16 Maggio 2021

Attualità, aspettando il 26 aprile: sarà vera ripartenza per giovanili e attività di base? Sibilia e Gravina spingono. E intanto il Csi…

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Spiragli di ripartenza. Parole d’apertura da parte del Presidente del Consiglio Mario Draghi. Una data e, forse, l’auspicato ‘cambio di prospettiva’ sugli sport. A fare la ‘nuova differenza’, non più il ‘fattore’ contatto quanto piuttosto lo svolgimento all’aria aperta o meno dell’attività. Questi gli ingredienti della speranza di veder ripartire a maggio tutta l’attività giovanile e di base, con allenamenti ‘veri’ e magari qualche amichevole, gara, torneo o manifestazione. Con l’eventuale nodo da sciogliere sulla presenza o meno del pubblico. Uno scenario di riapertura su cui anche il Presidente della Lnd, Cosimo Sibilia, ha risottolineato l’importanza di una ripartenza dell’attività prima dell’estate. Anche per premiare gli sforzi e i sacrifici delle società che hanno sempre dimostrato responsabilità e attenzione nel rispettare tutti i protocolli e le procedure di sicurezza. Condizioni di base affinchè, dal 26 aprile e con numeri da ‘zona gialla’, si possa davvero parlare di ripartenza. Di tutti, senza distinzione e ‘patentini formali di attività di interesse nazionale’ o meno.

 

Road-map e decisioni In queste ore e in questi giorni il presidente del Consiglio Draghi e il ministro della Salute Speranza stanno definendo e imbastendo le tappe delle varie riaperture, con un primo paletto fondamentale. Per gli sport all’aperto via libera dal 26 aprile (come detto in zone con numeri da ‘giallo’, ndr), compresi gli sport di contatto, mentre si ipotizzano altri step successivi per piscine e palestre. «La prima data chiave è il 26 di aprile, quando ripristiniamo le zone gialle, investendo sugli spazi aperti. Poi c’è una road map che ci accompagnerà e che monitoreremo passo dopo passo» ha detto il ministro Speranza. Parole che segnano un nuovo inizio, tutto però ancora da scrivere. Perchè resta da capire se il via libera sarà limitato ad allenamenti in forma individuale o di gruppo e se si potrà davvero tornare a giocare. Parole che però, segnano in apparenza un mutamento di approccio per quanto riguarda il calcio: fino ad ora infatti gli sport di contatto erano stati vietati e considerati come veicolo di possibile alto rischio contagio. Sulla base di diversi e recenti studi invece, ha ribadito il ministro Speranza, si pensa di cambiare lo schema. I dati infatti evidenziano come un solo contagio su mille si sarebbe verificato all’aperto, confermando che i pericoli delle attività all’aperto siano minimi. Questo ha portato a ridimensionare la preoccupazione per le discipline di contatto e all’aperto ma le condizioni di riapertura e ripartenza sono ancora tutte da scrivere e definire.

 

L’appello della Lnd Durante il Consiglio Direttivo della Lnd tenutosi in settimana poi, è stata data molta attenzione al tema della ripartenza dell’attività dilettantistica, oltre quella già riconosciuta di preminente interesse nazionale, e legata ai giovani. Ricordando come il calcio di base abbia già dato prova di estrema responsabilità nel rispettare le disposizioni sanitarie e garantire pertanto la sicurezza dei propri tesserati, il Consiglio ha rivendicato all’unanimità il riconoscimento di questo grande impegno da parte delle istituzioni chiedendo di poter tornare in campo, così come già avviene per altre realtà dello sport dilettantistico e amatoriale. «Auspico che la richiesta del Consiglio Direttivo e i sacrifici delle Società possano ottenere un riconoscimento prima della conclusione di questa stagione sportiva – ha affermato il Presidente LND Cosimo Sibilia – E che possa quindi riprendere, in totale sicurezza, anche l’attività giovanile». Nel corso dei lavori è stata ratificata anche la deroga all’articolo 42, comma 3, del Regolamento LND, a valere unicamente per la stagione sportiva in corso, circa l’aumento da 8 a 12 del numero dei prestiti dei calciatori e delle calciatrici in via del tutto eccezionale per le società dei campionati regionali di vertice di calcio a 11 e calcio a 5 che hanno optato per la ripartenza.

