Cenisia, 100 anni

“Far bene e lasciar dire”. Una frase ben impressa nelle menti di tutte le figure che rappresentano ed incarnano lo spirito del Cenisia, che quest’anno ha festeggiato i 100 anni dalla sua nascita. «È più di una frase, è un modo di essere – spiega lo storico Presidente Luigi Riccetti, che ha fatto letteralmente rinascere questa società 25 anni fa e continua a guardare avanti con passione – Quando abbiamo iniziato a ricostruire dopo il fallimento ho trovato questa frase scritta in un quadro, e ho pensato che rappresentasse perfettamente la voglia di rinascere che ruggiva forte dentro di noi; una specie di dantesco “non ti curar di loro, ma guarda e passa”. Proprio da qui siamo ripartiti e con serietà e spirito di comunità siamo arrivati dove siamo ora».

GLI ALBORI
Ma come nasce esattamente il Cenisia? Il primo vagito si ha il 13 aprile 1919, quando Bartolomeo Tamiatto, un operaio della Borgata Cenisia che era solito frequentare il bar Norge di via Frejus, decide insieme ad un gruppo di amici di dare vita ad una squadra di calcio. Crescono davvero le violette nei campi che si estendevano ad ovest della ferrovia, quando le “violette” di Borgo San Paolo cominciano a scrivere la propria storia su un campo da calcio situato di fianco a quello che adesso è corso Rosselli. Il nome Cenisia si fa strada e iniziano ad arrivare i primi trofei: per tre volte i viola si portano a casa il titolo metropolitano dell’ULIC (Unione Libera Italiana del Calcio, federazione indipendente dalla FIGC che ebbe vita dal 1909 al 1927). Tre sono anche i tornei “Campo d’Argento” in cui il Ceni (questo il diminutivo che ancora oggi contraddistingue i viola) può fregiarsi del titolo di Campione. Naturalmente con le vittorie nascono anche le prime storiche rivalità, in particolare con società come Vanchiglia, Guerin e Virtus. Neanche la Seconda Guerra Mondiale fa desistere il Cenisia dal perseguire la passione per il pallone, anche se ovviamente si fa fatica in quegli anni a disputare partite “regolari”: non pochi sono infatti gli episodi in cui le partite non terminano al fischio finale dell’arbitro, ma al suono delle sirene che annunciano i bombardamenti, cui prontamente segue una fuga verso il più vicino rifugio antiaereo. A farne le spese è anche il campo di corso Rosselli, ma dopo anni “in affitto” sui campi di Collegno, Teresio Dutto, famoso calciatore viola con capacità imprenditoriali fuori dalla norma, riesce ad ottenere dal Sindaco di allora, Celeste Negarville, il permesso di usufruire di un terreno situato tra il Bocciodromo di via Frejus e corso Vittorio Emanuele, bloccato all’altezza dell’allora inesistente piazza Adriano. E così Dutto, insieme a compagni, dirigenti ed i soliti amici-tifosi, riesce a dare vita all’attuale Campo Cenisia di via Cesana 12.

Cenisia Coppa Ciriè
La squadra del Cenisia del 1935

ANNI D’ORO
Il decennio ’53/’63 è scolpito indelebilmente nella storia del Cenisia e dello sport italiano. Figure principali di questa decade di successi sono l’industriale tessile Gatto, che agli inizi degli anni ’50 diventa Presidente della società, lo storico Direttore Generale Dario Borgogno, ed infine grandi allenatori come Bertolini, Depetrini, Fusero e Pellini. Personaggi che con dedizione e continuità portano il Cenisia fino alla serie D, alle soglie del Professionismo. Ma sono le categorie giovanili a fare veramente scalpore, in particolare la categoria “Ragazzi” (oggi Juniores, o meglio Under 19). Memorabili i primi due titoli Nazionali di categoria nel biennio ’55-’56, indimenticabili protagonisti giocatori come Gori, Procacci e Menaldo. Nel mezzo lascia il panorama calcistico il Presidente Gatto e Dario Borgogno, dopo un breve peridodo da “traghettatore”, convince poi Cillario, consigliere del Torino, ad assumere il ruolo di Presidente. Ma il vero apice di questo ciclo d’oro si raggiunge nella stagione ’57/’58, quando il Cenisia arriva a vincere la Coppa Nazionale Primavera, torneo a cui partecipano anche squadre professionistiche come Sampdoria, Atalanta e Padova. Una squadra che si basa sulle gesta di un trio di centrocampo che ancora oggi fa emozionare i tifosi viola di vecchia data: Conta-Mina-Di Gregorio, un terzetto che in quegli anni viene recitato a memoria da società e tifosi. 1961 e 1963 sono poi teatro di altri due titoli nazionali (sempre categoria Juniores), a coronamento di un decennio che ha pochi eguali nel calcio dilettantistico. Menzione d’onore anche per Beppe Zanelli e Livio Voltolini, che nel 1961 vengono convocati con la nazionale Juniores e si distinguono tra i tanti giocatori professionisti che frequentano quella squadra. Non è mai più accaduto per nessuna squadra torinese, se si fa eccezione, ovviamente, per il Torino e la Juventus.

