23 Gennaio 2021

Riccardo Romani, il treno è tornato e ferma a Bisceglie: «Grazie Fossano»

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Stasera parte il treno. Quel treno che capita spesso una volta sola nella carriera, ma questa volta passa una seconda volta. A quasi dieci anni esatti dall’unica presenza con la prima squadra del Como, Riccardo Romani torna tra i professionisti con la maglia del Bisceglie.
Tra una valigia da chiudere e un camion da caricare e scaricare tra Torino e Fossano («non lo auguro a nessuno»), Riccardo è riuscito a trovare qualche minuto per raccontarci cosa è stato per lui giocare a Fossano (Qui il saluto alla società) e come il famoso treno sia passato a riprenderlo dopo tanti anni.

La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Tra più offerte alla fine hai scelto Bisceglie?
Sì, o almeno manca solo la firma e se non succede qualcosa alla penna mentre firmo… Da qualche tempo si muoveva qualcosa e avevo già ricevuto una chiamata da una Serie D importante a dicembre. Ma Serie D per Serie D, non avrei cambiato. Fossano, anche se neopromossa, è una delle realtà più importanti per società e modo di lavorare. Nessun dirigente vuole mettersi in mostra, si lavora per il bene dei giocatori.

Queste ore saranno infuocate. Cosa stai provando e quante chiamate ricevi?
Fa strano dopo cinque anni lasciare Fossano. Mi ero abituato e cambiare così radicalmente scombussola un po’, ma insieme a Viassi, ho reputato che fosse l’occasione giusta al momento giusto. Tra chiamate e messaggi c’è tanta gente che mi fa l’in bocca al lupo e i complimenti. Fa piacere, anche se non ho fatto nulla di particolare. Magari sembra che possa disturbare ricevere così tanti messaggi, ma in realtà fa piacere perché vuol dire che qualcosa ho lasciato.

Immagino ti sia confrontato con lui in primis quando sono arrivate la/le chiamate. Cosa ti ha detto?
Appena ho avuto i primi contatti l’ho avvisato, poi lunedì in giornata ci siamo visti e ne abbiamo parlato. Calcisticamente devo tutto a lui e non posso che ringraziarlo e considerarlo il mio primo riferimento per qualsiasi consiglio. Per il rapporto che c’é so che non cambierà nulla con la distanza.

Ecco, rimanendo su Viassi. Tante volte hai parlato del rapporto con lui, ma sul piano umano e quello tecnico come ti ha aiutato in questi anni?
Sul piano calcistico appunto, gli devo tutto. Mi aveva già allenato alla Novese, per poi cercarmi ovunque sia andato, anche a Casale. Dopo un anno e mezzo in cui avevo sbagliato tutto a Corneliano e Lucento, nessuno mi avrebbe dato più fiducia. Lui invece me ne ha data il doppio di quanto meritassi e mi aspettassi, rendendomi quello che sono. Tutto il resto penso di essermelo un po’ meritato, ma senza uno che ti migliora la vita fidandosi di te, diventa impossibile.

Dopo 4 anni e mezzo lasci il Fossano e appunto il tuo mentore. Quando sei arrivato, sei sceso dall’Eccellenza alla Promozione dove tutti dicevano che c’entrassi ben poco. Ora è facile dire che è stato un investimento azzeccato, ma come hai valutato quella scelta?
È stata la scelta migliore che abbia mai fatto. Sapevo il modo di allenare di Viassi e che quindi non sarebbe stata una vera e propria “Promozione”. Mi ha subito detto che a Fossano erano persone per bene e mi sono fidato. Infatti qui ho incontrato Bessone, che ora è presidente, al quale devo tantissimo sul piano umano.

Negli anni passati sei mai stato vicino a lasciare il Fossano?
Sinceramente no. L’anno scorso sono stato contattato dal Chieri di Manzo (tra i primi a chiamarmi saputa la notizia), ma ho sempre deciso di rimanere per riconoscenza. Mai avuto né il pensiero, né la tentazione di cambiare squadra.

Dovessi scegliere una sola immagine, una foto, un istante per descrivere questi anni a Fossano?
Forse l’ultima giornata della passata stagione, quando abbiamo vinto il campionato. È la chiusura di un cerchio.

Chiudiamo con una Ten Years Challenge. Nella stagione 2010/2011 hai giocato una settantina di minuti tra i professionisti in Pro Uno col Como. Cosa diresti a quel ragazzo diciannovenne?
Non direi nulla. Perché nella vita gli errori si fanno. Ho avuto un periodo di smarrimento generale (non solo calcistico) e ora chiudo il cerchio. Non capitano spesso le seconde opportunità, ma con un po’ di fortuna e un po’ di tenacia si può lavorare perché, qualora arrivino, le si possa prendere con un’altra testa. A me è capitata e non posso fare altro che ringraziare.

 

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