 

Un nuovo appello dunque affinchè le autorità governative recepiscano l’importanza di far ripartire prima dell’estate, senza aspettare settembre-ottobre, l’attività giovanile e di base di giovani che da oltre un anno sono soggetti a svariate limitazioni tra scuola e attività varie, rispettando tutto ciò che attiene ai protocolli di sicurezza ma, come sottolineato anche dalla Lnd, premiare anche l’impegno, i sacrifici e il senso di responsabilità dimostrata dalle società di base del nostro movimento. L’auspicio è che la data del 26 aprile possa davvero rappresentare un nuovo inizio, dando segnali e messaggi di speranza ed entusiasmo ad un settore chiave per la salute e il benessere dei più piccoli e non solo e la salvaguardia della sopravvivenza di tantissime realtà che sono in enorme difficoltà in virtù di oltre un anno senza attività così come dimostrato anche dal Report di Sport & Salute pubblicato sul numero di SprinteSport di lunedì 12 aprile e reso noto la scorsa settimana dall’ente governativo-sportivo. In cui i dati più allarmanti riguardavano proprio la sopravvivenza delle società. Con l’8% di loro che hanno dovuto ad oggi ‘tirare giù la serranda’ e ben il 42% che si dice non certa di poter riprendere e proseguire, tra emorragia di iscritti e iscrizioni a fronte di spese correnti ingenti e mai interrotte.

 

L’INCONTRO

Gravina alla Vezzali: «Calcio come traino per tutto lo sport»

 

Si è svolto a Roma, presso la sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri di via della Mercede, l’incontro tra la sottosegretaria con delega allo Sport Valentina Vezzali e il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio Gabriele Gravina. Durante la riunione, in cui il numero uno della FIGC ha ringraziato la Vezzali per il decisivo contributo sull’impegno del Governo per la presenza del pubblico a giugno a Roma in occasione di Euro 2020, sono stati affrontati tutti i temi più importanti e le priorità del mondo del calcio durante la pandemia. Ripartenza dell’attività dei settori giovanili e dei campionati dilettantistici, aggiornamento dei protocolli, sostegni economici e apertura al pubblico degli eventi di vertice sono alcuni degli argomenti sottoposti da Gravina all’attenzione della sottosegretaria, con la quale è stato condiviso un programma comune di lavoro per dare risposte concrete ad un mondo che, solo in ambito giovanile, ha registrato una perdita di quasi 200 mila tesserati. «È stato un colloquio costruttivo, un confronto di analisi e di prospettiva per cui ringrazio la sottosegretaria – ha detto Gravina –. C’è un grande desiderio di ripresa e noi vogliamo fare la nostra parte».

 

CHI RIPARTE…

Ripartono l’8 e il 9 maggio i campionati giovanili di interesse nazionale del Csi

 

Aveva fatto tanto discutere il desiderio di ripartenza a metà marzo dei campionati giovanili del Csi Milano e non solo. Una ripartenza poi bloccata dall’avvento della zona rossa nazionale ma che in questa settimana è tornata attualità e certezza. In settimana infatti, in virtù delle prospettive mutate rispetto a marzo e la possibilità dopo il 26 aprile di ripartenza delle attività sportive all’aperto, ecco che il Csi Milano (conferma iscrizioni e iscrizioni aperte fino al 26 aprile) ma anche Vco (in campo dal 1° maggio con calcio a 5 e calcio a 7) e non solo, hanno riproposto con coraggio la ripartenza per i propri campionati giovanili nel weekend dell’8 e del 9 maggio. Una decisione motivata con una lunga lettera da parte del presidente del Csi Milano, Massimo Aichini. Che su motivazioni, condizioni e scelta di ripartire ha ribadito alcuni concetti chiave. «Perché scegliamo di ripartire? La ripartenza questa volta è una scelta obbligata. Mi spiego meglio. Tanti vogliono ripartire e ripartire subito. Ma sulla ripartenza ci sono due filosofie di pensiero. Chi vuole tornare a giocare partite vere il prima possibile e chi invece ritiene fondamentale e sufficiente gli allenamenti. Il problema sta qui. Le disposizioni emesse dal Governo e recepite dal CONI consentono di allenarsi solo alle squadre che partecipano a campionati di categorie di interesse nazionale in possesso di un calendario ufficiale che prospetta date e luoghi certi di gioco. Questo significa che partendo l’8-9 maggio si potrà tornare ad allenare regolarmente (in modo tradizionale) già da questa settimana. Significa anche, però, che le squadre che dovessero decidere di ritirarsi dal campionato primaverile non potranno continuare ad allenarsi in modo tradizionale nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Tutte le squadre delle categorie non di interesse nazionale potranno, da questa settimana, tornare ad allenarsi solo in modo individuale, distanziato, esclusivamente all’aperto (mai in palestra), con il divieto di utilizzo spogliatoi e sempre rispettando il protocollo attualmente in vigore. Per loro non c’è possibilità di partecipare al campionato primaverile o ad altri tornei. Anche questa è una scelta che “subiamo” e sulla quale non siamo d’accordo. Si tratta di una decisione del Governo e del CONI che vale per tutte le discipline, per tutte le federazioni e noi non abbiamo attualmente facoltà di intervento. Meglio, ci continueremo a battere in ogni ambito perché questa decisione sia rivista. Ma ora non possiamo fare promesse a nessuno. Ma gli oratori riaprono? Posso allenarmi in oratorio? Ringraziamo di cuore l’Avvocatura della Diocesi che ha sempre coinvolto il CSI e gestito le varie situazioni con grande attenzione alle nostre realtà. Sul sito del CSI Milano trovate l’ultimo comunicato della Diocesi che conferma che in Oratorio ci si può allenare. Ovviamente in modo tradizionale per le squadre che partecipano a campionati di categorie di interesse nazionale e che confermano l’iscrizione al campionato primaverile e, in modo “individuale e distanziato” per tutte le altre categorie non iscritte al campionato primaverile».