Cenisia Campioni Italia
Il Cenisia Campione d’Italia, categoria “Ragazzi” (oggi Under 19)

ANNI BUI
Purtroppo tutte le belle storie hanno una fine, quella del decennio d’oro del Cenisia termina figurativamente con due avvenimenti: l’uscita dalla società nel 1963 di Dario Borgogno e la morte in un incidente d’auto del presidente Cillario nell’anno successivo. Dopo qualche anno di collaborazione con il Torino, guidata dal nuovo Presidente Motto (ex giocatore granata), la società nel 1968, al termine di questa collaborazione, entra in una crisi profonda: non ci sono più dirigenti e le capacità economiche sono al lumicino. Vernate, un grande appassionato di sport e del Cenisia da tanto tempo, assume la carica di Commissario Straordinario per verificare le possibilità di rinascita. Ma senza una Presidenza e senza un Consiglio Direttivo purtroppo il margine di riuscita è molto basso. Dopo un decennio di fusione con l’Europa Calcio, fondata nel 1964 da Corrado Parlagreco, in cui la squadra prende il nome di Europa Cenisia, la società torna poi ad avere il nome originario di Cenisia sotto la Presidenza Mazzoni, che tiene botta fino alla fine degli anni ’80. Nel 1995 però il crollo definitivo: per motivi ancora oscuri agli attuali dirigenti, l’impianto della società viene chiuso e sigillato e l’intero Cenisia si ritrova letteralmente in mezzo ad una strada.

ERA RICCETTI
Entra quindi in gioco l’attuale Presidente Luigi Riccetti, che nel 1995 viene nominato Commissario Straordinario e trova miracolosamente il modo di raddrizzare il Ceni. Il vero motore di questa rinascita è la fiducia reciproca tra Riccetti e un ampio gruppo di genitori, che si accollano oneri ed onori che servivano per uscire da questa disastrosa situazione. Si sa, da cosa nasce cosa, e da questa iniziale incondizionata fiducia nasce un vero e proprio attaccamento alla maglia e ai colori sociali del Cenisia, che porta Presidente, dirigenti, genitori e giocatori a muoversi verso un’unica direzione: la resurrezione del Cenisia. Resurrezione che avviene puntuale, la prima squadra riparte dalla Terza Categoria e a livello giovanile la società torna a mostrare la sua vera natura. «Il vero successo – sottolinea Riccetti – non risiede tanto nei titoli e nei trofei, ma nel constatare che da 25 anni ad oggi siamo riusciti a mettere bene in chiaro cosa significhi “essere Cenisia”, un vero e proprio modus vivendi che deve manifestarsi in tutte le figure che ruotano attorno all’orbita Cenisia: essere un esempio e una scuola che esalti i valori dello sport di squadra, a partire dai giocatori fino ai genitori, passando ovviamente per noi dirigenti. Per questo combatto e combatterò sempre, affinchè anche chi mi sostituirà possa prendere spunto dal meraviglioso lavoro che abbiamo fatto per guardare avanti con la stessa determinazione e passione».

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Luigi Riccetti, attuale Presidente del Cenisia

La storia del Cenisia è stata scritta partendo dalle pubblicazioni e dalle raccolte curate da Tito Delton