19 Gennaio 2021

Storie di stadi: Piero De Paoli, un monumento al Chieri e alla chieresità

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C’era una volta un Chieri al centro del tessuto della città, un Chieri che aveva come casa un fortino incassato sopra corso Bruno Buozzi, un Chieri che cullava i propri diamanti grezzi delle giovanili per ergerli a perni della propria prima squadra. Quel Chieri non è scomparso, ma i tempi cambiano e così anche la case. Il modo scelto dal Chieri e da Chieri per tenere viva la fiamma è stato intitolare la nuova casa, il nuovo stadio, a colui che quella prima l’aveva curata, accudita, costruita e fatta crescere: Piero De Paoli.

LO STADIO PIERO DE PAOLI

Stadio Piero De Paoli Chieri

Verso la fine degli anni ’80 il comune di Chieri sotto l’amministrazione di Giuseppe Berruto scelse l’area lasciata a gerbido di Strada San Silvestro, nella periferia nord-nord est del comune, come cittadella dello sport chierese. Il progetto fu di ampio respiro: stadio con pista d’atletica, campo da rugby, quattro campi da tennis, campetto da calcio in terra, volley, basket. Insomma, un centro sportivo a tutto tondo. I lavori dello stadio terminarono nel 1992, ma, a parte qualche sporadica apparizione, il Chieri aspettò fino al 1996 per decidere di abbandonare la sua casa storica in corso Bruno Buozzi, dove ora gioca il Duomo Chieri in Terza Categoria. All’interno della cittadella di Strada San Silvestro, Chieri ha ora concentrate le sue eccellenze sportive: dalla pallavolo al palazzetto, alla società ora presieduta da Luca Gandini che negli ultimi anni ha ottenuto la concessione e quindi costruito un centro sportivo di primo livello intitolato a Roberto Rosato, calciatore chierese esploso con la maglia del Toro nei primi anni ’60 per poi giocare in carriera anche con Milan e Genoa, nonché protagonista nella nazionale italiana tanto nella vittoria agli Europei del 1968, quanto nell’argento in Messico nel 1970.

Storie di stadi - Chieri Piero De Paoli - gol_chieri
L’esultanza per un gol al Buozzi. Dietro la rete il presidente Edoardo Benedicenti

«Mi contattò il sindaco Berruto per fare questo stadio – ricorda l’ex presidente Edoardo Benedicenti – Eravamo riluttanti a lasciare un impianto che spesso si è dimostrato determinante per il risultato. Un po’ per scaramanzia, un po’ per attaccamento, il Buozzi rimaneva casa nostra. Le prime uscite poi non ci fecero sentire troppo a nostro agio: l’esordio fu rinviato per un nubifragio che allagò gli spogliatoi e dopo un’amichevole col Torino, il brasiliano granata Casagrande commentò dicendo che il campo era un po’ pesante. Peccato non piovesse da settimane». Un approccio non idilliaco quello tra il Chieri e il nuovo stadio, che non fece altro che confermare il senso di ritrosia nell’abbandonare uno stadio piccolo, ma accogliente e caldo e con le mura intrise di storia. Il tutto esaurito nella fase finale di Coppa Italia Promozione (allora massima serie regionale) contro i sardi del Decimoputzu, o le sfide casalinghe nell’Interregionale del 1990/91 contro alcune nobili come la Pistoiese di Gian Piero Ventura (quell’anno promossa in Serie C) o il Savona (nella stessa stagione vincitrice della Coppa Italia Dilettanti).

Il Comunale di Chieri, noto come Buozzi
Il Comunale di Chieri, noto come Buozzi

Ricordi e vissuto che però non hanno saputo reggere alle nuove normative e che costrinsero nell’estate del 1996 a spostare le partite casalinghe della prima squadra (al tempo in Eccellenza) in strada San Silvestro. Come preservare dunque il capitale storico e umano del Chieri che fu? In primo luogo mantenere le giovanili al Buozzi (dove rimarranno fino alla costruzione del centro sportivo Roberto Rosato avviato nel 2015), ma soprattutto dedicando lo stadio ad un dirigente come Piero De Paoli che dal 1970 aveva costruito, anche materialmente il Buozzi e che era venuto a mancare un anno prima, il 14 aprile 1995.

