Coccaglio, che succede? Raineri ha la ricetta

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Fabio Raineri, allenatore Coccaglio

Il risultato deve sempre e comunque passare dalla buona prestazione. È la filosofia che da anni contraddistingue il lavoro di Fabio Raineri, allenatore alla guida del Coccaglio per la terza stagione. Dopo quasi due campionati e mezzo sulla panchina neroverde, in cui si sono visti risultati importanti (playoff di Prima Categoria vinti nel 2016, salvezza al primo anno in Promozione nel 2017) la convinzione che la strada intrapresa sia quella giusta è ancora molto forte, nonostante l’avvio di stagione non sia stato finora dei più esaltanti per la formazione bresciana che milita nel girone C di Promozione.

Due vittorie, due pareggi e sei sconfitte nelle dieci giornate fin qui disputate che hanno fruttato appena otto punti e l’attuale terzultima posizione. Una classifica che non rispecchia né il potenziale né il valore assoluto della rosa a disposizione di Raineri. Lo sa il tecnico e lo sa anche la società che non ne ha mai messo in dubbio la permanenza. Domenica scorsa il Coccaglio è tornato al successo vincendo 2-1 sul campo della Ghisalbese, rimanendo attaccata al treno che porta alla salvezza.

Mister Raineri, i numeri quest’anno non stanno rendendo giustizia al vostro lavoro: come mai?

«Mai come quest’anno ho una squadra consapevole di quello che può fare. Tutti i gol che abbiamo subito finora sono stati causati da nostri errori relativi a poca concentrazione. Però ho sempre chiesto ai miei giocatori di continuare a giocare secondo le nostre caratteristiche».

Palla a terra e manovra fluida, ma appena 7 gol segnati. L’anno scorso ne avevate già fatte 16.

«È vero, questo solo perché finora non siamo riusciti a concretizzare la grande quantità di occasioni che creiamo ogni partita. È lì che dobbiamo migliorare principalmente. La differenza tra domenica e quelle precedenti sta tutta lì, nell’essere riusciti a portare a termine un terzo delle palle gol prodotte».

C’è stata anche un po’ di sfortuna?

«Non credo molto alla sfortuna nel calcio, ma domenica quando ho deciso di fare il cambio Giardini-Solazzi e Solazzi ha fatto subito gol al primo pallone toccato ho pensato: ecco, forse sta cominciando a girare anche per noi».

La squadra domenica ha dimostrato una grande reazione dopo essere andata in svantaggio. Quant’è difficile non farsi scoraggiare quando i risultati non arrivano?

«Nessuna delle sei partite che abbiamo perso finora ha mai intaccato quello che ci siamo prefissati di fare fin dalla preparazione. Per come siamo costruiti noi non possiamo permetterci di snaturare il nostro modo di giocare in modo da adeguarci agli avversari. I ragazzi in questo sono fantastici perché hanno questa consapevolezza».

Cosa chiedi ai tuoi giocatori da qui alla pausa?

«In queste ultime cinque giornate dobbiamo limare questi errori e cercare di fare quei punti che ci consentano di girare a 15/16. A parte quella col Villongo, le altre sono tutte lì con noi e quindi ce la possiamo giocare».

Dopo l’entusiasmante salvezza dello scorso anno nel girone bresciano, in estate siete finiti in quello bergamasco. Cos’è cambiato?

«Sappiamo che è un campionato estremamente difficile, rispetto al girone bresciano sembra un’altra categoria. Bisogna rimanere attenti e concentrati per 95’ e sfruttare le occasioni che crei al massimo, altrimenti gli altri ti puniscono. Poi noi ultimamente andiamo sempre in svantaggio, le squadre si chiudono e dopo diventa difficile».

Ci sono giocatori più forti?

«Più forti non so, ma quasi ogni squadra ha in rosa uno o due ex giocatori professionisti. Per esempio, domenica nella Ghisalbese c’era Conteh (ex Palermo, Lecce e Albinoleffe), e giocatori così incidono tanto in quelle situazioni dove l’esperienza conta molto».

Domenica arriva la Nuova Colognese, squadra molto compatta. Che partita sarà?

«Affrontiamo una squadra che finora ha perso solo una volta (3-2 a Pradalunga) e che non conosciamo abbastanza. Anche questo fattore finora ha inciso, perché affrontando ogni domenica squadre nuove non sappiamo mai cosa avremo difronte».

Nel mercato di riparazione farete qualcosa?

«Non credo faremo qualcosa, sostanzialmente per tre motivi. Un po’ per la politica della società, un po’ perché sono contento dei miei calciatori, un po’ perché difficilmente in questo periodo dell’anno trovi quei giocatori in grado di fare la differenza, perché chi li ha giustamente se li tiene».

Salvatore Drago