24 Novembre 2020 - 17:02:26

C’è Posta per Sprint, lettere alla redazione: «Caro Fontana, non è giusto che a pagare siano i ragazzi»

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Dennis Carzaniga
Dennis Carzaniga
Caposervizio Redazione Lombardia

Il momento è caldo. L’ordinanza della Regione Lombardia e il nuovo DPCM del Governo sono gli argomenti principali di questi ultimi giorni. Venerdì lo stop totale in Lombardia decretato da Attilio Fontana, domenica sera l’annuncio del Premier Giuseppe Conte («Annulliamo l’attività sportiva dilettantistica di base») per il resto d’Italia: nelle giornate successive spazio ai soliti dubbi (chi gioca e chi no?) e alle interpretazioni (CLICCA QUI per leggere quella del Ministero dell’Interno che specifica quali sono le categorie sospese). Dirigenti, calciatori, genitori e tutto il mondo dilettantistico e giovanile si sta mobilitando: ecco due lettere che sono arrivate in redazione sul tema.

«Buongiorno. Non servirà, ma io ho mandato questa mail a Regione Lombardia. Non possiamo sempre far finta di nulla. Buongiorno Governatore Fontana, Il mio nome è Scalmani Luca e sono un residente della provincia di Monza e Brianza. Le scrivo a seguito dell’ordinanza di ieri e nello specifico in merito allo stop degli allenamenti per gli sport di contatto praticati a livello agonistico e Sgs. Comprendo l’emotività nel vedere i numeri mutare quotidianamente. Ieri la regione Lombardia ha avuto numeri in realtà non così preoccupanti e soprattutto ciò che sta emergendo è che scuola e sport giovanile stanno contribuendo per lo 0,2% di positivi complessivi. La positività di un alunno o compagno di squadra sta facendo emergere la negatività del gruppo intero vista la corretta adozione dei protocolli previsti. Ma oggi i ragazzi pagano e pagheranno per questa ordinanza con lo stop per il loro sport. Lo sport è momento di aggregazione, socializzazione. Lo sport è benessere per il corpo e per la mente e da marzo 2020 le menti ed i cuori di questi ragazzi stanno vivendo un indubbio disagio. Sono padre di Marco, un bambino di 10 anni ma sono tifoso di tutti quei ragazzi e bambini che come Marco vivono con passione e impegno lo sport in qualunque espressione. Togliere ai ragazzi lo sport significa privarli di questo. Da padre veder piangere il proprio figlio per una decisione avversa è sicuramente brutto e fa parte del mio ruolo far comprendere i perché delle cose che accadono sia esse giuste che ingiuste. È la vita. Ma questa decisione assunta a mio parere punta il dito verso una categoria debole e fragile come gli adolescenti e rischia di far sì che questi stessi ragazzi trascorrano il loro tempo o davanti a TV e videogiochi o per strada o nei parchi dove i protocolli non sono applicabili. Dottor Fontana valuti diversamente ciò che è l’attività fisica e il benessere che da a questi ragazzi in un momento che vede le loro menti sollecitate solo da messaggi negativi. Agisca in maniera forte contro movida e assembramenti su mezzi di trasporto che rappresentano un vero veicolo per la circolazione del virus. Rafforzi la didattica a distanza per i ragazzi delle scuole superiori. Si faccia promotore dello smart working. In tutte le cose che le ho scritto c’è un’alternativa valida nelle proposte emanata. Per lo sport non c’è alternativa ma solo uno stop, un divieto. Per quelli come Marco le chiedo di riflettere sulla scelta fatta e immaginarsi come trascorreranno i giorni, i mesi per questi giovani sognatori. Grazie Luca Scalmani. Cordialità».

In un’altra missiva che ci è giunta in redazione, l’accento viene posto sulla differenza tra i campionati Regionali e quelli Provinciali.

«Carissimi tutti, capiamo l’enorme confusione e il bruttissimo periodo che stiamo vivendo, chiediamo che per una volta i nostri governanti ci facciano vedere che fanno cose sensate. Oggi all’ordine del giorno vorremmo riportarvi una situazione surreale sullo sport giovanile provinciale all’aperto, ripetiamo all’aperto, che sta colpendo i nostri ragazzi. Tutto questo è pazzesco, i nostri governanti non sanno distinguere i campionati Regionali dai Provinciali! Si riuniscono nuovamente per cercare di rimediare… e fanno al contrario: danno via libera ai campionati regionali che comportano di andare a giocare fuori provincia anche di un centinaio di chilometri, cosa dunque rischiosa di questi tempi, e cosa fanno questi incompetenti? Non permettono invece le partite di campionati provinciali che hanno già gironi scelti, per avere partite contro squadre che distano a pochi chilometri di distanza o addirittura tra quartieri e i ragazzi possono andare in trasferta a piedi o in bicicletta. Partite che vengono effettuate a porte chiuse, con tutte le restrizioni e controlli sanitari attuati e autocertificazione ogniqualvolta si presentano al campo. Ma questi governanti dimostrano veramente di essere incompetenti e a questo punto purtroppo la loro ignoranza nel settore (uno che ha praticato sport che conosce le cose vissute a governare lo sport non c’è in Italia?). Per loro invece di combattere la movida, la prima cosa è fermare cosa? Il calcio provinciale! L’untore dell’Italia è lo sport provinciale, lo sport tanto martoriato e super-controllato meglio di nessuna altra cosa. Sport controllato al 100% a differenza per esempio delle piazze e dei trasporti dove i controlli sono a zero. È il calcio provinciale il problema Covid, invece di rivedere i locali chiusi, invece di fare tamponi una volta alla settimana a chi ci deve curare cioè agli operatori sanitari che a loro volta rischiano la vita negli ospedali e cliniche. Lo sport porta via i ragazzi dai sovraffollamenti di massa e voi bloccate lo sport! Ma dove vivete. I ragazzi vengono privati della partita di due ore all’aperto e sono invece liberi di andare in mezzo a migliaia di persone al chiuso, come al centro commerciale, nei pub e quant’altro, stipati come sardine in scatola sui mezzi di trasporto! Quote di iscrizione pagate, mesi di sacrifici e allenamenti e solo una partita concessa in 8 mesi!. Vergogna! Le società sono ridotte alla canna del gas, ma cosa importa? Nulla. Vogliono fermare la movida e si scagliano contro lo sport all’aperto che è un diritto della vita, pari dell’istruzione e al lavoro, controllato da rigide norme, a differenza di altro liberamente concesso e senza controlli. Cosa ne facciamo dei nostri giovani, li vogliono rendere rachitici, video-teledipendenti e depressi! Non lasciamoli soli quelli del provinciale. Chiediamo alle società, alla LND, al CRL di protestare per solidarietà. Non si scenda in campo, sarebbe un ulteriore coltellata ai vostri colleghi. O tutti o nessuno, non c’è differenza in niente e nemmeno nei controlli. Basta colpire le cose inutili e lasciare aperti i locali potenzialmente pericolosi. Attendiamo che le associazioni sportive tutte, i media, se ne occupino e si auspica la risoluzione del caso il prima possibile. Non se ne può più di tanto sconforto, incompetenza, differenze e disinformazione. Solo ed esclusivamente per farvi capire come stanno andando le cose. Grazie per la vostra attenzione. Distinti e cordiali saluti».

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