Come già annunciato, l’approccio a livello di impatto visivo e di calore non fu dei migliori, ma almeno l’esordio nel nuovo stadio nella stagione 1996/1997 (con Antonio Comi in panchina e Silvano Benedetti in campo) fu emblematico: 1-0 ai danni della Saviglianese grazie al colpo di testa della bandiera Riccardo Tinozzi, giocatore azzurro dal 1988 al 2003, poi allenatore della scuola calcio dal 2010 e attuale vice presidente. Insomma una bandiera figlia di De Paoli, piantata al battesimo del nuovo stadio. Per continuare a far vivere la storia.

Storie di stadi - Chieri Piero De Paoli - Riccardo Tinozzi giocatore del Chieri
Riccardo Tinozzi ex Giocatore del Chieri di De Paoli, ora vicepresidente

Da lì in avanti il Chieri ha giocato per 25 anni tutte le sue partite in casa al Piero De Paoli tranne alcuni incontri all’inizio della stagione 2018/2019 a causa dei lavori del rifacimento della pista d’atletica. In tale occasione l’amministrazione, restaurando la pista per motivi di usura, cercò anche di dare un tocco di personalizzazione della stessa rimpiazzando il classico manto rosso con uno blu e azzurro, in riferimento ai colori del Calcio Chieri.

L’UOMO PIERO DE PAOLI

Storie di stadi - Chieri Piero De Paoli - Piero De Paoli bacia Roberto Negro alla festa per la promozione in Serie D
Piero De Paoli bacia Roberto Negro alla festa per la promozione in Serie D

Un chierese innamorato della sua città e della sua storia sportiva. Con enorme sforzo, Luisa De Paoli prova a riassumere così la vita di suo padre, l’immagine di Piero De Paoli. Organizzatore, dirigente, studioso, uomo società e riferimento umano. Una personalità che ha catalizzato naturalmente a sé l’attenzione di chiunque abbia fatto sport (ciclismo e calcio su tutto) a Chieri per mezzo secolo, da metà degli anni ’40 fino alla sua dipartita il 14 aprile 1995.

Storie di stadi - Chieri Piero De Paoli - Macchinata Pedale Chierese Piero De Paoli
Macchinata Pedale Chierese. Piero De Paoli in basso centrale

Nato a Chieri l’8 maggio 1926, Piero De Paoli cresce con quella passione per la bicicletta e il ciclismo figlia della cesura storica tra il declino di Costante Girardengo e l’ascesa del binomio Coppi-Bartali. Tra le colline chieresi De Paoli comincia a pedalare con una compagnia che si rivelerà negli anni di un certo spessore: basti pensare che andava al mare in bicicletta insieme a Mario Ghella, medaglia d’oro nei Giochi Olimpici di Londra del 1948 nella competizione di velocità e nei mondiali di Amsterdam di velocità su pista nello stesso anno. De Paoli non corre, ma il talento lo sa riconoscere perciò nel 1945 comincia la sua avventura da dirigente sportivo nel rinomato club ciclistico “Pedale Chierese”. Con il ruolo di direttore sportivo costruisce gli anni di gloria della società oro-marrone. Oltre a scoprire e coltivare talenti, non solo sul piano sportivo, ma anche umano, nella comunità sportiva chierese De Paoli spicca anche per la sua vena organizzativa.

