20 Aprile 2021

Sancolombano Eccellenza, il ritorno a casa di Tassi: «La passione mi porta ad accettare le sfide, non ci davano molto credito alla vigilia e invece ora…»

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Maurizio Tassi, alla guida del Sancolombano dal 2009 al 2017, ha scritto pagine importanti del club tra Eccellenza e Serie D. Poi la separazione, la squadra dopo 25 anni retrocede. In seguito è Guaitamacchi a farsi carico dell’onere di riportare il club in Eccellenza, lasciandogli così, a detta dell’attuale tecnico Tassi: «terreno fertilissimo» . Ora è però tornato per riportare il club nella categoria che gli compete. Dopo l’esperienza di pochi mesi a Voghera il mondo azulgrana riabbraccia nuovamente il suo tecnico e con lui al timone sogna nuovamente la Serie D. L’inizio di campionato lascia ben sperare i tifosi, tre vittorie e una sconfitta che per ora la collocano in vetta alla classifica, in attesa di sviluppi sul fronte ripresa del campionato.

 

Con il campionato alle porte, incrociamo le dita, come sta gestendo questa prima parte di preparazione?
«Siamo ripartiti facendo due allenamenti, Sabato e Domenica. Senza stare qua a raccontare bugie ci siamo adeguati ai protocolli. Rimane attuale un problema: questi protocolli non si adattano al gioco del calcio. Diventa difficile allenare dei ragazzi per una partita in questo modo. Puoi portare avanti e mantenere la condizione fisica, ma sul piano del gioco e di quello che serve in campo c’è bisogno di altro. Non è pensabile non poter disporre una barriera e svolgere delle partitelle, non fa parte del nostro sport. Sulla condizione fisica dei ragazzi devo dire che sono rimasto parecchio sorpreso, stavano tutti bene, avevano seguito il programma affidatogli in maniera impeccabile, mi hanno stupito. Infatti ho dovuto chiedere ai ragazzi di andare piano, avevano una voglia matta di strafare e di andare a mille, con il rischio poi che vadano fuori giri».

 

Lo stop di Ottobre ha lasciato un San Colombano in vetta alla classifica, ma sono molte le squadre a – 2, ne teme qualcuna in particolare?
«Sant’Angelo, Brianza Olginatese e Città di Sangiuliano sono le tre squadre candidate alla vittoria, a livello strutturale sono nettamente davanti a tutte le altre. Poi ci sono squadre come Codogno e Atletico Leon che possono vestire i panni delle otusider. Noi onestamente abbiamo avuto un inizio bellissimo, anche sorprendente. Non ci davano molto credito, d’altronde sono tanti i giovani e gli esordienti che compongono la rosa. C’è un po’ di rammarico per la gara contro il Sangiuliano, una gara combattuta fino al 95′ dove potevamo agguantare il pareggio. La nostra rosa è però formata da tanti ragazzi del settore giovanile, penso che alla lunga avremmo pagato qualcosa. Abbiamo però intenzione di riprendere con la stessa voglia e cattiveria».

 

Con la possibilità che determinate squadre non retrocedano e che abbiano anche la facoltà di non partecipare a questo rush finale di campionato, pensa che il verdetto finale possa essere falsato?
«Falsato no, rimane un campionato strano, anomalo. Chiunque arrivi davanti lo avrà meritato perchè più bravo sul campo. Saranno comunque 12 o 13 gare quelle da giocare, non credo si possa parlare di campionato falsato. Il numero di gare è sicuramente minore rispetto a un campionato normale ma niente di più. Pensiamo al campionato argentino, dove il campionato è lungo quanto il nostro girone di andata. Vediamo anche per che tipo di format si opterà, non siamo nemmeno sicuri si tenga conto della partenza di campionato. Ora come ora diventa anche difficile per la Federazione prendere una decisione che metta d’accordo tutti. Ci sarà sempre qualcuno scontento. Quello che conta è che ci sia una decisione, se non la migliore, quella meno dolorosa. Siamo tutte squadre di Eccellenza, che meritano la categoria in cui si trovano, non ci sono squadre di A e B. Mi augurio quindi non vengano fatte differenze per accontentare chi magari ha speso nell’allestimento di una squadra per vincere il campionato».

