19 Gennaio 2021

BM Sporting Promozione, dalle giovanili professionistiche alle ambizioni con la sua attuale società: parla Andrea Tanferna

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Saremmo potuti partire dal glorioso trascorso nel blasonatissimo settore giovanile dell’Atalanta o dalle ambizioni non nascoste di raggiungere traguardi importanti con l’attuale maglia del BM Sporting. Eppure, in questo momento della sua vita, Andrea Tanferna condivide la gioia più immensa con la sua compagna Erika, insieme alla quale attendono un bambino. Un ragazzo innamorato, tanto della sua donna e della famiglia che stanno per mettere su insieme, quanto, naturalmente, del calcio, elemento fondamentale nella sua crescita: «È la cosa più bella che mi potesse accadere, la mia assoluta priorità. Sono orgogliosissimo, anche perché Erika è al mio fianco da tantissimi anni e mi ha seguito passo dopo passo nella mia carriera calcistica, oltre che nella vita».

Rinnovando i complimenti da parte di tutta la Redazione di Sprint e Sport, veniamo al presente calcistico. Il gruppo della tua attuale società è pieno di giovani. Considerando che sei uno degli elementi con maggior esperienza, come giudichi il tuo rapporto con loro?

«Il BM Sporting per me è un ambiente fantastico. Siamo riusciti a fare gruppo e non nego che sento la responsabilità di essere una sorta di “chioccia” per i ragazzi più giovani. Il calcio, soprattutto nelle categorie dilettantistiche, è una questione di collettivo, quasi mai di singoli».

Prima della sospensione avete raccolto due punti e subito due reti in tre gare di campionato. Salta però all’occhio l’assenza di goal segnati. Manca qualcosa?

«Sono analisi che infatti facciamo costantemente. A mio avviso ci è mancato quello che Favini nella mia esperienza all’Atalanta chiamava “sacro fuoco”. Dobbiamo essere più cattivi e affamati negli ultimi venti metri, che è ciò che realmente fa la differenza. L’emblema è stato l’esordio con il Casalpusterlengo. Abbiamo giocato un primo tempo di bel calcio, ma non abbiamo finalizzato, e nella ripresa siamo stati puniti. Siamo una rosa forte, ho dei compagni di qualità e il BM è secondo il mio parere una società modello. Dobbiamo però migliorare sotto il profilo della concretezza».

Ripercorriamo la tua storia, partendo ovviamente dal tuo percorso giovanile di spicco.

«Avevo diverse possibilità, comprese Inter e Milan, ma i miei genitori optarono per l’Atalanta e fu la scelta migliore. L’Atalanta è una scuola di vita. Ho fatto tutto il settore giovanile, giocando con calciatori del calibro di Baselli, Zappacosta, Sportiello, Molina. Ho indossato la fascia di capitano orobico dai Pulcini fino ai Giovanissimi Nazionali e disputato diversi tornei, vincendo numerosi campionati. La cultura personale acquisita durante questa esperienza è stata enorme. Ricordo che la società ci teneva tantissimo anche all’andamento scolastico, che doveva essere privo di lacune. Devo confessare di avere un debole per il calcio bergamasco, in quanto strutturalmente è eccezionale. La cura che c’è in quel calcio mi piace moltissimo, è ciò che preferisco e che non ho trovato da nessun’altra parte».

Hai qualche rimpianto?

«Ho giocato contro le giovanili di squadre come Barcellona e Arsenal. Mi sono tolto le mie soddisfazioni e nonostante tutto mi sono creato il mio percorso, costruendolo con le mie mani, e ho vissuto delle annate importanti in ambito dilettantistico. Per rispondere alla domanda: l’unico rimpianto è che, una volta terminata la trafila delle giovanili, mi sarei aspettato di avere un’opportunità in Serie C. Invece sono finito in Serie D e lì ho avuto dei problemi alla cartilagine che mi hanno precluso parecchi mesi e che mi hanno condizionato anche per il futuro, considerando che è un problema che mi porto dietro tuttora, sebbene assolutamente sotto controllo. Avrei potuto avere maggior fortuna in alcune circostanze, ma sono felice della mia carriera. Ho sempre amato il calcio, dormivo con il pallone, e sono orgogliosissimo di quello che ho realizzato».

Raccontaci l’esperienza della Serie D.

«Bellissima. Ricordo diverse trasferte interregionali e un livello complessivo molto alto. Tutto sommato, se ripenso a quel bivio, direi che a posteriori la scelta è stata azzeccata. Ho giocato e mi sono tolto le mie dignitose soddisfazioni piuttosto che salire di categoria e rischiare di scaldare la panchina o addirittura la tribuna».

Esaurita quella parentesi, hai intrapreso una brillante strada diviso tra Eccellenza e Promozione.

«Sono partito dalla Rivoltana grazie a Bruno Sesani, il mio allenatore, divenuto per me come un secondo padre. Abbiamo fatto un anno di Eccellenza, conoscendo alcuni top della categoria come Matteo Sala e Luca Locatelli».

A proposito, uno dei successi più importanti è stato il salto di categoria dalla Promozione all’Eccellenza con la società giallo-blu.

«Un piacere immenso. Disputammo un campionato importante accedendo alla categoria grazie al raggiungimento della finale play-off».

Da lì sei arrivato a Pradalunga.

«La stagione 2016/17, la mia prima con la maglia della Pradalunghese, è stata davvero eccezionale nonostante l’epilogo. Abbiamo giocato una prima parte di campionato devastante, andando in testa alla fine del girone d’andata e accumulando diversi punti di vantaggio sulle inseguitrici. Nella seconda fase si è inceppato qualcosa nello spogliatoio e come dicevo prima, se non c’è più il gruppo, i risultati non arrivano. Dopo le dimissioni del tecnico Zambelli è arrivato in panchina Sgrò. Alla fine siamo arrivati ai play-off, ma non siamo riusciti a completare il tutto con la promozione. Peccato, ma mi porto dietro un torneo straordinario».

Dopo, prima al Tribiano e poi l’approdo al BM Sporting.

«Con il Tribiano non è andata benissimo a livello di risultati, anche se alla fine siamo riusciti a conquistare la salvezza con qualche giornata di anticipo. Ho avuto qualche incomprensione con la società e ho preferito ripartire con una nuova avventura, che è appunto il BM Sporting. Ho avuto diverse richieste anche da altre società, come ogni anno, ma ho scelto di sposare questa causa».

Chiudiamo proprio parlando della tua attuale compagine. Cosa ti attendi?

«Sto davvero molto bene. Per quanto riguarda il campionato, ci voglio mettere la faccia: se crediamo in ciò che facciamo, possiamo almeno arrivare ai play-off. Non voglio pensare di disputare un campionato di media classifica o a salvarci a fatica. Se dovesse essere così, lo farò ugualmente, ma l’obiettivo di Andrea Tanferna è quello di portare questa squadra a giocarsi gli spareggi per approdare in Eccellenza».

 

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