Chieri
I titolari per la finale scelti da Pecorari

Si dice che un viaggio di mille miglia cominci con un solo passo. Sono passati 273 giorni da quel pirotecnico 4-4 in casa Borgaro, che inaugurava la stagione degli azzurri e, da quel momento, ogni passo ha portato a far sì che ogni scalata, ogni lotta divenisse una vittoria, ogni centimetro un metro e ogni metro un km, fino ad arrivare a 285, ovvero il numero dei km che a portato questo grande gruppo a giocarsi l’impossibile in terra toscana. Non è andata come si sperava, come ci sarebbe piaciuto e come forse si meritava. Ma non ci si può esimere dal ringraziare e dall’applaudire la cavalcata di questi ragazzi: un Chieri tosto, tonico e di grande qualità, piegato solamente dalla durezza e dalla perentorietà dell’Aprilia, a cui comunque non si può che dare grande merito. Zero reti subite per i laziali tra semifinali e finali, guidati dal bastone di un Battisti di “Nestiana” memoria e dalla sciabola di un La Penna in stato di grazia, in grado di finalizzare ed innalzare il livello qualitativo di una squadra che fa certamente della quantità il proprio punto di forza. E così, tra le “sberle” a Legnago e Montevarchi, si arriva allo scontro di due filosofie e identità completamente differenti: difensivismo e risultatismo contro gioco e proposizione. Non sembra il Chieri più brillante della stagione, ma tanto basta ai laziali per rintanarsi nella propria metàcampo e rischiare lo svantaggio al quarto d’ora quando il palleggio piemontese manda Vespa fuori posizione ed Oyewale, libero in corsia, serve di prima intenzione De Riggi: dribbling e sparo respinto dai guantoni di Manasse, la cui respinta non trova però finalizzazione adeguata dai piedi di Di Sparti, troppo timido nell’occasione. I latini mettono allora in moto la locale “tradizione gladiatoria” con Martinelli, protagonista prima di una gomitata gratuita ai danni di Oyewale non sanzionata a dovere, poi autore di un bell’assist per La Penna, il cui tentativo a botta sicura è però fermato dalla scivolata di un intrepido Bellocchio. Si passa alla ripresa senza ulteriori sussulti: l’Aprilia passa ad un 4-3-3 più sbilanciato, ed il gioco vale la candela al 52’ quando da rimessa laterale in posizione offensiva, La Penna si ritrova -incomprensibilmente- il pallone tra i piedi e lo scarica in rete con una botta che non lascia scampo a Maggiolo. A complicare i piani l’espulsione di Bellocchio, seppur macchiata da un fallo precedente su Nouri. L’inferiorità non cambia le carte, il Chieri resta padrone del possesso ma non ha modo di sfondare. Non resta dunque che arrendersi all’esito -spietato e crudo- del campo: Aprilia campione, agli azzurri l’onore e la consapevolezza di un percorso di crescita in cui uno splendido viaggio non può interrompersi alla destinazione: d’altronde, il cielo è sempre più scuro prima di una nuova alba.