18 Giugno 2021

UEFA e UNHCR scendono in campo per l’integrazione

Il calcio come strumento di inclusione sociale per i rifugiati

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Come spesso accade in campo, dopo una caduta ci si rialza, magari con le ginocchia sbucciate o la caviglia dolorante, ma non si perde la voglia di giocare. Fuori dal campo, esistono persone che affrontano la guerra e le persecuzioni ma che, nonostante le difficoltà, non perdono la voglia di vivere. Per coniugare voglia di vivere e voglia di giocare sono scese in campo la UEFA, Unione Europea delle Federazioni Calcistiche, e l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati.

La partnership, siglata mercoledì 19 maggio presso la sede dell’UNHCR a Ginevra, è finalizzata a favorire l’inserimento dei rifugiati nelle attività sportive di tutta Europa. Infatti, con la firma di un Protocollo di Cooperazione (https://editorial.uefa.com/resources/0269-12524301d5dc-9a72f50d26bc-1000/cooperation_protocol.pdf), UEFA e UNHCR si impegnano nella promozione e nello sviluppo di iniziative volte a facilitare il coinvolgimento dei soggetti rifugiati nel mondo del calcio, che ancora una volta si erge a promotore dei diritti umani attraverso l’integrazione sportiva.

Il Protocollo di Cooperazione rappresenta per il presidente della UEFA Aleksander Čeferin «un modo efficace per rafforzare ulteriormente il calcio come potente strumento per favorire l’inclusione sociale sostenibile dei rifugiati e promuovere la coesione sociale. La partnership con l’UNHCR si basa sul già ampio lavoro della UEFA in questo settore, anche attraverso le iniziative ed i programmi della Fondazione UEFA per i bambini. La cosa più importante è che le nostre attività congiunte avranno un impatto reale sulla vita quotidiana dei rifugiati e di tutte le altre persone costrette alla fuga».

Un impegno morale e sociale, come ha evidenziato Michele Uva, direttore dell’area Calcio e Responsabilità Sociale della UEFA: «La partnership istituzionale con l’UNHCR sottolinea l’impegno della UEFA in linea con il nuovo pilastro sulla Responsabilità della Strategia UEFA e le sue politiche specifiche di Supporto ai Rifugiati e di Inclusione, che riflettono la nostra volontà di assicurare il sostegno del calcio europeo su temi così importanti per la società civile».

Dal 1950 l’UNHCR è impegnata nel supporto di chi si trova costretto a fuggire da contesti di guerra e persecuzione. Con il Protocollo di Cooperazione l’obiettivo è quello di offrire assistenza e sostegno attraverso il calcio che, come dichiarato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, è uno sport inclusivo e aggregante, in grado di portare in campo differenti culture e vissuti: «In qualsiasi parte del mondo io viaggi per l’UNHCR, nei campi per rifugiati, negli insediamenti, nei paesi e nelle città, vedo che il calcio ha la capacità di unire le persone intorno a una passione comune. Attraverso la nostra partnership con l’UEFA speriamo di utilizzare il potere del calcio per far incontrare le persone che sono state costrette a fuggire e le comunità che li accolgono».

Il calcio può dunque essere uno strumento per progettare il futuro individuale e sociale, come ha sottolineato Grandi: «Lo sport rappresenta un’opportunità di inclusione per i bambini e per i giovani rifugiati – ha anche il potere di aiutarli a ricostruire le loro vite ed ispirare a valori positivi».


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