25 Giugno 2021

Muggiò Promozione: la storia di Luca Baldo, uno che Del Piero lo ha marcato davvero

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Centrocampista dai piedi buoni è Luca Baldo, che a 38 anni, nella prossima stagione, cercherà l’ultima gioia di una carriera lunghissima: la conquista dell’Eccellenza con il Muggiò. Sono 30 anni che Baldo scorrazza per i campi, prima tappa Biassono, quando ne aveva 8. «Io sono di Albiate ma non mi piaceva l’ambiente e così ho cominciato a giocare nel Biassono». Il talento si vede subito si aprono le porte di una grande società. «Approdo al Monza e ci sono rimasto 11 anni, otto nelle giovanili fino alla Primavera, e tre anni in Prima squadra».

 

In realtà i tuoi tre campionati nel Monza tra B e C2 non sono fortunatissimi.
«Solo il fatto che siamo scesi dalla B alla C2 già dice tutto, però resta il fatto che a 17 anni ho fatto il mio esordio in Serie B, a Marassi contro la Samp; abbiamo perso 4-2 ma resta un ricordo indelebile. A mandarmi in campo fu Alessandro Romano uno dei sette, dico sette, allenatori che si alternarono in quella stagione. L’anno seguente siamo retrocessi dalla C1 alla C2 e il terzo anno ho raccolto poche presenze per un grave infortunio. Il mio fisico non era ancora pronto per il salto in prima squadra».

 

Dal Monza dove ti trasferisci?
«Alla Canzese, in serie D; per me è il primo campionato vinto con ipotetico ritorno tra i pro. Dico ipotetico perché la Canzese non ha il campo omologato e non si iscriverà».

 

In C2 ci vai lo stesso, con il Sassuolo, e qui comincia la tua carriera emiliana.
«Infatti, gioco tre stagioni in Emilia, la prima in C2 al Sassuolo con allenatore Remondina, arriviamo primi a pari merito con la Cavese ma a essere promossi sono i campani per gli scontri diretti. Vinciamo la finale playoff con l’Ancona e anche il Sassuolo sale in C1. Anche stavolta non seguo la società ma raggiungo il punto più alto della carriera, vado al Modena in B nel 2006-2007».

 

L’anno d’oro della B con la Juventus retrocessa, il Napoli, il Genoa.
«Proprio così, sai che soddisfazione per me, interista sfegato, affrontare in campo questi squadroni, soprattutto la Juve. Ho giocato la partita all’Olimpico di Torino, abbiamo perso 4-0, erano di un altro pianeta, ma il Modena di quell’anno era una signora squadra per la B, c’erano Alex Pinardi, Sasà Bruno, Ignazio Abate; per vari motivi però ci siamo salvati soltanto all’ultima giornata, e questo fa ulteriormente capire il livello».

 

Il tuo giro in Emilia termina con il ritorno a Sassuolo, dove incontri un protagonista del decennio successivo.
«Allenatore era Massimiliano Allegri e si vedevano già le qualità che lo avrebbero fatto diventare uno dei migliori. Grandissima preparazione tattica e maestria nella gestione del gruppo. Ero titolare, poi mi sono infortunato e ho perso il posto».

 

Ti si aprono le porte del calcio straniero, in Svizzera.
«Simone Boldini, che avevo avuto come allenatore al Monza, mi ha chiamato al Lugano, serie B, e ci sono rimasto 4 anni tra luci e ombre; per due anni e mezzo è filato tutto liscio, dopo ho fatto la più grande cavolata della mia vita, usare dei medicinali dopanti, e mi sono beccato un anno e mezzo di squalifica. Un errore di gioventù».

 

Baldo nella sua esperienza svizzera in forza al Lugano

Hai fatto fatica a proseguire la carriera?
«Non so se sia stato anche per la squalifica, ma sono rientrato in Italia e ho faticato a trovare un contratto; inoltre volevo almeno due anni di durata perché avevo appena avuto un figlio e cercavo più stabilità, ma mi proponevano tutti un anno. Sono sceso in Eccellenza con l’Inveruno e abbiamo stravinto il campionato. Niente D: doppio salto in C2, era l’ultima stagione di quella categoria, al Renate sempre con Boldini. Ne retrocedevano otto e abbiamo sfiorato l’impresa classificandoci secondi».

Il Lecco è la tappa successiva della carriera di Baldo

Tre stagioni nell’élite del calcio regionale, in D con Lecco e Pro Sesto, poi scendi di categoria, come mai?
«Per impegni di lavoro, sono stato due anni e mezzo in Eccellenza tra Brugherio e Alta Brianza e addirittura in Terza categoria alla Suprema, allenata da Luciano Pace, mio attuale presidente al Muggiò e grandissima persona e dirigente. L’ho seguito qui e chiuderò la carriera dove ci sarà lui».

 

Per quanto ti vedremo ancora in campo?
«Almeno per un’altra stagione, voglio vincere il campionato e salire in Eccellenza con il Muggiò. A 38 anni non è facile rimettersi in moto dopo due stop così lunghi».

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