2000 tifosi alla prima ufficiale nel nuovo Filadelfia, Urbano Cairo: «Un effetto speciale essere qui»

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    16 settembre, Torino-Atalanta, con quelle 11 maglie granata in campo e quei 2000 tifosi sugli spalti la rinascita dello stadio Filadelfia ora è realtà. Il risultato del campo non è quello che il Toro avrebbe auspicato per celebrare il proprio “ritorno a casa” – i bergamaschi si impongono per 2-0 – ma il giorno è di quelli da consegnare alla Storia della società.

    Non poteva mancare il presidente del Torino, Urbano Cairo: «Essere qui fa un effetto speciale, era un momento da non perdere assolutamente. Il Fila è bellissimo e dà sempre bellissime emozioni. Clima, ambiente, tifosi, oggi è stato tutto perfetto. Ho visto tantissima gente felice, tanti bambini, tifosi felici di essere qui per la prima partita» Un clima di festa che non è stato rovinato dalla sconfitta dei ragazzi in campo: «Ho visto un Toro che non è quello che mi sarei aspettato, speravo che il clima avrebbe caricato i ragazzi – continua il presidente granata – ma ci stà avere subito un po’ di emozione per l’esordio in questo stadio».

    Urbano Cairo

    Trasformare il calore del Fila in una sprinta positiva sarà una delle chiavi di volta della stagione per i ragazzi di Federico Coppitelli, tecnico della Primavera: «E’ bello sentire la responsabilità di onorare questo stadio e dimostrare di essere degni della sua storia. Oggi l’emozione ci ha un po’ frenato, dovremo lavorare anche su questo».

    La conferma di quanto il “fattore casa” possa diventare uno strumento per la creazione di un’identità di gruppo viene confermato da chi in questo stadio ha vissuto parte della propria carriera e della propria formazione calcistica, Ezio Rossi, oggi sugli spalti, 138 presenze da difensore del Torino tra il 1985 e il 1990 (attualmente allenatore del Casale in Serie D): «Il Filadelfia rappresenta un pezzo di storia per il Torino. Trovo positivo che l’impianto sia stato destinato alle partite delle varie categorie del Settore Giovanile: contribuisce a trasmettere l’importanza di un pezzo di storicità del mondo granata a questi ragazzi che non hanno vissuto in prima persona certe epoche calcistiche».