13 Giugno 2021

Eni Sulo, la ‘cazzimma’ del talento di Lushnjë

I derby contro il Kosovo e il Piacenza, ora è al Novara per puntare alla Serie C e alla nazionale maggiore

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Da questa stagione è nell’organico della neonata Novara, club che punta in alto, ma la storia calcistica di Eni Sulo, nonostante i suoi soli 20 anni, parte da lontano. La bomber azzurra nasce a Lushnjë nella prefettura di Fier in Albania e da quando a 7 anni si è trasferita in Italia, nel pavese, il suo amore per il calcio non l’ha mai lasciata, portandola anche a vestire la maglia della nazionale Under 19 albanese con cui ha esordito in una sentitissima partita contro il Kosovo. Tutto questo senza trascurare gli studi in Scienze Motorie che l’attività di calciatrice la porta a seguire attraverso l’Università telematica.

Eni, dove hai mosso i primi passi nel mondo del calcio?
Giocavo sempre a calcio da piccola con mio fratello e i nostri cugini. Poi mio fratello Hajri ha cominciato a giocare nella Fulgor Codogno e io lo accompagnavo sempre. Un giorno un allenatore mi ha proposto di provare e da lì ho cominciato a giocare anche io nella Fulgor dove sono stata dagli 8 agli 11 anni.

Hai sempre giocato da attaccante?
In realtà no, ero la più alta per cui giocavo da difensore. Però io dalla fascia andavo sempre in avanti. Mi sarebbe piaciuto anche giocare a centrocampo, ma poi mi hanno messo trequartista e ho cominciato a giocare davanti.

Qual è stata la tua prima esperienza in una prima squadra?
Ho smesso qualche anno di giocare poi sono andata al Senna Gloria. È stata la prima realtà in cui ho giocato con ragazze dai 18 ai 30 anni. In un certo senso l’aver giocato con i maschi mi ha aiutata, ti dà qualcosa in più anche rispetto alla fisicità. Sono stata al Senna Gloria tre anni e le partite più belle le ho giocate contro le Biancorosse Piacenza che per noi era un derby molto sentito. Ho segnato diverse volte contro di loro e mi sono presa anche qualche insulto, ma la gioia di segnare in un derby è molto forte. Un episodio che mi ha fatto enormemente emozionare è avvenuto proprio al Senna Gloria con un vice allenatore con cui ho legato molto, uno dei pochi ad aver sempre fatto il tifo per me fin dall’inizio. Alla mia richiesta di spiegazione sul perché urlasse sempre e solo a me a ogni mio errore anche piccolo, mi ha risposto che avevo talento e che non voleva che sprecassi così il mio potenziale, perché sapeva che avevo tanto da dare e tutte le carte in regola per arrivare in alto, dove più meritavo. Ma per fare bene dovevo dare il massimo a partire dall’allenamento.

Dopo è arrivata la prima esperienza un po’ più lontana da casa, al San Miniato.
L’anno scorso ho fatto diversi provini. Il Senna Gloria però non voleva cedermi, le richieste del presidente verso le altre squadre erano molto alte. Io lì mi sono rifiutata di giocare e dopo quattro giornate ho ottenuto lo svincolo. Sono arrivata al San Miniato nel gennaio 2020 e purtroppo ho giocato solo 3 partite prima che chiudessero tutto.

Eni Sulo con la maglia del Novara
Eni Sulo con la maglia del Novara

Nell’estate 2020 arrivi al Novara. Come mai hai fatto questa scelta e qual è il tuo rapporto con l’ambiente?
Il Novara mi ha fatto subito una buona impressione e l’ho scelta per questo motivo. Sono anche più vicina a casa e in questo periodo di covid non volevo nemmeno andare troppo lontano come l’anno scorso che poi sono rimasta per un po’ a Siena. Visitare il centro sportivo per la prima volta è stato spettacolare. È tutta un’altra cosa rispetto alle mie esperienze precedenti, la palestra è super attrezzata. Poi anche quando mi sono fatta male sono stata seguita dal medico e dal fisioterapista. Con le compagne ho subito avuto un grande feeling, abbiamo fatto delle amichevoli precampionato nelle quali abbiamo vinto alla grande. Purtroppo proprio lì mi sono infortunata, ma come squadra siamo costruite per vincere il campionato anche perché ci sono tante ragazze che hanno giocato in Serie B e C. Un bel complimento che mi hanno fatto al Novara è arrivato quando mi è stato detto che ho tanta ‘cazzimma’, forse perché avendo giocato tanti anni con i maschi, ed essendo l’unica ragazza in campo, da lì ho acquisito una personalità forte, sia affrontando i pregiudizi che nei confronti degli avversari.

Hai esordito con la selezione dell’Albania Under 19, qual è il tuo rapporto con la nazionale?
Sono arrivata un po’ in ritardo in nazionale perché è difficile farsi notare dagli osservatori giocando nella D italiana. Ho esordito a 17 anni in un’amichevole contro il Kosovo dove abbiamo vinto 2-1. La cosa che più mi aveva fatto specie è stata quando l’allenatore ha letto la formazione e ha detto il mio nome. Mi sono girata per chiedere se avesse detto proprio Eni. Non ci credevo perché c’erano compagne che giocavano in serie più alte e con diverse convocazioni già alle spalle. Ho giocato altre partite e contro il Montenegro stavo anche per segnare, ma mi fu negato un rigore netto. Spero che si ricominci il prima possibile sia per il Novara che per poter tornare in Nazionale.


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