 

CHI VORREBBE RIPARTIRE…

Federico Finazzi: nei parchi sì, negli impianti no. L’appello e le richieste dei gestori degli impianti al Sottosegretario Valentina Vezzali

 

«Abito davanti a un parco e sono stufo di vedere gruppi di ragazzi che giocano e fanno tornei nei prati e campetti senza nessun controllo. E mi chiedo, noi con gli impianti siamo fermi da mesi e non possiamo fare la stessa cosa ma con protocolli di sicurezza, precauzioni e tutte le cautele del caso? Da qui è nata la mia proposta-provocazione di un’apertura simbolica il 20 aprile, in cui aprire gli impianti per far giocare i ragazzi esattamente come fanno al parco ma con tutte le cautele e in sicurezza. Purtroppo però ho avuto adesioni freddissime…» A parlare è Federico Finazzi, gestore di impianto sportivo a Torino e membro della Lega Imprese Sportive gruppo di Torino. Questo il suo appello su Facebook: «Buonasera amici gestori di impianti sportivi, scrivo per capire chi di voi ha raggiunto un livello di rabbia e frustrazione tale da portare ad una riflessione seria che ci porti ad agire immediatamente a tutela delle nostre attività. La protesta nelle nostre città sta crescendo, i diritti completamente calpestati. Vi propongo di unirci in una protesta: riapriamo tutti assieme gli impianti sportivi martedì 20 aprile e invitiamo quante più persone a giocare gratuitamente per un giorno. Che differenza c’è tra giocare al parco (cosa che potete verificare con i vostri occhi quotidianamente) e fare attività presso i nostri impianti? È ora di prendere in mano la situazione e dire basta! Il 20 aprile apriamo tutti. Vi prego di ascoltarmi e darci una mano». Come detto adesioni pochine, forse in virtù della prospettiva di ripartenza il 26 aprile, con Finazzi che sottolinea: «La mia era più una provocazione anche se, anche dopo il 26 aprile, se permangono stato d’emergenza e coprifuoco per noi è quasi come stare chiusi. Come gestori non siamo stati ‘presenti’ come altre categorie… Per questo, anche come Lega Imprese Sportive, abbiamo inviato una lettera al Sottosegretario Valentina Vezzali». Richieste che riguardano un contributo a fondo perduto adeguato per l’impiantistica sportiva, uno dei pochi settori costretto per un anno alla completa chiusura soprattutto nel comparto Amatoriale e di sport di contatto; abbattimento della quota fissa nelle utenze; credito d’imposta per le locazioni dei fondi commerciali e sportivi; fondi da destinarsi a Regioni e comuni che prevedano bandi e prolungamento di concessioni e convenzioni, visto l’anno di lavoro perso che si stima di poter ammortizzare solo dopo tre anni di attività a regime. E poi per l’attività, occorre prevedere un credito d’imposta deducibile dalle dichiarazioni dei redditi per le spese effettuate negli impianti sportivi, incrementare le misure di deducibilità per quelle aziende che vorranno investire come sponsorizzazione in eventi sportivi e la parziale defiscalizzazione e decontribuzione per le spese del personale dipendente. L’appello e il grido d’aiuto è stato lanciato…

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