Storie di stadi - Chieri Piero De Paoli - Gli anni del pedale Chierese
Chieri Piero De Paoli – Gli anni del pedale Chierese, Piero De Paoli inginocchiato a destra

A dimostrazione di ciò organizzò i festeggiamenti al rientro a Chieri di Ghella dopo la doppietta olimpiade-mondiale, che si tramutò in un trionfo di cesariana memoria per le vie della città. Trionfo nel quale, racconta la figlia Luisa, De Paoli riuscì pure a coinvolgere il capitano del Grande Torino, Valentino Mazzola. Al centro di tutto la passione e gli amici, in particolar modo quelli del Bar Bongiovanni, vero centro di ritrovo del Pedale Chierese e di tutti gli sportivi di Chieri. La sua vena organizzativa e il suo fiuto per il talento affiorarono anche nel 1963 quando affittò dai gesuiti di Chieri Villa Torsellino, presso Villa Luigina, a metà strada tra Pecetto e Chieri, per istituire il “collegiale”. Una scuola di ciclismo a tutti gli effetti ideata insieme a Luciano Galbo dotata anche di due cuochi per fare seguire una dieta idonea all’attività sportiva che durò fino al 1969.

Chieri Piero De Paoli - Gli anni del Pedale Chierese. A destra Carlo Fazzone e Piero De Paoli
Gli anni del Pedale Chierese. A destra Carlo Fazzone (con la coppa in mano) e Piero De Paoli

Proprio il 1969 rappresentò per Piero De Paoli l’anno del cambiamento radicale. L’amico Carlo Fantini intraprese una nuova avventura passando al Calcio Chieri e si portò dietro De Paoli che a sua volta cooptò Carlo Fazzone, già massaggiatore nel Pedale Chierese che continuò nella sua specialità anche in azzurro fino al 1990. «Non era mai stato un calciatore, come non era mai stato un ciclista – ricorda la figlia Luisa – aveva solo una straordinaria capacità di fare gruppo e una gran passione che lo ha spinto a dare tutto per lo sport, senza nemmeno ricevere uno stipendio. Lui lavorava come rappresentante per un’azienda di filati, ma per lo sport non ha mai ricevuto un vero compenso».

Da lì in avanti nei vocabolari chieresi, sotto la parola “Factotum” uscirà la sua foto: magazziniere, custode, segretario, Direttore Sportivo e tante altre cariche che magari non erano formalizzate (o ancora inventate), ma che De Paoli assumeva de facto. «A casa eravamo anche un po’ gelosi di quanto papà rimanesse al campo – continua Luisa De Paoli – Si occupava dai tesseramenti alle divise, fino agli obblighi contabili. D’estate spesso, quando noi andavamo al mare, lui rimaneva per innaffiare il campo col fazzoletto sulla testa. Di tanto in tanto cooptava anche me e le mie amiche per andare alla cassa». All’interno del Buozzi De Paoli faceva appunto tutto, persino la costruzione materiale della sede di allora. L’opera per cui si dannò però più di tutto era rendere il Chieri a Chieri, attraverso la presenza del pubblico, ma anche attraverso la ricerca di sponsor. «Mi raccontava spesso di quanta fatica facesse a trovare sponsor, di quanto fosse umiliante tal volta. Lui era molto schivo e insieme al suo gruppo faceva l’impossibile per mantenere viva la società, ma aveva spesso il cruccio che Chieri facesse poco per il Chieri».

Storie di stadi - Chieri Piero De Paoli - De Paoli e la squadra del 1989-90 della promozione in Serie D
Piero De Paoli (inginocchiato in basso a destra) e la squadra del 1989-90 della promozione in Serie D

Poi lo sviluppo del nuovo Chieri. Dopo tre anni di presidenza “ad interim” (1979-1982), Piero De Paoli riuscì a coinvolgere l’imprenditore chierese Edoardo Benedicenti che divenne poi presidente per i successivi 31 anni. «Ci conoscevamo da prima dell’82 – ricorda Benedicenti – Stavano vincendo il campionato di Prima Categoria nella stagione 1981-82 e io decisi di accettare l’ingresso in società, ma solo per qualche anno, poi sarebbe dovuto subentrare mio fratello. Decisi poi di continuare. Era una persona attaccatissima, dava anima e corpo tanto da diventare emblema della società e della città. L’episodio che mi rimane di più impresso nella testa è quando prima della partita con il Savona il campo era allagato. Andammo io, lui e il padre di Franco Caon a prendere la pula di riso col Fiorino della mia azienda e la spargemmo a lungo sul campo per asciugarlo. Il campo, il Buozzi era la cosa più importante per lui».

