pone il problema delle “scelte” e degli obiettivi che vogliamo porci: scegliere che scuola fare, a quale università iscriversi, che lavoro potrebbe fare per noi; se gli obiettivi sono troppo sfidanti diventa frustrante e avvilente non riuscire a raggiungerli ma di contro è anche svilente non averne. Dall’altro il problema delle aspettative degli altri, principalmente dai nostri genitori ma anche da insegnanti e amici, che spesso non corrispondono a quello che davvero vorremmo. Infine si comincia a vivere la società in maniera più cosciente e quindi si inizia ad avere una propria “posizione” su temi di carattere sociale, etico, politico, maturando un proprio personale orientamento su alcuni temi “universali” e che spesso comprendono anche la religione. A volte tutto ciò in contrapposizione con gli insegnamenti o le prospettive di chi ci ha cresciuto e quindi ci si ritrova anche un po’ più “soli” nel portare avanti le proprie idee. Spesso si sente dire che avere vent’anni sia l’età più bella e spensierata ma non vengono considerate anche le difficoltà ad essa correlate come lo scontro continuo tra i sogni dell’infanzia e la realtà. Penso che questa sia una delle difficoltà maggiori dal mio punto di vista e mi pongo a tal proposito questa domanda: “riuscirò ad essere felice del mio lavoro e allo stesso tempo garantirmi un futuro e uno stipendio?” Un ragazzo a vent’anni deve iniziare a farsi carico della propria vita, non si potrà solo basare sui propri genitori ma avere una sua indipendenza e ciò mi spaventa e preoccupa molto. “riuscirò a realizzare i miei sogni o dovrò cercare un’altra opzione e non sarò ugualmente felice?” Il timore di abbandonare l’adolescenza e crescere, la paura di non farcela contando solo sulle proprie forza, la paura di deludere i propri genitori e di non essere felici: penso che questi siano i dubbi che assillano maggiormente ogni ragazzo. Crescere non è semplice e avere 20 anni nemmeno ma bisogna valorizzare ogni attimo della nostra vita perché sono momenti che non torneranno più.

 

Responsabilità


La parola responsabile deriva dal latino “Respondere”, cioè “rispondere”. Essere responsabile significa rispondere a sé stessi, saper prendere delle decisioni consapevoli dell’importanza delle proprie scelte e anche saper riconoscere e accettare i propri limiti e le proprie capacità per farsi carico di qualcosa e portarlo a compimento. Inoltre, prendersi in carico un’attività o un impegno sia pratico che morale, presuppone anche la possibilità di un fallimento, per cui per prendere una decisione è importante avere fiducia in sé stessi e non perderla anche in caso di non riuscire a raggiungere il risultato desiderato che non sempre è direttamente controllato dalla propria volontà, ma da altri fattori che possono condizionarlo. In alcune situazioni è impossibile esercitare completamente il controllo, per questo bisogna individuare il limite tra la propria volontà e responsabilità e il mondo esterno. Nel momento in cui una persona non si prenda le proprie responsabilità non prende neanche in carico le proprie scelte, le proprie emozioni e la propria vita e quindi vivrà in costante balia delle scelte altrui e del pensiero altrui. Ciascuno deve scegliere se far decidere a lui ciò che lo riguarda o lasciarlo fare a qualcun altro. Ma ognuno è in grado di ascoltare e sentire con precisione quali sono i suoi bisogni e, conseguentemente, anche di prendere la strada migliore per essere felice. Intraprendere un percorso di crescita personale e di maturazione implica assumersi delle responsabilità. Ogni azione produce una conseguenza, sapere che ognuno può condizionare la vita di un altro permette di agire in maniera più consapevole. Come le tue azioni possono riversarsi sull’altro, anche le decisioni del prossimo possono condizionare le tue. Quindi è necessario che ogni individuo impari a ragionare sulle conseguenze delle proprie azioni per vivere in maniera migliore e creare legami con l’altro, ma per far ciò ci vuole coraggio di assumersi le responsabilità. Il coraggio di assumersi la responsabilità è la capacità di saper affrontare le conseguenze delle proprie scelte e delle proprie azioni rispondendo in prima persona senza lasciarsi trascinare dagli eventi per paura o per interesse: ad esempio quando si ha paura di essere classificati come perdenti o fallibili e di perdere la stima di chi si ha intorno. Darsi la colpa ed essere persone responsabili quando non si riesce a portare a termine un obiettivo prefissato sono due cose differenti: la seconda ti permette di riuscire a capire ed accettare i tuoi errori. Domandarsi sempre a fronte di qualsiasi situazione si verifichi, cosa si potrebbe fare per rispondere al meglio con ciò che si è e con le risorse di cui si dispone. Significa scegliere i propri pensieri e le proprie azioni senza che qualcuno ti indichi quale sia la strada da seguire. Anche nelle questioni di tutti i giorni come quelle scolastiche, spesso si tende a dare la colpa delle cose negative che capitano a qualcun altro senza rendersi conto che invece la responsabilità è solo propria e si dovrebbe quindi riflettere sulle cause e su cosa si doveva fare in modo diverso, assumendosi le proprie responsabilità. Allargando lo sguardo a tematiche più ampie che riguardano l’intera società in questo momento difficile che tutti stiamo vivendo, si è tutti responsabili oltre che per sé stessi anche per il prossimo in quanto le proprie azioni possono aiutare o al contrario danneggiare noi e il prossimo. La situazione in cui ci si trova a causa dell’emergenza sanitaria, è tale per cui i Governi (non solo il nostro ma di tutto il mondo) si vedono costretti a definire e imporre una serie di regole che limitano anche la liberta di ciascuno. Seguirle e rispettarle non dovrebbe dipendere solo dal fatto che siano imposte e che non rispettarle implichi sanzioni e multe. Ma dovrebbe dipendere anche dai propri valori morali ed etici, dimostrandosi tutti responsabili e uniti nella consapevolezza che solo in questo modo si possa aiutare chi ci sta vicino e vincere questa battaglia. Più in generale essere responsabili è fondamentale sia per sé stessi, per prendere in mano la propria vita, sia per il prossimo e vivere in una società migliore. Il senso di responsabilità è qualcosa che va allenato fin da piccoli e ciascuno nelle proprie quotidianità perché diventi uno stile di vita.

 


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