12 Agosto 2020 - 23:45:20

Città di Varese, intervista a Daniele Ruffo: quando tutto sarà finito sogno di giocare allo Stadio

Il centrale difensivo del Città di Varese racconta la sua esperienza in biancorosso e le sue grandi passioni

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«Quando tutto finirà sarà una vera festa e sarebbe bello festeggiare con i tifosi. Magari con una partita allo Stadio». L’auspicio di Daniele Ruffo, centrale difensivo del Città di Varese, è un po’ quello di tutti perché significherebbe essersi incamminati verso la normalità. Classe 1994, con l’intera trafila nel settore giovanile dell’Azzate Mornago (poi Insubria) – dove debuttò in Promozione diciassettenne nel settembre 2011 – poi il salto in Eccellenza alla Vergiatese nel dicembre dello stesso anno e, dal 2014/15, la Promozione tra Castellanzese, Gavirate e ancora Vergiatese. Un top-player per la categoria, come altri nella squadra capolista del Girone B di Terza Categoria, che la scorsa estate è stato a un passo dallo stop all’attività: «Dopo la stagione in Prima Categoria a Brebbia che, soprattutto per la dirigenza, non è andata benissimo, avevo l’intenzione di fermarmi e trasferirmi in Spagna. Ho rifiutato alcune proposte per motivi di lavoro, poi mi è arrivata la telefonata di Iori che mi allenava a Gavirate e ho accettato. Poi quando mi ha contattato Amirante e quando ho conosciuto il presidente Pertile ho capito di essere nel posto giusto: la fortuna di Varese è aver trovato persone come loro e con dei principi sani e onesti». Presente dal primo minuto in 13 delle 17 partite disputate nel corso della stagione, Ruffo guida con Albani la difesa meno battuta della categoria e, con lui in campo, il Città di Varese è imbattuto (la sua assenza nella gara dello Stadio con il Don Bosco si è sentita eccome). «Avere un compagno di reparto bravo è essenziale. Albani in marcatura è il top e ci proteggiamo a vicenda. Allo Stadio non c’ero ma ho saltato anche altre partite e comunque sono state vinte. Certo, mi sarebbe piaciuto esserci quel giorno, per questo sogno di tornarci quando sarà tutto finito». Lo scorso 16 febbraio, nell’ultima gara disputata, il Città di Varese ha definitivamente ipotecato il campionato dopo la vittoria per 1-0 nello scontro diretto con l’Oratorio Cuvio. Per la festa con i tifosi alle Bustecche sarebbe stato solo questione di tempo, magari nel giorno del compleanno del calcio varesino nel derby con il Casbeno, ma la sospensione ha rimandato i piani. «Adesso è giusto dare la priorità ad altre cose poi, quando tutto sarà risolto, penseremo al calcio. Abbiamo fatto una grande stagione vincendo tutte le partite tranne due e speriamo che la classifica venga tenuta buona», l’auspicio di Ruffo. La gara che ha indirizzato definitivamente il campionato è stata quella con l’Oratorio Cuvio, ma di gare scontate non ce ne sono mai state: «Complimenti all’Oratorio Cuvio per la stagione. Quella partita la sentivamo un po’ a livello di pressione – ricorda il centrale difensivo – Tutte le partite sono state fondamentali per essere arrivati dove siamo. Decisivo per i risultati è mister Iori, troppo bravo bel mantenere alta la tensione. Se non fosse per lui avremmo fatto certamente meno punti». Ruffo, per le sue qualità tecniche e morali, è uno dei leader di un gruppo che conosce fin dal primo giorno il proprio obiettivo: «Con Mattia Iori avevo giocato a Gavirate e con Luglio nelle giovanili all’Azzate, mentre Ponti lo conoscevo da avversario. Si è formato subito un bellissimo gruppo con un grande spirito, dove tutti danno il massimo negli allenamenti e purtroppo è un peccato vedere qualcuno giocare poco». Il sogno è quello di festeggiare la vittoria del campionato assieme ai numerosi sostenitori e scrivere pagine importanti con i biancorossi nel futuro: «Così tanti tifosi non li vedevo nemmeno in Eccellenza con la Vergiatese. Per il futuro, se dovessi restare in Italia, non cambierei Varese per nessun’altra società nemmeno di categorie superiori».
Oltre al calcio le grandi passioni di Ruffo sono il disegno e la lavorazione del legno, con parte dei suoi elaborati legati alla religione. «Sono elaborazioni di esperienze vissute e dietro c’è spesso la preghiera: ci vuole più tempo per pensarli che per farli. Ad esempio al Santo Sepolcro compare la scritta “Cristo non è qui”: ci si pone delle domande su quel concetto e poi si elabora tutto. Ho intagliato croci e ciondoli, oltre a un violino, mentre ho in progetto un organo o qualche automa».

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