 

Non vi siete mossi sul mercato, ad oggi. Attendete l’ufficialità della ripresa, state già monitorando le categorie ferme o è più probabile che si veda in campo qualche ragazzo della Juniores?
«A inizio stagione con il Presidente abbiamo deciso quella che sarebbe stata la linea da tenere, ovvero priorità massima all’impostazione di un lavoro sui giovani provenienti dal settore giovanile. Questa era anche una delle condizioni per il mio ritorno. E andremo avanti con questa politica, la rosa rimarrà immutata».

 

Nella sua ventennale carriera, quale momento ricorda con particolare piacere?
«Ho un rammarico enorme per quella stagione del 2002, dove alla guida del Sant’Angelo in Serie D stavamo facendo una cavalcata spedita verso la Lega Pro. Promozione che in campo avevamo meritato matematicamente, poi purtroppo dinamiche societarie ci hanno impedito di portare a casa il titolo, e abbiamo pagato con la perdita di punti che hanno consegnato la vittoria finale ad altri. Eravamo i candidati numeri uno, a maggior ragione dopo lo scontro diretto vinto, potevamo perderlo solamente noi. Quanto successo ha però rafforzato il mio rapporto con la tifoseria e l’ambiente. A Voghera nella passata stagione ero convinto che avremmo vinto il campionato se non fossi stato esonerato alle 7° di campionato, secondo in classifica e imbattuto. La mia Vogherese, quella che ho allestito personalmente nel mercato estivo avrebbe portato a casa la vittoria finale, ne sono convinto. Ringrazio però il presidente per l’occasione concessami, il tempo dirà chi aveva ragione».

 

Come mai le strade con il Bano si interruppero e come mai nell’estate 2020 si sono ritrovate?
«Sul mio addio si sono dette tante cose, tutte false. Si diceva facessi l’allenatore-manager, ma non ho mai comandato e deciso niente. Ho sempre avuto un grande rapporto con il Presidente, un uomo di calcio, devo molto a Tino Cornaggia, ora AD. Mi ha insegnato tanto, anche al di fuori delle questioni meramente tecniche, penso alla gestione. Nel 2017 arrivò Vito Cera, oggi DS del Legnano. Hanno detto che non potevamo andare d’accordo a causa delle nostre personalità, ma erano solo bugie. Ho un grande rapporto d’amicizia con lui, ancora oggi. Il punto è che dopo 9 anni mancano gli stimoli, volevo cambiare. Nelle avventure successive non ho tuttavia avuto un gran feeling con le proprietà e durante l’estate 2020 ho ricevuto offerte da squadre il cui intento dichiarato è quello di vincere, solo vincere, ma la passione per questo mondo mi porta ad accettare le sfide, per questo oggi sono qua».

 

Al suo ritorno ha trovato differenze con l’ambiente che ha lasciato nel 2017?
«Il mio addio è coinciso con risultati pessimi, dopo 25 anni il Bano è retrocesso, ma ho ritrovato un ambiente rigenerato dalla cura Guaitamacchi che ha fatto un ottimo lavoro riportando la squadra in Eccellenza. Ora ho un terreno fertile su cui costruire la squadra del domani. Quest’anno il Presidente è stato chiaro, al centro del progetto la valorizzazione del settore giovanile ed era quello su cui io stesso volevo puntare con il mio rientro. Volevo impostare un lavoro simile a quello di 10 anni fa, quando servirono un paio di anni alla formazione della squadra che poi arrivò in Serie D. Sogno ancora questo tipo di percorso, crescere e mantenere questo gruppo di ragazzi. Se non ti chiami Barcelona o Real Madrid devi fare l’Athletico Bilbao. Sono pochissimi i ragazzi che vengono da fuori, sono tutti nati nati qua o nei dintorni».


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