7 Marzo 2021

Calvairate Eccellenza, Passoni si è ripreso: «Devo tanto alla società e alla piazza, spero di ripagare questa fiducia al più presto»

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Luca Passoni, classe 1992, cresce a Sesto, ma il salto di qualità tra i grandi lo compie a Brugherio, dove conosce chi lo formerà come uomo e calciatore, il tecnico Campi. E’ proprio Campi alla guida dell’Ardor Lazzate nella stagione 2017/2018 ad avanzarlo sulla trequarti, dandogli così le chiavi dell’attacco in quella stagione da 14 reti complessive in campionato. Da lì in poi Passoni faticherà a riconfermarsi, ma questo sarà per lo più dovuto a problemi fisici che si porterà dietro per due anni. E proprio quando sembra essere uscito da questo tunnel arriva il secondo stop al campionato.

 

Dove hai mosso i tuoi primi passi nel mondo del calcio e quale pensi siano state le tappe più importanti?
«Sono cresciuto nel Niguarda Calcio, ma il percorso nel settore giovanile l’ho concluso a Sesto, fino all’anno della Beretti dove poi sono andato a Brugherio. Qua a 17 anni mi sono vincolato alla società fino ai 24, ho conquistato la promozione in prima squadra al primo anno nel quale abbiamo subito raggiunto i play off, poi sono arrivate alcune ottime stagioni, ma senza alcun dubbio la stagione più importante è stata quella sotto la guida del tecnico Campi con cui abbiamo raggiunto la promozione in Eccellenza. Una volta arrivato l’anno dello svincolo ho deciso di cambiare aria, non perchè mi trovassi male, ma necessitavo provare altro. L’Ardor Lazzate, una volta cominciato a guardarmi attorno, è la prima opzione e il motivo principale di questo matrimonio è la presenza di Campi, che ci ha lasciato nel 2019 e a cui devo moltissimo».

 

Che annate sono state quelle all’Ardor Lazzate?
«Due anni bellissimi, si è creato un gruppo coeso, anche fuori dal campo. A questo si aggiunge la presenza di colui che considero come un secondo padre, Campi, che a mercato aperto mi ha cercato sempre. Dal punto di vista sportivo abbiamo raggiunto il playoff e la finale di Coppa Italia, sfortunatamente non portata a casa, ma è stata senza ombre di dubbio una stagione positiva. Anche la successiva annata non è stata male, ma quello che più ci tengo a sottolineare è che nonostante il budget societario e la componente giocatori abbiamo sempre fatto meglio di quello che molti, incluso noi, ci saremmo aspettati».

 

Che motivazioni ti sai dare per quella che è stata la tua migliore stagione dal punto di vista realizzativo?
«Più fattori che hanno determinato un contesto in cui potessi esprimermi al meglio. In primis il gruppo venutosi a creare, tant’è che anche oggi siamo in contatto al di là del campo. L’aspetto tattico non è stato da meno, anzi il tecnico conoscendo quelle che sono le mie caratteristiche mi ha spostato in avanti, dandomi molta più libertà di movimento, collocandomi così sulla trequarti. Un ruolo congeniale, una posizione totalmente nuova rispetto al mio passato dove mi sono sempre trovato sulla mediana. Più libertà di movimento e guardare di più la porta mi ha agevolato il raggiungimento dello score finale».

 

Con la Casatese le cose non sembrano essere andate troppo bene, che è successo?
«Personalmente non è stata una brutta esperienza, ma di certo non è finita come ci si aspettava e questo vale per tutti. Le aspettative erano alte, ti trovi in una società importante che punta a vincere, con alle spalle possibilità tecniche ed economiche che ti portavano per forza di cose a guardare alla vittoria. Fino a metà stagione le cose procedevano bene, un secondo posto e una finale di Coppa che lasciavano pensare una seconda parte di stagione dello stesso livello. Invece c’è stato un tracollo, noi giocatori non abbiamo reso come avremmo potuto, e poi ci sono state delle situazioni di cui non voglio parlare perchè riguarda tutti  i componenti di quella stagione. Sta di fatto che a fine anno la dirigenza ha deciso di rifondare la squadra e così ho accettato la corte della Calvairate dove mi aspettava Campi a braccia aperte».

 

Nelle successive stagione il tuo numero di presenza cala, e questo è coinciso con l’approdo alla Calvairate. E’ successo qualcosa dal punto di vista fisico nell’anno alla Casatese?
«Una serie di problemi fisici hanno caratterizzato le annate seguenti, e questa è stata una novità per me, non avevo mai avuto problemi di questo tipo. Da Novembre di quell’anno in poi tramite esami ad hoc mi è stato diagnosticato una pubalgia. Nel mercato estivo prima del mio passaggio alla Calvairate mi sono poi rotto anche il menisco, quindi mi sono presentato alla preparazione estiva con un infortunio appena procuratomi e uno ancora non risolto. In contemporanea è arrivata la notizia della morte del tecnico Campi, è stato difficile digerire e accettare il lutto, le ripercussioni a livello emotivo ci sono state. Così i primi mesi non sono stati facili, fino a Novembre 2019 sono rimasto fuori poi il  rientro è stato graduale. Inizialmente  rientro da subentrante per guadagnare minutaggio e recuperare il ritmo partita ma nel momento in cui mi si ripresenta la prima occasione dal 1′ mi strappo dopo soli 5′. La stagione da lì va a rotoli, così fino a Gennaio quando poi arriva lo stop».

 

Invece quest’anno come vi siete presentati ai nastri di partenza?
«Personalmente sono stato in grado di riprendermi dagli infortuni, tanta fisioterapia e sedute volte al rafforzamento del ginocchio mi hanno aiutato, e il gruppo aveva cominciato anche bene. Stavamo dando seguito al percorso avviato nella passata stagione».

 

Ti vedi a lungo con questa maglia?
«Professionalmente e umanamente parlando qua mi trovo benissimo. La dirigenza mi ha accolto bene come il gruppo squadra. Anzi la società mi ha riconosciuto subito come un giocatore importante per la squadra, e lo hanno dimostrato sia in termini economici sia comportamentali durante l’anno. So bene che nutrivano grandi speranze su di me, ma gli infortuni non mi hanno permesso di ripagare la loro fiducia. Quello che più ho apprezzato e che mi ha colpito è che non tutte le società si mostrano cosi comprensive come hanno fatto qua. Mi hanno sempre rasserenato sulla mia situazione anche quando dati alla mano avevo saltato quasi tutta la stagione. Non si sono mai fatti problemi a riconfermarmi, sono in debito e spero di continuare qui per restituire tutta la fiducia che è stata riposta in me. Anche ora che stiamo tutti vivendo un periodo difficile loro non mi fanno mancare nulla, sono sempre attenti alle mie, così come del gruppo, necessità. Questa è una famiglia e spero di poter farne parte ancora a lungo».


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