Il campo, quel campo era il sogno di ogni chierese che però, una volta entratoci, rischiava di diventare un trauma perché era sacro e se De Paoli vedeva impronte di scarpini durante la settimana erano guai. «Ci allenavamo in un campetto minuscolo e terribile dietro il principale – scherza Riccardo Tinozzi, ex giocatore e ora vicepresidente del Chieri – Aspettavamo che De Paoli rientrasse a casa a cena perché Beppe Dezio ci portasse sul campo grande senza che lui ci vedesse. Aveva un’attenzione maniacale per il suo campo».

Storie di stadi - Chieri Piero De Paoli - Stadio buozzi oggi
Storie di stadi – Chieri Piero De Paoli – Lo stadio Buozzi oggi

Tanta era l’attenzione per il terreno e la sua cura quanto lo era quella verso i suoi ragazzi. Sul piano sportivo, portare i giovani del vivaio in prima squadra era tra gli obiettivi primari, tanto quello educativo. «Siamo partiti per una partita importantissima – ricorda Massimo Zannoni, ex allenatore delle giovanili e della prima squadra – Uno scontro diretto fuori casa per il primato. Vinciamo con due espulsioni nostre e una degli avversari nel finale. Non è stata una partita cattiva, però c’è stato un piccolo e normale parapiglia finale. Tornati in sede, tutti ci hanno accolto facendoci una grandissima festa. De Paoli però no: mi ha preso e mi ha fatto un “cazziatone” perché per onorare la maglia e per i ragazzi non si può tornare a casa con due espulsioni. Questo spiega molto di quanto, in un mondo dove il risultato vale più di ogni cosa, Piero De Paoli puntasse di più sul valore educativo».

Storie di stadi - Chieri Piero De Paoli - l_anno_1989_90_promozione_in_serie_d._piero_de_paoli_inginocchiato_in_basso_a_destra
1989/90. L’anno della promozione in Serie D del Chieri. Piero De Paoli inginocchiato in basso a destra

Dal binomio De Paoli-Benedicenti in avanti il Chieri non scenderà più sotto la Promozione, anzi ballando con più costanza tra Eccellenza e Serie D fino al 2011/2012 e al 2012/2013 quando, nelle due ultime stagioni della presidenze Benedicenti il Chieri sfiorerà per due anni consecutivi la Serie C perdendo in semifinale playoff. Nel mentre però Piero De Paoli è mancato il 14 aprile del 1995 a quasi 69 anni per un tumore al pancreas incurabile, scoperto a inizio 1995. Dopo la diagnosi ha voluto vedere un’ultima partita prima di chiudere il ponte con il Calcio Chieri. Ponte che si sarebbe riaperto il giorno del suo funerale quando, ricorda Luisa De Paoli: «In mezzo a una folla immensa, i “suoi” ragazzi lo hanno voluto portare in spalla da casa fino al Duomo di Chieri. Non dimenticherò mai le commosse e sentite parole loro e di tutti gli ex atleti del Pedale Chierese».

Come già detto, da lì a poco il Chieri si sarebbe spostato nel nuovo stadio e non fu neanche per un secondo messa in discussione l’intitolazione dello stesso all’uomo che per mezzo secolo ha organizzato, migliorato, coltivato, tenuto vivo e fatto crescere lo sport chierese a 360°. Non poteva che essere chiamato così: stadio Piero De Paoli.

Storie di stadi - Chieri Piero De Paoli - Gli anni del Pedale Chierese- Piero De Paoli con i suoi ragazzi
Gli anni del Pedale Chierese- Piero De Paoli con i suoi ragazzi

 

Si ringrazia per l’aiuto e la disponibilità tutte le persone che hanno aiutato a questa ricostruzione: su tutti la figlia Luisa De Paoli e Riccardo Tinozzi, senza dimenticare Edoardo Benedicenti e Massimo Zannoni.

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