14 Aprile 2021

Club Milano Under 19, Di Buduo e quel sogno oltremanica: «Un’avventura in Inghilterra significherebbe coronare un percorso»

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Alberto di Buduo, parte della famiglia del Club Milano da ormai 7 anni, siede per la prima volta sulla panchina degli Under 19 dove ha già collezionato tre vittorie e due pareggi nelle prime cinque gare di campionato. I suoi ragazzi sono stati gli ultimi a scendere sui campi Venerdì 16 Ottobre nell’anticipo serale contro la Rhodense prima che venisse decretata la sospensione del campionato.  E solo il 1 Febbraio i ragazzi potranno riprendere gli allenamenti.

 

Qual è stato il motivo del suo trasferimento dal Cimiano al Club MIlano? 
«Dopo una stagione travagliata come quella dell’anno scorso la proprietà, che è la stessa delle due società, mi ha comunicato come ritenesse opportuno che i ragazzi alla ripresa ritrovassero un volto amico. Questo perché la rosa che alleno oggi attinge da ambo i settori giovanili. Insieme abbiamo quindi concordato del mio spostamento su quest’annata. Nonostante sia la mia prima volta, escludendo l’anno da collaboratore che feci in passato, c’è la volontà di fare qualcosa di importante. Anche perché si tratta di una categoria a cui sono molto affezionato per gli anni trascorsi qua da giocatore, tornano ancora oggi a galla tanti bei ricordi». 

 

Essendo la sua prima esperienza e sapendo che è stato poco il tempo a disposizione, che idea si è fatto sulla categoria?
«Penso sia una categoria che paghi l’inesperienza di alcuni giocatori. Vedo ragazzi che provengono da società importanti, da settori giovanili puri, che non hanno ben presente cosa voglia dire entrare in una juniores che lavora per prima la squadra o che sia collegata direttamente a essa. Si fanno così un’idea sbagliata sul mondo dei più grandi. Questo campionato ti fa incontrare e gestire dei ragazzi, o che potrebbero dare di più o che per anche difficoltà di ambientamento sono sovrastimati per la categoria. Sul rettangolo da gioco si cerca di lottare sempre, anche le squadre che reputi inferiori, nessuno vuole mollare un centimetro. I ragazzi motivati ci sono e ambiscono alla prima squadra. Diciamo che ci sono mille sfaccettature, mille problematiche che avremmo avuto piacere di incontrare se la stagione fosse continuata».

 

In questo momento sta già guardando alla prossima stagione?
«Sono una persona abituata a prefiggermi un obiettivo per volta. La società questa settimana ci ha comunicata la ripresa degli allenamenti, per cui il mio obiettivo ora è riprendere e tirare le fila di quest’anno con i ragazzi e concludere, nel caso, al meglio il campionato. L’obiettivo certo è quello di portare la barca in porto a fine stagione e poi sedere al tavolo con la proprietà per vedere quali siano le loro idee per il prossimo anno».

 

 
Sente piena fiducia da parte del club?
«La proprietà mi ha sempre mostrato fiducia. Sia a Cimiano, sia qua. Ormai sono 7 anni nello stesso mondo, qua mi sento a casa. Qualche telefonata è arrivata negli anni, ma la priorità resta casa mia».

 

Nella stagione 2019/2020 ha coordinato il Milan Junior Camp, cosa le lascia questa esperienza?
«Sono 10 anni che faccio parte di questo mondo, soprattutto a livello nazionale, ma qualche esperienza fuori dai nostri confini c’è stata. Noi di Cimiano sono 9 anni che partecipiamo al Milan Special Camp dove per più settimane lavoriamo con i ragazzi di Fondazione Milan, quello che viene svolto è un lavoro inclusivo, soprattutto di divertimento. Si cerca sempre di dare gioia e svago ai bambini che magari non praticano questo sport e che successivamente si trovano a volersi iscrivere ed approcciarsi per la prima volta a questo mondo. Quello che proviamo a trasmettere è la professionalità, sorrisi e un ottimo ricordo sia dello sport che dell’esperienza».

 


Si vede all’estero?
«Ho qualche amicizia all’estero, colleghi che fanno questo per mestiere a differenza mia. Però l’esperienza oltre i nostri confini è un qualcosa che mi ha sempre attratto e affascinato. Ricordo la settimana fatta in Spagna con il Milan Junior Camp, dove ebbi la possibilità di crescere molto e di confrontarmi con tecnici di altra estrazione rispetto al classico tecnico italiano e dilettantistico. È stato un modo per crescere e accrescere il mio bagaglio». 

 


Dove le piacerebbe andare?
«Sono molto attratto dalla realtà inglese, lavorare o fare una piccola esperienza in Inghilterra, anche di pochi giorni sarebbe la realizzazione di un sogno. Anche le realtà sudamericane, in particolare quella argentina mi affascinano molto». 

 


È in contatto con la squadra?
«Con qualcuno mi sento quasi tutti i giorni, sanno che possono contare su di me se hanno bisogno di un supporto. Ho anche ragazzi con cui mi sento meno, ma per una questione di stimoli e determinazione, chiaramente ognuno di loro reagisce in maniera diversa alla situazione attuale. Ci siamo sentiti in video call quando ho comunicato la ripresa degli allenamenti il 1° febbraio ed erano tutti contenti».

 


Quanto pensa incidano gli stop arrivati sulla crescita dei ragazzi?
«Si è trattato di un evento più unico che raro, parlando dei ragazzi di questa categoria loro ricorderanno per sempre di aver perso due anni. Immagino abbiano quasi timore di perdere un treno o di non farsi trovare pronti in caso di chiamata da parte di qualche club. Ci sono poi annate dove questo sarebbe stato l’anno di un apprendimento più teorico del calcio, più tecnico. Poi alla fine dei conti tutti avranno perso due anni ma i pulcini avranno tutta una carriera davanti per cercare di coronare i propri sogni, diverso sarà per gli allievi». 


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