4 Agosto 2020 - 13:04:51

Allarme Coronavirus: in Lombardia il CRL dà l’ok agli allenamenti ma molti sindaci non aprono i campi

Il CRL, recependo il DPCM, ha autorizzato le società agli allenamenti a porte chiuse ma da parte di molti sindaci è arrivato il no: stop fino al primo marzo

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Il Comitato Regionale Lombardia, recependo il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di ieri, ha dato il via libera alle proprie società alla ripresa degli allenamenti presso i rispettivi centri sportivi, purché siano svolti a porte chiuse. Dunque tutti in campo? Macché, perché se il Crl – recependo il decreto governativo – si è “tirato fuori” dalla disputa, sulla scena restano decreti governativi e ordinanze regionali che, in alcuni punti, sono in conflitto. Risultato? La maggioranza delle società che oggi avrebbe voluto allenarsi non ha potuto farlo perché i sindaci, osservando l’ordinanza regionale, non hanno autorizzato l’apertura degli impianti.
A scatenare il cortocircuito tra i due testi, quello della Presidenza del Consiglio e quello regionale di lunedì 23 febbraio, è il comma 1 dell’articolo 3 del DPCM che recita: “sono confermate e restano in vigore le disposizioni contenute nelle ordinanze adottare dal Ministero della Salute d’intesa con i Presidenti delle Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto il 23 febbraio 2020“. E cosa dice l’ordinanza della Regione Lombardia del 23 febbraio? Che le strutture sportive sono inaccessibili fino all’1 marzo compreso, tranne agli atleti professionisti (ma nel DPCM non è fatta alcuna distinzione tra professionisti e dilettanti). E i sindaci quell’ordinanza la stanno facendo rispettare.
Ordinanza regionale che, va detto, presenta il dilemma principale riguardo alle attività all’aperto senza l’utilizzo degli spogliatoi: cosa si intende per “attività all’aperto”? Si tratta degli sport individuali (ad esempio la corsa, la marcia e il ciclismo) o anche il calcio? Il quesito se lo sono posti in tanti, a cominciare dai vertici del Comitato Regionale Lombardia che – a quanto risulta – martedì 25 hanno inviato alla Regione Lombardia due mail in cui veniva richiesto il parere interpretativo. Dall’altra parte, però, non è arrivata alcuna risposta.
Dalla Regione Lombardia, ad oggi, nonostante il DPCM, non è arrivata alcuna correzione della rotta riguardo l’apertura degli impianti sportivi, pertanto molti sindaci non hanno cancellato l’ordinanza di chiusura degli impianti. Tra questi c’è anche Giuseppe Sala a Milano che ha confermato il blocco totale a tutte le strutture cittadine. La conferma ci è stata data direttamente dagli uffici comunali. Alcune società cittadine, però, nel pomeriggio, hanno annunciato la ripresa dell’attività e l’utilizzo degli spogliatoi: dunque nessuna norma federale violata (e di un decreto governativo) ma violazione di un’ordinanza regionale…

In tutto questo a lasciare perplessi è il silenzio del Coni che ha lasciato praticamente sole le singole federazioni. Era questo il momento di riunirsi tutti e parlare con un’unica voce, invece ogni federazione ha dovuto “trattare” con la Regione le stilare delle disposizioni proprie. E questo porta anche a casi paradossali come registrato nella bergamasca per molti club che militanti sia in FIGC che nel CSI: per la FIGC possono riprendere gli allenamenti, per il CSI no visto che ha confermato l’ordinanza regionale. E da Palazzo Lombardia nessuna risposta…


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