Alessio Battaglino: un professionista in Promozione e quella di voglia di non smettere mai

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Oggi gioca a Meda in Promozione, ma Alessio Battaglino di campi e di categorie ne ha attraversati parecchi. Cresciuto proprio nel vivaio del Meda, Battaglino è a tutti gli effetti una vera star del calcio lombardo, infatti è stato leader di squadre come Como, Renate, Seregno e Pro Sesto, tra le altre, nei campionati di LegaPro e Serie D.
Come detto da due stagioni Alessio Battaglino veste la maglia del Meda, ma cosa si prova a “scendere di categoria”? Il capitano bianconero lo spiega da vero professionista: «Quando sei in campo non pensi mai alla categoria, ogni partita va giocata al massimo e non è mai semplice. Quando sono in campo il mio passato non conta, conta solo quel momento. Orami sto vivendo il mio secondo anno in Promozione, e anche io stesso sono riuscito a prendere le misure e a ragionare in modo diverso». E il rapporto con i giovani? Pochi dubbi per Battaglino: «I giovani vanno sempre aiutati, tutti possono sbagliare, ma l’importante è capire l’errore. A prescindere dal calciatore che sono stato, finita la partita rimane solamente quello che trasmetti; tanti giovani (e meno) mi chiedono consigli ed è bello che io sia un punto di riferimento, mi riempie d’orgoglio».
E tornando indietro di poco più di un decennio, nel 2009 Alessio Battaglino era fra le fila della Padania, con la quale si è aggiudicato il Mondiale: «È un bellissimo ricordo. Venivo da una stagione lunghissima di oltre 50 partite con il Renate. Con la Padania abbiamo giocato in diversi stadi, al Rigamonti, all’Ossola e poi la finalissima al Bentegodi; era l’inizio di questa competizione ed era bellissimo entrare in stadi pieni di tifosi, era come stare in una nazionale».
Immancabile la domanda sull’esultanza dopo un gol: «In generale quando segno alzo l’indice perché la “I” è l’iniziale di mia moglie e poi indico il cielo per la mia mamma che è mancata lo scorso anno. Mia mamma mi ha aiutato tanto ad inizio carriera, mi portava agli allenamenti ed era sempre presente, come mio fratello e mio padre del resto». Ma il gol della scorsa domenica, che era valso il vantaggio dei bianconeri sul Gavirate, era speciale: «Era dedicato a Maurizio Mautone, che ha deciso di dimettersi dal ruolo di Ds per motivi personali. Lui ha dato una grossa mano al Meda e anche a me in primis, poi fuori dal campo siamo grandi amici. Se lo meritava».
E il futuro? Ancora qualche incognita: «La mia scelta di vita è stata fatta andando via dal Fanfulla, dopo essere stato riconfermato, e quell’anno ho deciso di ritornare a Meda (anche perché ero alla soglia dei 40 anni – afferma ironicamente). L’ambizione è quella di continuare nel calcio perché è decisamente la mia strada. Ora come ora non mi ispira la figura dell’allenatore, mi piacerebbe entrare come figura dirigenziale, magari come DS, ho già iniziato a studiare». Due battute in conclusione su questa stagione: «L’obiettivo sono sempre i playoff, dobbiamo lavorare al meglio e riuscire a raggiungerli».


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