12 Giugno 2021

Il Lecco affonda col Grosseto e saluta già i playoff, Di Nunno si sfoga e annuncia l’addio: sarà davvero la fine?

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Il Lecco precipita e chiude tristemente la stagione, ma per certi versi era una conclusione annunciata. Dalle squalifiche rimediate a Vercelli in avanti, i blucelesti non ci sono più stati, né tecnicamente, né tantomeno mentalmente. Nella sconfitta casalinga contro il Grosseto i nodi sono venuti al pettine e i proverbiali stimoli per l’inizio di un nuovo mini-campionato non si sono manifestati. Esemplare l’attaccamento alla causa dei tifosi blucelesti, intenti a sostenere la squadra e a rimarcare la loro «lecchesità» in un disarmante finale di partita e di stagione. L’immagine dei sostenitori è emblematica, come lo sono sconforto, e in qualche caso lacrime, a fine gara dei giocatori. Paolo Di Nunno furioso e deluso in conferenza, Maiolo che trasmette il messaggio per cui non tutto è perduto, rimembrando a tutti il carattere vulcanico del patron. Le parole dal sapore di addio di D’Agostino chiudono il cerchio, facendo scorrere i titoli di coda su una stagione travagliata e dal finale amaro ma comunque destinata a rimanere scolpita in via Don Pozzi come una delle migliori dell’ultimo quarantennio.

Le parole del patron bluceleste Paolo Di Nunno non risparmiano nessuno: giocatori, allenatore, piazza, amministrazione comunale. Certo, Di Nunno non è nuovo ad uscite dal carattere fumantino, ma questa volta sembra davvero che la misura sia colma. Il legame con Lecco è appeso a un filo. Il futuro è ancora da scrivere ma la domanda è lecita: che cosa succederà da domani alla Calcio Lecco?

«Sono qui solo per dire che la famiglia Di Nunno non c’è più nella Calcio Lecco – annuncia – Non metterò più un soldo nella società, ho già speso dieci milioni in questi anni. Non è per la delusione del risultato, una decisione già presa. La partita di oggi è stata una vergogna, nessuno correva. Se nessuno comprerà il Lecco? Non iscriverò la squadra al campionato». Lo stato d’animo del patron è lapalissiano: «Sono amareggiato, oggi il Grosseto ci ha dato quattro gol, i giocatori hanno fatto una figura di m****.  C’è gente che ha segnato per un periodo e poi basta».  Sulla cattiva gestione del finale di campionato: «Se non sono venuto più a vedere le partite c’era un motivo. La gestione tecnica non mi è piaciuta, perché vedevo gli avversari andare più di noi».  Quando il patron ha maturato la decisione di andarsene?  «Da parecchio tempo. Da quando ho iniziato a cercare con insistenza qualcuno che mi aiutasse. Qui non c’è un aiuto nemmeno dalla giunta. Non voglio morire dietro al Lecco, mi dispiace ma non mi interessa più nulla. I soldi li ho messi solo io». E se la stagione fosse terminata con un finale differente?  «Se fossimo andati in Serie B sarebbe stato un altro discorso. La B era l’obiettivo? No, volevamo solo fare un campionato di alto livello. Poi però ho visto che la squadra girava e vinceva contro tutte le grandi, mentre con le piccole abbiamo sempre subìto gol».  A quanto venderà il Lecco Di Nunno? «Non pensate che io voglia soldi per forza. Mi accontento anche di un milione di euro. Se qualcuno si proponesse per darmi una mano? Resterei con il 50%, voglio vedere la buona volontà di qualcuno che mi aiuti, spero in qualche lecchese».

Prova a gettare un po’ d’acqua sul fuoco il dg Angelo Maiolo: «I ragazzi in settimana li avevo visti abbastanza carichi. Speravamo almeno nel pareggio ma forse saremmo usciti alla partita successiva. Di Nunno? Vedremo, sicuramente il problema del Bione lo ha fiaccato. Avrò ancora il compito di fare un’opera di convincimento nei suoi confronti, affinché ritorni sui suoi passi e rimanga in società. Vorrei spendere una parola per i nostri tifosi che ci hanno applaudito. Sono unici, hanno voluto vedere i giocatori per ribadire il loro attaccamento. L’anno prossimo vorranno vedere buttare il sangue in campo per il Lecco».

Infine Gaetano D’Agostino, le cui parole suonano un po’ come un canto d’addio: «Un rammarico essere usciti ai playoff al termine della migliore stagione dopo tanti anni. Mi dispiace perché ci tenevo. Ho avuto un confronto con i tifosi e mi sono emozionato, per l’attaccamento alla causa. Li ringrazio e li porterò sempre nel cuore. Lieto sia delle parole che della mancata contestazione, quando invece la critica sarebbe stata giusta». Gaetano D’Agostino non si risparmia nella conferenza post partita. «Credevo di essere abituato a certe pressioni e a certe curve, ma non importa il numero, conta la sostanza. Ringrazio tutti, sono cresciuto tanto come uomo e come professionista. Sono onorato di aver allenato il Lecco. È una piazza importante, calda, ha un grande richiamo mediatico. Bisogna avere personalità per lavorare tutti i giorni con questa maglia». Il mister pone l’accento sugli aspetti positivi dell’annata: «Iocolano e Capogna hanno fatto la miglior annata della loro carriera; abbiamo avuto un portiere con dodici clean sheet; abbiamo vinto due derby. Ho lavorato molto con il mio staff per costruire e dare una base forte ad una società che due anni fa era in Serie D. Se mi dovessi distaccare andrei via arrabbiato per come sono andati i playoff, ma al tempo stesso sereno. A giorni valuteremo il mio futuro ma sono onorato di aver scritto una pagina importante della storia di questa società». Cosa non ha funzionato concretamente? «Questa squadra non può permettersi sei o sette elementi fuori, tra cui i due centrali difensivi titolari, il miglior portiere del girone e due centrocampisti come Galli e Foglia. Abbiamo perso Liguori, non abbiamo avuto neppure Moleri per tutto l’anno. Iocolano nel girone d’andata non c’è stato per nove partite. Anche oggi hanno pesato le assenze: il Grosseto oggi è venuto qui senza aver nulla da perdere e ha ottenuto il meglio». Sul futuro del Lecco dal punto di vista di D’Agostino: «Si può partire da una buona base, ci vogliono quei giocatori che, anche nelle partite più brutte della stagione, risolvono i problemi. Occorre una rosa più completa per alzare l’asticella». Il mister appare sollevato: «No, sono lucido, intendo fare un discorso costruttivo. C’è da mettere sulla bilancia quello che di buono è stato fatto, guardando il bicchiere mezzo pieno. Non posso essere arrabbiato guardando a tutta l’esperienza a Lecco, solo rammaricato per non essere andato avanti».

 

 


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