9 Marzo 2021

Offanenghese Eccellenza, Il tecnico Lucchi Tuelli: «Il girone C come fosse una piccola Serie D, non ci sono squadre materasso»

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Sulla panchina dell‘Offanenghese troviamo per questa stagione Marco Lucchi Tuelli, i giallorossi sotto la sua guida sono stati tra i protagonisti di quest’avvio di campionato conquistando nove punti sui dodici disponibili fino a questo momento. Per il tecnico cremonese si tratta della seconda esperienza ad Offanengo, nella stagione 2015 era infatti riuscire ad mantenere la categoria conquistando una salvezza non semplice all’ultima giornata. Ma questa è sola la punta dell’iceberg del suo ampio curriculum in cui possiamo trovare: la vittoria della Serie D come allenatore in seconda della Pergolettese e la conquista della Coppa di Promozione con il Luisiana e il mantenimento poi della categoria per le successive tre stagioni. Questi sono alcuni dei successi di un tecnico che è stato spesso apostrofato come uno dei più preparati in circolazione.

Si sta sollevando un polverone per quanto riguarda la ripresa dei campionati dilettantistici, qual è la sua opinione?
«Secondo me non ci sono le condizioni sanitarie per svolgere i campionati dilettantistici. I professionisti hanno i mezzi e le strutture per fare i tamponi e poter giocare in sicurezza rispetto a noi! Servirebbe che la Lega dilettante si facesse carico dei tamponi venendo così incontro alle esigenze delle società; è ovvio però che sarebbe davvero difficile attuare un progetto del genere coinvolgendo tutte le categorie, non si potrebbe lasciarne fuori alcune quindi meglio nessuno. Per me non ci sono i presupposti per farci ripartire…prima deve ripartire l’Italia. Sarebbe troppo surreale se noi potessimo giocare mentre le persone non possono andare a lavorare e i ragazzi non possono andare a scuola. Anche ripartire con il campionato in marzo e concentrarlo tutto in due mesi non credo sarebbe fattibile, preferire una serie di amichevoli per fare muovere i ragazzi piuttosto, non un campionato fatto frettolosamente, anche perché bisogna contare che i giocatori sono fermi ormai quasi da un anno».

Riguardo l’elezione di Tavecchio che idea si è fatto?
«Riguardo alla questione Tavecchio ho seguito poco e niente, preferisco tenermi fuori dalla politica per concentrarmi sul calcio giocato. In questo periodo preferisco guardare le altre categorie come Serie D e Serie C che reputo molto interessanti».

Che idea si è fatto del girone di quest’anno? Tosto ed equilibrato come si dice?
«Io ho avuto esperienze sia in questo girone che nel B e devo dire in effetti che vi sono differenze evidenti. Nel girone B vi sono solitamente due o tre squadre di buon livello mentre le altre sono più o meno tutte di qualità inferiore, il girone C al contrario sembra quasi una piccola Serie D: qui ci sono almeno cinque squadre che possono lottare per i primi posti, e soprattutto non ci sono assolutamente squadre materasso. Si può dire che c’è meno logica, la prima può tranquillamente perdere contro l’ultima se sbaglia la partita. Lo abbiamo visto noi in primis durante l’ultima giornata disputata: dopo tre vittorie di fila siamo andati a giocare sul campo del Castiglione, siamo scesi male in campo e abbiamo perso 2-0 senza mai prenderla. Forse la differenza rispetto agli altri gironi è anche di mentalità, i bresciani non mollano nulla. Anche per quanto riguarda gli impianti e i campi credo che quelli nel girone siano di una qualità molto elevata rispetto a tanti altri che si possono vedere in Italia. Quando con la società si è dovuto decidere a quale girone dare la preferenza io ho consigliato questo, proprio perché lo reputo il più interessante e stimolante anche per l’atmosfera che si respira sugli spalti».

Cosa si porta dietro dalle esperienze da calciatore e allenatore fatte negli anni?
«Ho giocato nel settore giovanile della Cremonese fino agli Allievi, poi ho giocato nella Pergocrema. In quegli anni ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi tecnici e giocare con ragazzi che poi andarono anche nella massima categoria. Ero compagno di Fortunato per esempio che poi andò alla Juventus, e parlando con lui già a sedici anni compresi che non sarei potuto diventare un professionista perché mi mancava quella mentalità, quella fame insaziabile che invece lui aveva. Queste esperienze però mi hanno fatto sicuramente migliorare come tecnico, do alla mia squadra dei principi chiari: nella mia metà campo gioco in sicurezza, mentre in quella avversaria si verticalizza sulla punta e si rischia qualcosa».


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