25 anni fa nasceva un pezzo della nostra storia

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La prima pagina del 1993

Esattamente 25 anni fa, il 7 settembre del 1993, andava in edicola il primo numero di Sport e Sport che l’anno successivo diventerà Sprint e Sport. Non era una novità assoluta perché, per presentare la nuova iniziativa, avevamo fatto un numero zero. Un giornale di 32 pagine a cui avevamo dedicato circa tre mesi di lavoro e che avevamo “imbottito” di contenuti che oggi saremmo in grado di produrre forse in un paio d’ore al massimo. Ma con i mezzi a nostra disposizione allora era stato un successo che ci aveva inorgoglito ed eravamo andati di campo in campo per presentarlo alle società e ai dirigenti dell’epoca come se fosse un nuovo Vangelo, uno strumento irrinunciabile per chiunque si fosse avvicinato al calcio giovanile e dilettantistico del nostro territorio che, in quei primi numeri, era ristretto al solo Canavese.

Il primo numero invece era, graficamente e non solo, un disastro: le foto sgranate, i testi pieni di refusi, alcune pagine invertite. Non avrebbe mai visto l’edicola non fosse stato per il direttore di allora, Pierangelo Isolato, che ci esortò ad andare comunque in distribuzione. Fosse oggi probabilmente saremmo diventati lo zimbello del web, ci avrebbero preso a male parole, coperto di insulti. Invece no. Successe il miracolo e 365 persone ci diedero la loro fiducia acquistandolo. Non solo, ricevemmo diverse telefonate di incoraggiamento, qualcuno chiamò per inviarci una nuova foto perché quella pubblicata era veramente brutta, senza pensare che in realtà noi avevamo già una foto di qualità ma avevamo sbagliato tutte le scansioni. Altri chiamarono per abbonarsi, alcuni per invitarci alla loro partita che si sarebbe disputata il fine settimana successivo.

Ma che era tempo di miracoli non era solo per un giornale appena nato, fatto malissimo e che pure incontrava il favore dei lettori. Pochi mesi prima infatti mi avevano diagnosticato una grave forma di tumore e i miei lunedì trascorrevano in day hospital al San Giovanni Vecchio di via Cavour con un ago nel braccio. Erano i cicli di chemio terapia che mi mettevano al tappeto il fisico ma non lo spirito che rimaneva battagliero forse proprio grazie a quel giornale, alle telefonate, ai tanti ragazzi che, allora come adesso, si avvicinavano al giornale pronti a mettersi in gioco.

Ma in realtà di miracoloso c’era poco perché se da una parte c’era la medicina, dall’altra era lo spirito che faceva la differenza. Sprint e Sport era un giornale nato dal basso e per questo vicino ai problemi di quanti praticavano lo sport. Era nato per coprire un’esigenza e per questo incontrava i favori degli addetti ai lavori: dava voce a chi non l’aveva mai avuta e con questo verbo, questa voglia di fare, di raccontare, è arrivato ad essere il giornale di riferimento di Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia.

Ma strada facendo qualcosa è cambiato. Ci siamo smarriti. Me ne sono accorto questo inverno quando, per Terzo Tempo, il nuovo giornale della scuola calcio, sono ritornato sui campi dove 25 anni fa siamo partiti e con mia grande sorpresa mi sono accorto che è cambiato poco o nulla. Se una delle nostre missioni era quella sì di raccontare il lavoro di allenatori, calciatori e addetti ai lavori, dall’altra volevamo essere di supporto all’intero movimento. Se vuoi renderti utile, dal momento che fai informazione, devi far sapere al tuo bacino che esiste un calcio diverso, diffondere un verbo diverso, essere di sostegno. E qui abbiamo fallito. Siamo andati avanti come un treno perdendo un pezzo importante della nostra storia. Ed ecco perché quest’anno faremo un “tagliando” e cambieremo il modo di fare il nostro giornale. Partendo dalla risorsa più grande, i ragazzi.

Saranno loro al centro del giornale, a partire dalla Serie D per arrivare a chi inizia a dare i primi calci al pallone. E lo faremo alla nostra maniera, questo sì, in maniera professionale. Perché se c’è una cosa che invece non abbiamo perso ma abbiamo migliorato in questi 25 anni è proprio il nostro know how, la nostra specificità, la capacità di saper guardare dentro i dati e noi, di dati, in questi anni ne abbiamo raccolti milioni. Come prima cosa ci batteremo sul vincolo sportivo perché così com’è non è più accettabile. Ma non sarà una battaglia contro qualcuno bensì il momento di capire che i tempi cambiano e il calcio non è immune.