Legnano, per la panchina la spunta Vincenzo Manzo

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Una notizia inaspettata ha addolcito il risveglio dei tifosi lilla: Vincenzo Manzo siederà sulla panchina del Legnano. L’allenatore salernitano vince a quasi a sorpresa la concorrenza di Walter Viganò e Achille Mazzoleni (ex Legnano in C2 con 30 presenze). Quest’ultimo, ora pare essere accostato alla neo-retrocessa Trento (dalla Serie D all’Eccellenza).

Il tecnico quarantatrenne, nativo di Torre del Greco subentrato a Giuseppe Fiorito, può già vantare di una carriera da allenatore del tutto invidiabile, iniziata a soli 22 anni. Nel ’98 debutta con le giovanili del Bacigalupo Filadelfia, con una conseguente parentesi nel Rivoli Collegno. A seguito di queste esperienze entra a far parte di realtà di maggior spessore, alla guida dei vivai di Novara e successivamente Como. Nella stagione 2012/2013 conferma il suo potenziale esordendo nel palcoscenico di rilievo del campionato di Serie D con la prima squadra del Borgosesia, società caratterizzata da una storia significativa. La piazza piemontese è molto esigente, ma Manzo non delude, ottenendo due partecipazioni ai playoff nel corso di tre annate, per poi approdare nel 2015 a Chieri. Nel club torinese lascia il segno, totalizzando una media di 1,66 punti in 148 partite disputate nell’arco di 4 anni, dimostrando ancora una volta il suo feeling con i playoff. Si spalancano ora per lui le porte di una nuova avventura, sostenuta ardentemente dal nuovo DS Matteo Mavilla, successore di Maurizio Salese.

L’operazione di mercato è stata confermata da un comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell’ AC Legnano, che riporta le prime dichiarazioni di Vincenzo Manzo da allenatore dei lilla: «Sono un allenatore che resta molti anni nelle società. Questo perché sposo progetti e divento aziendalista nel senso migliore del termine. Per me il rispetto dei ruoli e il gruppo stanno sopra tutto. Non sono un mercenario, se avessi scelto per l’aspetto economico sarei andato altrove. Invece il Legnano, piazza storica, ha fame come me, c’è qualcosa di grande da costruire insieme. E mi ha conquistato la dirigenza, perché vuole vincere attraverso il gioco. Questo è il mio credo: dobbiamo far innamorare la piazza».


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