9 Agosto 2020 - 20:05:09

22 marzo 1910 – 22 marzo 2020: il calcio a Varese compie 110 anni. Quello che conta è lo “spirito”, vivo grazie al Città di Varese

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Il periodo non è quello dei festeggiamenti e cerimonie, ma le ricorrenze – comunque – vanno ricordate. E oggi, 22 marzo, ricorrono i 110 anni del calcio a Varese. Una storia lunga, spesso caratterizzata dalle cadute, ma quello che conta è sapersi sempre rialzare. E a Varese questa capacità non è mai mancata, ed è quello che il popolo biancorosso sa apprezzare più di tutto. Che sia professionismo o l’ultimo gradino del calcio dilettantistico quello che conta sono le persone che custodiscono quei valori e che vivono per quei colori.
E oggi quei valori sono custoditi dal Città di Varese dopo che nel biennio precedente furono calpestati da chi gestiva il Varese Calcio, quella società dove i presidenti si alternavano con una frequenza impressionante e hanno distrutto tutto fino a far perdere la dignità ai giocatori (le porte scavate di Viggiù o il campo chiuso con la Varesina sono le immagini della vergogna dei 110 anni). Quest’anno si è ripartiti con grande umiltà dall’ultimo gradino e in un campetto di periferia ma quello che conta è aver riacceso lo “spirito Varese” che, purtroppo, si era perso con le ultime gestioni. E, poi, Varese è dove ci sono i suoi tifosi: e quelli, che siano dietro la rete delle Bustecche o nelle finali playoff per la Serie A, ci sono sempre. E oggi, 22 marzo, nel derby tutto a tinte biancorosse con il Casbeno, c’è da scommetterci che ci sarebbe stato un clima di grande festa visto che, oltre al “compleanno”, sarebbe potuta arrivare la matematica vittoria del campionato da parte del Città di Varese. Quella festa si farà, non si sa quando, ma si farà.

Stefano Pertile, presidente del Città di Varese, ha pubblicato lo statuto del club nato 110 anni fa. Un tuffo indietro nel passato, quando i colori sociali erano il bianco-viola.

Articolo n. 1 dello Statuto.
“Il 22 Marzo 1910, in Varese, si costituisce una Società per il giuoco del calcio, con nome di Varese Foot – Ball – Club.
Scopo della Società è lo sviluppo del giuoco del calcio e d’altri giuochi all’ aria aperta.
I colori sociali sono bianco e viola”
Lo statuto è sviluppato in trentasei articoli dedicati ai Soci, ai loro doveri e diritti (le quote vanno da 12 lire annue per gli effettivi, a lire 6 per gli allievi, a lire 10 per gli abbonati), alle assemblee, alla Direzione ed Amministrazione, alla Commissione di Giuoco.
La tessera Sociale è di color grigiastro, forma rettangolare, in copertina recante la ragione del Sodalizio e chiude il suo contenuto con una serie di paginette dedicate alle quote mensili da versare.
Anche il giocatore paga la sua parte: non basta la passione a mandare avanti la squadra.
Occorrono anche i pilleri.
Altro che storie!….
…. La prima pietra è gettata e il Varese Foot – Ball Club ha vita.
È quello che importa, l avere regolarizzato ed inquadrato : l’assise ristretta di quei varesini d’ogni ceto e provenienza dona al giovanile ambiente un nuovo modo nel quale spendere le proprie energie.
Lo spiazzo del Mercato denuncia i propri limiti con l affollarsi degli appassionati.
È scomodo e, sul suo terriccio, le cadute sono rovinose oltre ogni dire.
Si decide il trasferimento.
Cosa fatta, per un bel prato lungo il viale che mena a Masnago.
Si gioca per quattro anni, alla buona, senza campionati ufficiali.
Niente recinzione al così detto “stadio” ; due pali per parte, a simular le porte e la masnada dei “calciatori”.
Senza contare che per calciare occorre spessissimo segare il prato, con fatica non lieve….
La vita della società è rudimentale: Pinardi è l’addetto ai palloni e al loro unguentamento, altri sono preposti a preparare il campo, aiutato dalla avvento del taglia erba, ogni giocatore è responsabile del personale fagotto degli indumenti. A proposito, scarpe da football, neanche a parlarne. Si usano quelle che in famiglia sono definite “pesanti”.
La maglia bianco-viola è bella, di pura seta…

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