21 Aprile 2021

Castelleone Eccellenza, Marco Bettinelli: lo specialista delle promozioni che in due anni dalla Prima Categoria è arrivato in Eccellenza

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Sulla panchina del Castelleone siede anche per questa stagione Marco Bettinelli, il tecnico ha preso in mano la squadra quando militava in Prima categoria e nell’arco di due stagioni è riuscito a portarla sull’importante palcoscenico dell’Eccellenza. Queste promozioni non sono certo una novità per Bettinelli che nella sua carriera spesso e volentieri si è dimostrato in grado di far compiere alle proprie squadre il salto di qualità necessario per avanzare di categoria.

 

Ci racconta qualcosa del suo percorso prima di arrivare a Castelleone?
«Ho sempre giocato a calcio a livello provinciale, poi a 19 anni mi feci male alla caviglia e dovetti smettere per un anno; casualmente in quel periodo avevo un amico che aveva iniziato ad allenare perché anche lui aveva dovuto smettere a causa di un infortunio, quindi mi chiese di aiutarlo come secondo e io fui felice di accettare. Una volta guarito dal mio infortunio ho dovuto scegliere quale strada intraprendere, capii che preferivo allenare piuttosto che giocare. Inizio la mia avventura accettando l’offerta del Crema Nuova, per poi passare di li a pochi anni all’Exelcior Vaiano una delle squadre non professionistiche della zona più blasonate.  Da qui ho avuto un’esperienza con il Crema 1908 con la quale ho avuto in gestione l’Under 19 vincendo un campionato e portandoli al campionato regionale. Dopo uno stop di un anno sono ripartito dal Castel Nuovo, che ai tempi militava in Terza Categoria e con il quale ho passato 4 belle stagioni condite da una promozione e due primi posti in campionato. In seguito sono stato chiamato dal Pieranica, squadra di Prima Categoria in zona retrocessione che presi a sei mesi dalla fine  e che non riuscii a salvare. Poi sono stato chiamato dal Calcio Crema con il quale sono passato da Terza Categoria alla Prima in due stagioni, a quel punto reputai chiuso il percorso e me ne andai approdando a Castelleone, militante in Prima Categoria. Anche qui sono riuscito ad ottenere una doppia promozione in due anni».

 

 

Qual è la sua idea di gioco?
«Penso che alla lunga per essere ripagati il più possibile in termine di risultati non vi sia altra strada che il gioco, alla lunga è quello che paga. In settimana cerco sempre di insegnare qualcosa di nuovo ai miei giocatori, il mio compito non è altro che aiutarli a migliorare e a rendere al meglio. La domenica però è competizione e voglio sempre vincere, è chiaro che si raccolgono i frutti degli allenamenti. Spesso non avevo a disposizione la rosa più forte nelle mie varie esperienze, ma penso di essere arrivato alla vittoria grazie a questo spirito di continuo miglioramento e di idee precise. Devo anche sottolineare come abbia avuto a disposizione sempre gruppi molto uniti e disponibili».

 

 

Come ha vissuto la sua squadra l’impatto con la nuova categoria?
«Sicuramente il primo impatto è stato difficile in quanto noi partivamo da un percorso differente, reputo che la nostra dimensione “ideale” sarebbe la Promozione in quanto siamo ancora una realtà ancora piccola e in fase di crescita. Questo campionato, questo girone nello specifico, è molto competitivo con giocatori che hanno militato nelle massime categorie. L’inizio non è stato semplice, avevamo l’esigenza di raggiugere il ritmo partita e per recuperare il gap con le altre squadre abbiamo anche dovuto fare un pesante lavoro fisico, ma anche mentale perché durante le prime partite abbiamo spesso pagato a caro prezzo delle disattenzioni. Nonostante i primi risultati negativi però nessuno si è fatto spaventare e abbiamo lavorato bene e abbiamo concluso in crescendo prima dello stop. Se si dovesse ripartire cercheremo di capire quali obbiettivi possiamo essere in grado di raggiungere».

 

 

Ha qualche momento della sua carriera al quale è particolarmente legato?
«Non posso dire di preferirne uno in particolare, ogni esperienza è stata unica con tante cose belle e meno. Un annata speciale è stata sicuramente quella in cui ho partecipato al campionato CSI con i ragazzi con cui ho iniziato la mia carriera da allenatore ai tempi del Crema. Quando mi hanno chiesto di dargli una mano non ho potuto rifiutare. Abbiamo vinto il campionato divertendoci davvero molto ed è un’annata che porto nel cuore. Se penso invece al momento più difficile della mia carriera penso sicuramente ai sei mesi passati a Pieranica, sfortunatamente non riuscii a salvare la squadra dalla retrocessione, ma imparai moltissime cose per quanto riguarda la gestione di giocatori e spogliatoio anche su questioni extracalcistiche».


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