13 Giugno 2021

Città di Monza Seconda Categoria, Boccia bomber brucia tappe: dal San Fruttuoso alla Nazionale, sfiorando i professionisti con il Bologna

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Ha solo 24 anni Davide Boccia, capocannoniere del Città di Monza nel passato campionato con 13 gol, ma con un curriculum da globetrotter che giunge anche all’anticamera del professionismo con la Primavera del Bologna.

Davide, da dove parte il tuo viaggio calcistico?
«Sono di Monza è la mia prima squadra nei Pulcini è stata il San Fruttuoso. Mi sono fatto notare per i tanti gol segnati e dopo un anno e mezzo sono andato all’Inter. In nerazzurro i primi due anni sono andati bene, poi siccome ero cresciuto prima degli altri mi hanno spostato in difesa, non mi piaceva, ne ho parlato con mio padre e sono andato al Monza. Tuttavia anche in biancorosso non giocavo in attacco, ma da centrocampista laterale, perché ero più alto degli altri e correvo di più; inoltre, non mi ero ambientato con i compagni e con l’allenatore così dopo soli 8 mesi mi sono trasferito alla Caratese e ho ritrovato il mio amato ruolo di attaccante e in una stagione ho segnato 28 gol».

Anche a Carate Brianza non ti fermi moltissimo.
«Non per colpa mia, dopo due anni e mezzo la società fallisce e io insieme a un’altra decina di ragazzi siamo stati venduti al Renate; qui ci metto un po’ del mio perché alla fine della preparazione cado con il motorino e mi rompo il legamento crociato del ginocchio destro. Così salto tutto il campionato, ma mi riprendo bene, segno e arriva una proposta un po’ inusuale dalla Pontelambrese».

In che senso inusuale?
«Non mi vogliono per le giovanili, ma per la Promozione. Accetto la sfida pensando che mi aiuterà a crescere più in fretta e così è stato. A loro serviva un giovane con le mie caratteristiche, agilità e senso del gol, spesso entravo a partita in corso e tra campionato e Coppa Italia ho realizzato 12 reti con la chicca di una tripletta in Coppa che mi fa portare a casa il pallone della partita e mi permette di indossare la maglia Azzurra».

In quale Nazionale vieni convocato quell’anno?
«Il presidente Gianni Tavecchio, fratello dell’ex n. 1 della Figc Carlo, era rimasto impressionato e mi fece andare a Coverciano per allenarmi con la Nazionale Dilettanti Under 18, unico giocatore di Promozione, tra ragazzi di D ed Eccellenza. Disputo la Coupe de Monde a Roma con un gol in 5 apparizioni e in un’amichevole a Coverciano con una squadra locale di Serie D faccio una grande prestazione con una rete. Mi notano gli osservatori del Bologna e del Sassuolo e vado a fare i provini».

E questo è uno dei crocevia della tua carriera.
«Sì, prima andai un giorno a Bologna, ma non mi ero trovato a mio agio, invece feci due giorni a Sassuolo e l’allenatore era entusiasta di me. Mi sembrava scontato accettare il Sassuolo, invece la mia società mi fece capire che dovevo andare al Bologna, con cui c’erano degli accordi. Purtroppo, avevo visto giusto perché non completai nemmeno l’anno e dovetti rinunciare alla Primavera del Bologna e all’occasione di diventare professionista».

Cosa successe all’epoca?
«Il Bologna, che era in Serie B, andò in crisi e non si sapeva nemmeno chi fosse il presidente e si dimenticarono della Primavera. Non ci pagavano più vitto e alloggio, che se non ricordo male era di quasi mille euro al mese, così mio papà chiese al ds Corazza di venirgli incontro con sconti e dilazioni. I miei compagni avevano il procuratore che provvedeva, e lo rassicurò. Invece, dopo qualche mese arrivò una richiesta di pagamento di 6400 euro e quasi mio padre sveniva. Fine dell’avventura».

La tua carriera riprende alla Folgore Caratese.
«Avevo smesso di studiare, iniziai a lavorare con mio padre e rientrai nei Dilettanti alla Folgore Caratese in D. Ottima prima parte con l’allenatore Bacci, pessima seconda con Dell’Orto con cui avevo litigato alla Pontelambrese. Poi ottime stagioni al Lissone in Promozione e alla Polisportiva di Nova in Prima, meno al Brugherio e al Muggiò sempre in Promozione e al Veduggio in Prima, ma qui ho conosciuto una grande persona come l’appena scomparso Gianluca De Martino».

E poco più di un anno fa ecco infine l’arrivo alla tua attuale squadra: il Città di Monza.
«Dove sto alla grande con i compagni, il tecnico Walter Cuccu e il ds Gianni Rizzini; ho ripreso a segnare e solo il Covid mi ha fermato».

A tal proposito, secondo te ripartirà il calcio?
«Spero di sì, anche perché mi sono infortunato sempre al ginocchio destro a settembre e sarei pronto a rientrare a metà gennaio quando dovrebbero riprendere gli allenamenti».


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