8 Maggio 2021

Atletico CVS Promozione, Mattia Mazzetti: tra un passato giovanile nei professionisti e un presente (e un futuro) tutto da scrivere

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Mattia Mazzetti è stato tra i protagonisti dell’Atletico CVS nell’ultima gara disputata prima della sospensione, valevole per la terza giornata del Girone E. Un rapporto, quello con la sua attuale compagine, nato solo l’anno scorso ma che sicuramente è già consolidato: «Il cambio di proprietà avvenuto quest’anno ha portato un clima familiare all’interno della rosa. La società è seria, e la piena dimostrazione è avvenuta anche in questo periodo di stop con il regolare pagamento degli stipendi del mese di ottobre. L’anno scorso, al mio arrivo, eravamo in una situazione complicatissima, in quanto penultimi in classifica. Dopo la salvezza decretata dalle decisioni assunte in seguito allo scoppio dell’emergenza sanitaria, siamo rimasti io, Autiero, Damiani e altri due elementi di esperienza, mentre è stata rinnovata completamente la struttura tecnica, oltre a quella societaria. Il nostro budget è limitato e puntiamo alla salvezza, ma abbiamo costruito un gruppo con il giusto mix. Peccato esserci fermati perché avevamo cominciato benissimo».

Un inizio scoppiettante anche per te, considerando la doppietta siglata nella sfida contro il Cologno.
«Quella domenica eravamo in emergenza in quanto ci mancavano quattro calciatori. Siamo andati con una squadra più giovane del solito e siamo riusciti a ribaltarla dopo essere andati subito in svantaggio. Per quanto riguarda i gol, sono stato “fortunato” in quanto il rigorista Malaspina era fuori e dunque è toccato a me presentarmi sul dischetto, ed è andata bene. In genere non faccio più di tre-quattro reti all’anno, questo potrebbe essere quello del mio record personale».

Parliamo della tua carriera. Hai alle spalle un percorso giovanile interessantissimo.
«Non so se è un bene o un male, ma ho fatto tutto il settore giovanile nel professionismo, al fianco di compagni che sono arrivati a giocare anche in Serie B. Ho iniziato da piccolino alla Barona, per poi essere acquisito dalla Pro Sesto e ho vissuto un periodo di qualche anno anche nelle fila dell’Inter. Nonostante la mia fede milanista, è stato bellissimo in quanto ho imparato davvero tanto da questa esperienza, sia tecnicamente che mentalmente. Da una parte rimpiango di non aver proseguito una carriera che sognavo da ragazzo, ma rimane prezioso quello che ho vissuto. Sono poi approdato nella Primavera del Lecco e ho disputato il Torneo di Viareggio. È stata una bella parentesi. Abbiamo disputato tre partite, contro Stella Rossa, Ascoli ed Empoli. Proprio in quell’occasione giocai contro Eder, autore di una tripletta. Sono poi stato aggregato in prima squadra, allenato da Sannino, tecnico con una personalità e un carisma impressionante. Ho esordito in Coppa Italia, ma al termine di questa esperienza sono sceso di categoria, sia perché probabilmente mi mancava ancora qualcosa, sia per un infortunio alla schiena subito quell’anno. Ho fatto qualche stagione tra Serie D ed Eccellenza, prima di trovare la mia dimensione nel campionato di Promozione».

Campionato dove sei un’autentica colonna. Sei stato inizialmente all’Assago. Come è andata la tua prima esperienza nel torneo?
«Ero titubante all’inizio in quanto essendo in Eccellenza volevo ancora giocarmi le mie carte, ma alla fine ho scelto di provare questa nuova avventura partendo da casa mia. Lì avevo molti amici e la squadra era competitiva, in quanto perdemmo i play-off solamente ai calci di rigore durante la prima stagione. Dopo due anni abbiamo deciso di dividere le nostre strade e sono finito al Ferrera Erbognone».

Qui hai vissuto la parentesi più longeva, lunga tre annate. Che ricordi ti porti dietro?
«Ero in ottimi rapporti con il Presidente, che aveva tentato di portarmi già anni prima in rosa, anche quando disputavano il campionato di Eccellenza. Qui ho conosciuto un allenatore che è divenuto un secondo padre per me, Franco Mussa. Già alla seconda stagione abbiamo fatto un bel campionato, prima della stagione 2017/18 che è stato l’apice della mia carriera. Ero capitano e abbiamo stravinto il campionato, conquistando la categoria superiore con un ruolino di marcia impressionante, con pochissime sconfitte e dei risultati importantissimi».

Come mai hai interrotto il tuo rapporto con la società, visti i notevoli traguardi raggiunti?
«È stata una scelta combattutissima. Avrei volentieri disputato il campionato di Eccellenza, ma la squadra è stata smantellata, compresa la guida tecnica. Il nuovo allenatore, sebbene non si sia mai espresso apertamente in merito, avrebbe a mio avviso puntato su altri uomini di sua fiducia, e da capitano mi sono sentito un po’ messo da parte. Volevo sentirmi importante, ed essendo che questa dinamica non mi aveva soddisfatto, ho deciso di cambiare e sono andato a Magenta. Sono comunque rimasto in ottimi rapporti con la società. Non ho alcun rimpianto perché abbiamo vissuto delle belle stagioni e l’esperienza è stata bellissima».

Hai già pensato al futuro dopo il campo?
«Spero di poter giocare almeno altri quattro-cinque anni. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, non mi dispiacerebbe fare il dirigente, ma soprattutto proverei a fare l’allenatore. Vedremo come si evolveranno le cose».


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