21 Giugno 2021

Prima Categoria Lombardia, le società sono d’accordo: «Il Covid ha vinto» e chiedono la chiusura ufficiale della stagione

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Nella serata odierna si è svolta l’ormai consueta riunione tra i rappresentanti delle società lombarde dilettantistiche, nella fattispecie di Prima Categoria, e il Comitato Regionale Lombardia sull’ipotesi di ripresa dopo il 5 marzo, data limite imposta dall’ultimo DPCM emanato dal Governo. Un incontro dal quale è emersa l’unanime volontà di non ripartire e di concentrarsi sulla prossima stagione. Da segnalare l’assenza di Carlo Tavecchio, sostituto dal vicepresidente vicario Sergio Pedrazzini che ha presentato la seguente proposta di ripresa della stagione: dal 6 marzo inizio degli allenamenti con ripresa di eventuali recuperi tra domenica 21 e 28 marzo, prima della ripartenza totale prevista nel weekend di Pasqua (sabato 3 o lunedì 5 aprile). Utilizzando tutte le domeniche, e al massimo tre turni infrasettimanali per i gironi da 18 squadre, il campionato si concluderebbe così il 2 giugno, disputando soltanto il girone d’andata ed escludendo il discorso playoff e playout. Il format proposto dal vicepresidente Pedrazzini prevede inoltre il blocco delle retrocessioni e una sola promozione per girone. In poco più di un’ora e mezza l’unico intervento aperto alla ripresa è stato solamente il primo, quello di Ivano Barbeno, responsabile della segreteria del Chiari Calcio, il quale afferma: «Noi siamo per la ripartenza soltanto nel caso in cui venga garantita la sicurezza per tutti».

 

L’intervento che ha avuto più seguito è stato però quello di Oliviero Belotti, presidente del Cologne e del coordinamento che racchiude la maggior parte delle società bresciane di Prima Categoria, che sul tema della ripresa si esprime dicendo: «Crediamo non ci siano i presupposti per ripartire in sicurezza. Le nostre rose sono formate da lavoratori che potrebbero correre il rischio di licenziamento, oltre che costringere la propria ditta alla quarantena. Al di là dei protocolli che si possono attuare, la questione è molto delicata». Sulla stessa linea tutti i presidenti o direttori delle società intervenute successivamente, tra cui Acos Stradella, Baranzatese, Aurora Seriate, Virtus Lovere, Menaggio, Calcio Bosto, Cavese, Fornovo e Loreto. Tra gli interventi più esaustivi e variegati spicca quello di Marco Parenti, segretario del settore giovanile della Valentino Mazzola: «Bisognerebbe in mia opinione consultare le carte federali per capire se si possa effettivamente azzerare tutto senza promozioni e retrocessioni, o se quest’ultime siano comunque obbligatorie. Da considerarsi inoltre il problema dei centri sportivi, di proprietà dei comuni che non li aprirebbero fino alla zona gialla». Contrario alla ripresa e anche alle sue modalità Paolo Ferretti, presidente del Nac Curtatone, ultimo in classifica nel Girone H, che afferma: «Non riteniamo corretto il format proposto perché con una sola promozione e nessuna retrocessione possiamo immaginare cosa potrebbe succedere, si giocherebbe sol per il primo posto e sarebbe un campionato senza stimoli. Ritengo sia meglio pensare a organizzare verso maggio dei tornei per i più giovani, visto che ci portano le quote, unica possibilità di sopravvivere in questo momento di difficoltà». Il presidente della società mantovana sottolinea dunque un aspetto ripreso anche dai suoi omologhi, ovvero l’importanza di far ripartire il settore giovanile. Altro tema più volte citato dai partecipanti, più di 260, è quello relativo alla questione Under, dove al contrario non c’è stata un’unanimità. Molti proponevano il blocco in virtù del fatto che annate come quella dei 2003 avrebbero, come tutte del resto, saltato un anno e mezzo di preparazione in ottica prima squadra, mentre altri chiedevano di lasciar proseguire il corso naturale dei fuori quota così da averli tra i «grandi» già dalla prossima stagione. Come sostiene Stefano Limonta, presidente della Costamasnaga, che aggiunge: «I 2003 non solo devono far parte delle prime squadre, ma anzi il Comitato credo che debba rendere obbligatoria la presenza in organico e in campo di giovani provenienti dal settore giovanile in quota maggiore rispetto al passato così da non incentivare le società a spendere soldi per acquistarli o farseli prestare da altre realtà. In questo modo si premierebbe quel concetto di società dilettantistica che negli ultimi anni è stato superato a favore di prime squadre che hanno alle loro spalle poche categorie». Emblematica infine la frase pronunciata da Giuseppe Spreafico, presidente dell’Ardita Como: «Il Covid ha vinto e dobbiamo accettare questo risultato, andare avanti significherebbe disputare un campionato zoppo e senza certezze di arrivare in fondo».

 

Al termine degli interventi delle società è tornato a parlare il vicepresidente Pedrazzini che ha chiuso l’incontro dicendo: «Grazie per essere intervenuti così numerosi. Ci aspettavamo delle posizioni più eterogenee, ma prendiamo atto della vostra volontà di non riprendere l’attuale stagione e ciò ci prepara al meglio per le riunioni previste nei prossimi giorni con Seconda e Terza Categoria. L’esecutivo che si è appena insediato ha davanti a sé numerose sfide che come voi avete ricordato oggi riguardano non solo le prime squadre, ma i fuori quota e soprattutto il settore giovanile, che come avete giustamente detto rappresentano il futuro del calcio dilettantistico. Siamo consapevoli che anche all’inizio della prossima stagione, cioè a settembre, la lotta al Covid potrebbe non essere conclusa, anche se speriamo con tutto il cuore che la campagna dei vaccini possa permettere una ripartenza del paese e del calcio dilettantistico in toto».


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